Viaggio all’interno della Robur: le occasioni mancate

La situazione precedentemente descritta circa la situazione societaria, fa nascere molti interrogativi sul futuro ed è scontato che il tifoso bianconero si preoccupi.

Se parliamo della Robur guardando ai soli risultati sportivi non si può essere che soddisfattissimi  e contentissimi, ma se andiamo a vedere ciò che hanno portato in termini di crescita e rafforzamento quattro anni di serie B e otto di A,  il bilancio è fallimentare. Anzi, di più, basti pensare che il Siena è l’unica società  della massima serie che non ha nemmeno un campo di allenamento, senza parlare dello stadio che, approntato nell’emergenza della doppia promozione – e non è stato poco – ha subito solo i restyling imposti dalla Lega.

Questa situazione da terzo mondo calcistico ha comportato, negli anni, un esborso consistente da parte della società che si è vista costretta a mendicare, e pagare, i campi delle società dei comuni vicini.

Se si considera che di media, ma il dato è orientato verso il basso, il Siena ha pagato e paga affitti per circa 200.000 euro annui ( circa 2,4 mln in totale) è facilmente intuibile che con quella cifra, pari al costo preventivato per i campi di Taverne, le risorse economiche per costruire un centro sportivo c’erano tutte. Quello che non è mai stato individuato è il luogo dove fare sorgere la struttura.

Prima si è parlato della zona dell’Acquacalda, ma i terreni erano da espropriare, poi dell’Isola d’Arbia, dove sarebbe dovuto nascere il nuovo stadio e dove tutto è rimasto com’era, ma alla fine, anche  dopo i tanti tentativi di spostarsi a Castelnuovo, Monteroni, Rapolano, Maltraverso, Castellina Scalo, ecc….., niente è cambiato.

La mancanza dei campi di allenamento non reca solo un danno economico, ma anche una serie di disagi che, alla lunga, hanno penalizzato tutta l’attività della società, compreso il settore giovanile che, in base al modello tanto caro a Mezzaroma, ma non solo a lui, dovrebbe servire per alleggerire la gestione della prima squadra, almeno in parte.

L’avvicendamento frenetico  delle varie proprietà (media un proprietario nuovo ogni tre anni), con il conseguente cambio dell’assetto societario, ha visto ripartire il settore giovanile del Siena per ben quattro volte e ogni volta ripartendo da zero, o quasi.

Come si può in queste condizioni parlare di progetto Empoli, o Atalanta, o piuttosto Udinese?

Utopia, niente di più.

Questa situazione, ma non solo questa, è il frutto di una ridotta considerazione della città nei confronti della Robur. Si, è stata aiutata, sostenuta, agevolata, ma senza il necessario coinvolgimento, senza quella volontà di far parte attiva  di questa realtà che, viceversa, avrebbe meritato maggiori attenzioni, almeno quelle dedicate ad altre realtà sportive. E quando diciamo che la scalata improvvisa, inattesa e inarrestabile – salvo lo scivolone di due anni fa – della Robur è stata più tollerata che condivisa, siamo sicuri di essere nel giusto. Non lo diciamo noi, parlano i fatti. Tutto questo, ovviamente, non è per affermare che i campi di allenamento o lo stadio doveva essere a carico della città, ci mancherebbe in fin dei conti stiamo parlando di una SpA, non di una associazione onlus, ma di certo è stato fatto niente o poco per far crescere un fenomeno che dimostrava palesemente le proprie difficoltà di crescita, ma che coinvolge una media di diecimila cittadini di Siena, un quinto della popolazione residente.(nn)

Fonte: Fedelissimo Online