È stata probabilmente la plusvalenza più importante registrata dal Siena. Pagato 1,68 milioni dal Medellin e rivenduto a 8,5 milioni al Napoli. Velocità e tecnica sulla fascia destra, giocate tali da fargli vincere il Fedelissimo d’Oro, ex equo con Vergassola, e di posizionarsi nel Dream Team dei giocatori nel periodo 2000-2014 superando Paolo Negro.
Stiamo parlando, lo avrete già capito, di Juan Camilo Zuniga, che dopo l’addio al calcio giocato è tornato dove tutto è cominciato, nelle colline periferiche di Medellin. “Sono nato in campagna, la mia famiglia ha origini umili. Sento il legame con la natura – racconta in un’intervista rilasciata a Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport – da qualche anno ho aperto un’azienda agricola, coltiviamo pomodori e frutta che esportiamo in tutto il Sudamerica. Abbiamo anche un allevamento di mucche, il nostro latte ha una qualità altissima”.
“Quando giocavo ho continuato a investire – prosegue Zuniga – gestisco anche un’impresa edile, il pallone però non l’ho abbandonato. Con la mia Fondazione seguiamo 150 ragazzi che sognano di diventare calciatori. Arrivano da ogni angolo del Paese, qualcuno ha un passato difficile. Proviamo a regalargli un futuro migliore”.
Zuniga irruppe nel calcio che conta grazie al Siena, 28 presenze nella stagione 2008-09, con Giampaolo in panchina. Poi un’estate da corteggiato. “Mi volevano Juventus e Valencia. Quando il mio agente mi parlò del Napoli accettai senza pensarci. Mi sono subito sentito a casa”. Poi Bologna, Watford e Atletico Nacional de Medellin, fino alla scelta di ritirarsi a 33 anni, a causa di problemi fisici. Nel 2014 la famosa partita al Mondiale contro il Brasile, causando l’infortunio alla schiena di Neymar. “Usci in barella, piangendo, con una vertebra rotta. E stato uno scontro di gioco, non volevo fargli male”.
Fonte: Fol
