Viaggio nella Siena degli squalificati La «figu» di Carobbio diventa un teschio

Francesco Velluzzi (Bibi), giornalista della Gazzetta, è stato a Siena due giorni per fare un’inchiesta su come vive la città la vicenda del calcio scommesse e per capire come i tifosi si schierano tra Carobbio e i giocatori del Siena squalificati. Il giornalista era anche presente alla cena con Cosmi e Antonelli organizzata nella sede dei Fedelissimi martedì 11 settembre.

Ecco il testo dell’articolo riportato a pagina 14 della Gazzetta di oggi:   Viaggio nella Siena degli squalificati La «figu» di Carobbio diventa un teschio Tifosi contro il «pentito» e in difesa di Terzi e Vitiello che vanno sempre allo stadio   Nella sede dei «Fedelissimi» la figurina di Filippo Carobbio è coperta da un post-it giallo in cui è disegnato un teschio e sotto c'è scritto «a morte». Il centrocampista bergamasco è stato uno dei protagonisti della squadra che, con Antonio Conte allenatore, nel giugno 2011 è tornata in Serie A. Ma la tifoseria organizzata, che martedì ha organizzato una cena in onore di Serse Cosmi e del ds Stefano Antonelli, Carobbio non lo vuole più vedere. Dagli all'untore… urla la Siena del calcio. Ma come? Davanti a una sentenza che inguaia società e calciatori? Davanti a penalizzazione e squalifiche? L'omertà resiste. E la gente si schiera coi suoi giocatori senza dubitare neanche un po': «Se scoprissi che Carobbio torna nel calcio andrei a parlargli, lo vorrei guardare in faccia», dice, furibondo, Antonio Degortes, il figlio del mitico Aceto che gestisce un bel locale, ma è un socio dei «Fedelissimi». «In tutta questa storia per noi il colpevole è Carobbio. Crediamo in Vitiello e Terzi e pure in Conte perché conosciamo le persone». «Vitiello era legatissimo a Carobbio, non meritava di essere trattato così. Due famiglie sono state rovinati», aggiunge Lorenzo Mulinacci, il presidente del club. Cala un po' di freddezza quando si chiede ai tifosi cosa pensano del presidente Mezzaroma che sembra sempre pronto a lasciare anche perché il nuovo centro sportivo rimarrà un sogno. «Siamo del Siena». Questa la risposta. Ma gli abbonati non sono calati più di tanto, nonostante le squalifiche, la penalizzazione, l'addio di Sannino, un po' di sfiducia: erano 7623 nello scorso campionato, sono circa 6900 finora. «Noi non molleremo. La salvezza stavolta è un'impresa che rasenta l'impossibile, ma abbiamo fiducia in Cosmi». E nel nuovo ds che si è approcciato bene: «Antonelli ha venduto bene, era l'unica strada. L'unico cruccio? Non aver preso un sostituto di Destro all'altezza». Con Bendtner era fatta: «Poi è arrivata la Juve, non potevamo competere», spiega Antonelli. Che spera in un «regalo» della Juve a gennaio. Bendtner giocherà poco. Vitiello e Terzi Dalla sede del club al campo di Colle Val D'Elsa c'è mezzora di strada. Nicola Belmonte, Marcelo Larrondo, Claudio Terzi e Roberto Vitiello la percorrono ogni giorno, attraversati da pensieri tremendi. Larrondo tornerà a dicembre: «Ho prolungato le vacanze», sorride. Terzi e Vitiello (squalificati per 3 anni e 6 mesi e 4 anni) vedono il baratro, ma non si arrendono. E quando gli chiedi se hanno pensato alla possibilità di un nuovo lavoro cominciano a parlare, è difficile fermarli, conoscono gli atti a memoria. Hanno reagito urlando dappertutto la propria innocenza: «Speriamo nel Tnas, abbiamo molta fiducia. Per ora ci aiuta Cosmi, una persona incredibile». Serse fa fatica a non commuoversi, sa cos'è il dolore, di storie ne ha viste tante, è padre di un ragazzo della loro età. «Io non li abbandono». Neppure loro mollano. Si allenano più forte degli altri, con quella rabbia che Cosmi chiede a tutti: «A un altro lavoro proprio non pensiamo, sul campo torneremo». La squadra Da uno psicologo o da uno psichiatra non sono ancora andati: «Col dottore, però, parliamo tanto, con le nostre compagne sempre». «Io ho perso il papà il giorno della sentenza, è stato terribile. Ma mi faccio forza e la domenica vado allo stadio a tifare per i compagni. La gente mi ha capito e mi applaude. Il calcio non è marcio, sono marci Gervasoni e Carobbio. Carobbio vorrei vederlo e guardarlo negli occhi», racconta Terzi. «La domenica è il giorno più brutto. Ma allo stadio ci vado pure io. E guardo il calcio in tv. Per me questo mondo non è brutto. Il pallone è la mia vita. Sono nato umile e modesto, giocando in strada a Torre del Greco. Drascek, mio amico da anni, l'ho incontrato in una hall di un hotel davanti a tanta gente che sentiva. Che potevo organizzare? C'è la fede che mi sostiene. Vado a messa la domenica, come facevo quando giocavo, e prego tanto». I compagni sono con loro: «Carobbio non lo abbiamo più visto e sentito, con i compagni usciamo sempre insieme», dice Del Grosso. Sono tutti attorno a loro. Il momento è difficile, e i rischi, in caso di squalifica confermata, sono enormi. «Ma tutti ci capiscono — dice Vitiello — La cosa più bella sono state le lacrime di D'Agostino. Piangeva come un bambino. Non lo dimenticherò mai». Dal nostro inviato a Siena Francesco Velluzzi   Fonte: Fedelissimo online