Vivere e sorridere di Paolo Brogi

Vivere e sorridere

Stavolta voglio partire da due parole in questo momento speciali. Due parole usate dal grande Vasco per uno dei suoi pezzi più riusciti, due parole legate tra loro e che nel periodo infausto che stiamo passando rappresentano un sentiero luminoso, ossia un qualcosa da adottare come stile di vita. Sì ragazzi, vivere e sorridere, o meglio ancora vivere sorridendo. Bisogna trovare la forza dentro di noi di respingere tutte le negatività, e provare a guardare avanti con fiducia e ottimismo. E qui ci viene in soccorso un’altra parola, forse anche più importante e che può essere adottata come introduzione alle due già citate, ossia coraggio. Chi mi ha seguito sa bene che ripeto quanto già detto in passato, ma è per me troppo importante svegliarsi la mattina e affrontare quello che ci aspetta, qualunque cosa sia, dalla più banale alla più importante con coraggio, anzi addirittura un pizzico di incoscienza fanciullesca di quelli che rendono l’aria leggera, l’umore alto, l’energia massima al punto di spingere ognuno di noi a ‘mangiarsela’ quella giornata, ‘succhiando’ ogni minuto con gioia e serenità. Intorno a noi ci sono purtroppo ‘macerie’, ossia chiusure, zone rosse, libertà azzerate e prospettive ridotte, ma vieto a tutti voi di stare qui a piangersi addosso. Siamo in ‘guerra’? E allora combattiamo e vinciamo. Lo possiamo fare. Tranquilli.

Ho molto apprezzato, passando a cose meno filosofiche ma più concrete e restando in qualche modo in tema, l’iniziativa di alcuni tifosi bianconeri che domenica scorsa hanno fatto sentire la loro voce dalle camere dell’hotel a ridosso del ‘Franchi’. Ecco, quello è lo spirito a cui facevo riferimento prima, aggirare la chiusura dello stadio con uno stratagemma fantasioso e coraggioso e credo che oltre al divertimento nel realizzare questa cosa da parte dei tifosi ci sia stato anche un aiuto concreto ai giocatori in campo, che non si aspettavamo certo di sentirsi incitare dalle finestre di un albergo. Perché parliamoci chiaro se le sensazioni sono quelle giuste passerà ancora molto tempo prima di poter rivedere la gente allo stadio e almeno al sottoscritto le partite giocate nel silenzio con al massimo qualche urlaccio dell’allenatore e poco più hanno già rotto le scatole. Anzi. Ogni settimana che passa quel clima irreale mi pesa sempre di più. Sì dai, non mi nascondo, ho in mente una Robur da cavalcata vincente, proprio come accadde qualche anno fa quando eravamo, anche allora, precipitati nell’inferno della quarta serie. Mi immagino che tra un po’, meglio se da subito, la formazione bianconera dell’ottimo ‘Gila’ possa conquistare e poi consolidare il comando della classifica e sarebbe drammatico dover vivere una stagione da protagonisti senza l’entusiasmo della gente, in un ‘Franchi’ desolatamente vuoto, con i tifosi costretti a vedersele in televisione certe partite senza poter urlare forza Siena se non a qualche parente stretto e probabilmente disinteressato o al gatto appollaiato sul divano. Vi rendete conto vero quello che rischiamo di perdere? Qui purtroppo non ci sono distinzioni si va avanti nella mediocrità di regole uguali per tutti e chissenefrega se in uno stadio come il ‘Franchi’ mille persone potrebbero restare distanziate e tifare la Robur senza mettere in pericolo la sicurezza nazionale. Non sottovalutate le tante persone dal cervello ‘lavato’ che ci circondano, pronte ad urlare allo scandalo per una mascherina abbassata una distanza tra due individui che si accorcia drammaticamente da un metro fino a 95 centimetri o per un abbraccio proibito. L’altro giorno in città ho incontrato una persona cara che non vedevo da tempo e che ho, assecondando l’istinto, subito abbracciata. Ebbene questa è rimasta sorpresa dal mio ‘coraggio’, ci metto ovviamente le virgolette, di ardire a tanto. Vedi, mi ha detto, tanta gente è terrorizzata. L’attenzione va bene, ci mancherebbe, ma come dicevo prima noi, e ci metto dentro anche tutti voi, vogliamo vivere e sorridere e farlo con coraggio. Chi ha paura non va alla guerra e noi invece abbiamo deciso di andarci e di vincere. Nessuno è obbligato, per carità, ma noi siamo pronti e determinati.

Sì proprio come la nostra vecchia Robur contro il Montespaccato, un concentrato di lotta, errori, timori e alla fine tre punti sudati ma bellissimi. Dalla vita al rettangolo verde, un parallelo che ora come non mai funziona, perché il Siena in questa Serie D dovrà combattere ogni domenica con il coltello tra i denti, contro avversari armati di rabbia e voglia di emergere. E’ stato così domenica, lo sarà tra poche ore nella famosa Cannara, tante volte citata dai cuori bianconeri dalla carta d’identità più pesante, senza poter verificare la correttezza o meno di quel ‘io c’ero’. Occhio perché nel paese famoso per le cipolle non sarà una passeggiata, ma un’altra ‘battaglia’ sportiva. La tentazione di inizio settimana mi spingeva verso il viaggio in Umbria, poi da responsabile dello sport de La Nazione ho dovuto razionalizzare il tutto optando per restare in redazione a produrre quella valanga di pagine che abbiamo intenzione di fare. Ci sarà comunque la grande e bella Angela che per l’occasione spremerò, a livello lavorativo, come un limone e tanti validi colleghi per raccontarla questa ‘Cannara-2020’. Non resta quindi che attendere il fischio d’inizio per viverla, anche da distanza, questa partita e magari sorridere alla fine dopo un altro piccolo passo verso il nostro obiettivo. Avanti Robur.

Ps. L’appuntamento con tutti voi è per la notte tra Natale e Santo Stefano, quando sarò ancora qui a parlare di Robur ma come avrete ormai capito, non solo di quella. Intanto auguri di cuore a tutti. (Paolo Brogipaolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL