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Zeru derrotas, la garra e il valore della memoria che merita una medaglia di Daniele Magrini

Quando era il condottiero interista, Jose Mourinho era nemico della Roma, alla quale invece prima dell’esonero ha giurato eterno amore. Cose del calcio. Ma il fatto è che da interista vincente Mourinho coniò proprio per prendere in giro la Roma, la famosa frase in italportoghese “zeru tituli”. Perché lo zero, nello sport, rappresenta comunque un record. Così il Siena oggi può vantare a buon diritto il suo palmares: “zeru derrotas”, per rimanere in italportoghese, a sottolineare il cammino senza sconfitte nel dominato cammino di Eccellenza.
La stagione immacolata ha avuto il suo momento d’addio a Foiano della Chiana. E ancora una volta la tempra morale dei ragazzi di Magrini è venuta fuori in maniera esemplare. Preso il gol in avvio, la missione è stata immediatamente quella della cancellazione della sconfitta. E così è stato, grazie al gol di Granado, e poi a quelli di Candido e Masini. Le statistiche del Siena capitato in Eccellenza per un altro inciampo della sua storia sono da rimarcare, ma è soprattutto l’aspetto del temperamento, il fatto di aver sempre trovato stimoli per non accontentarsi mai, il valore da mettere in valigia per affrontare l’avventura in serie D.
Perché il calcio è questione di tecnica e muscoli, ma anche di coraggio, di determinazione, di “garra”, come direbbe il discutibile ma comunque suggestivo Lele Adani. La “garra”, che in argentino significa artiglio, è intesa in Argentina come la feroce volontà di reagire alle avversità. E quale mission più adeguata ci può essere per il Siena in serie D, se non quella di entrare in campo ogni domenica (o sabato) con la feroce volontà di reagire alle avversità e alle offese patite?
Potendo avere, oltretutto, un’orgogliosa memoria di ciò che la Robur ha rappresentato per la città e nel calcio in generale. Solo chi perde memoria di sé, infatti, rischia di perdersi. E allora, si capirà, che tra le cose belle di questo 2024 c’è anche l’annuncio del Museo Bianconero, che arriva proprio in contemporanea con il 120° anniversario della Robur. È una pregevole iniziativa del Siena Club I Fedelissimi, il cui presidente, Lorenzo Mulinacci, l’ha presentata come: “un grande contenitore in cui chiunque potrà trovare un database di tutti i calciatori, allenatori, dirigenti, personaggi, avvenimenti, partite, con fotografie, documenti, oggettistica di riferimento a partire dalla data storica del 1904 fino ad arrivare ai giorni nostri. Il tutto è nato grazie allo sconfinato archivio di Nicola Natili, storico del Siena, che ha messo a disposizione tutto il prezioso materiale raccolto in tanti anni di ricerca”.
Ecco, questo mettere a disposizione un patrimonio prezioso da parte di Nicola Natili, significa donare ai tifosi bianconeri una parte importante della sua vita di tifoso appassionato, esemplare, mai domo, affezionato al Siena senza mai rinunciare allo spirito critico costruttivo.
La realizzazione di un Museo bianconero digitale è il modo migliore per guardare al futuro con piena cognizione di un passato ricco sia nelle vittorie contro le grandi della serie A, sia nelle imprese di quando il calcio si giocava tutto alle 14,30.
L’auspicio è che il museo digitale bianconero possa rappresentare anche la base per la realizzazione di un museo con una sede in cui le moderne tecnologie digitali possano fondersi con modalità espositive analogiche. Esistono tanti – troppi – spazi vuoti o male utilizzati, che potrebbero trovare nuova gloriosa vita con il Museo bianconero.
Intanto, però, un riconoscimento della città per Nicola Natili, sarebbe opportuno. Come umile custode della memoria calcistica senese, anche arricchita di anno in anno dalle foto da lui scattate sul campo, divenute preziosi reperti conservati con amore. In occasione dei 120 anni della storia bianconera a chi, se non a Nicola, artefice di memoria, potrebbe andare un’opportuna medaglia di riconoscenza civica da parte della città, in occasione dei premi del Mangia 2024? Per la motivazione verrebbe da scomodare perfino Gabriel Garcia Marquez, che nel bellissimo “L’amore ai tempi del colera” scrive: “La memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato”. Ci pensi chi può, perché l’occasione è bella.
Fonte: FOL