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Verso un altro Siena-Livorno. LA PIAZZA C’È!

Vista da questo ottobre 2024 l’annata 2017-2018 non sembra poi così lontana. In mezzo però è successo di tutto: la pandemia, i problemi societari, l’Eccellenza, rimpasti vari di figure e idee. Eppure, qualcosa non è cambiato, anzi, è destinato a ritornare ciclicamente come tutte le cose che si amano tanto: il derby Siena-Livorno. In quell’annata le perdemmo tutte e due, sia l’andata che il ritorno e chiudemmo la stagione secondi proprio alle spalle degli amaranto. Ma anche per il Livorno gli ultimi anni non sono stati esattamente una passeggiata di salute: passaggi di società, retrocessioni, iscrizione all’Eccellenza. I nostri avversari però, vengono da una stagione precedente in serie D, dove sono arrivati quarti e hanno poi perso la semifinale dei playoff. Sulla carta, sono quindi più avvezzi alla categoria e quest’anno hanno tutta l’intenzione di oltrepassarla. A leggere qualsiasi articolo di giornale succede come con il palio: assegnati i cavalli, si parla subito di favoriti. Il Livorno, senza dubbio, quest’anno ha il cavallo più forte di piazza. E noi? Noi siamo lì, proprio come nel 2017-2018. Abbiamo un cavallo esordiente, giovane e non sappiamo bene nemmeno noi che cosa può fare davvero. Lo stiamo provando, non ci sembra per niente male, ma abbiamo anche un certo timore e ci barcameniamo tra la fede estrema nelle nostre forze e il bisogno di stare coi piedi ancorati a terra. Lo stesso binomio è impersonato dal nostro fantino, l’allenatore Magrini, capace di dire, con estremo realismo, che “abbiamo giocato una brutta partita”, ma anche che si aspetta “qualcosa di più dalla piazza [perché] una squadra prima in classifica può avere qualcosa di più”. E la piazza c’è, ci deve essere e non perché su quel campo si giocherà la sorte del nostro campionato, quanto per onorare la storia di questo derby. Per aggiungere un altro anello, ad esempio, al derby di ritorno del febbraio 2010, vinto per due a uno dai nostri, in cui segnarono nomi come Lucarelli per il Livorno e Maccarone e Calaiò per il Siena. Oppure a quello del dicembre 2004, uno dei tanti pareggi, in cui andarono in goal il nostro Vergassola, per poi subire il pari dell’eterno Lucarelli. O infine al più glorioso e divertente (per noi) di tutti: il 3-6 che si giocò a Livorno a maggio 2005, quando entrambe le squadre militavano in serie A: tra goal ed espulsioni segnarono, tra gli altri, Argilli e Chiesa. Insomma, i colori del Siena e quelli del Livorno si incontrano e si scontrano dagli anni ‘30 del Novecento così come le loro curve. Entrambe le squadre tentano di uscire da anni difficili e in questo sono proprio le tifoserie a risultare centrali. I livornesi hanno fatto sentire la loro voce, ad esempio, nel recente caso dei mancati auguri della società alla “bandiera” Igor Protti. Noi senesi invece, dopo anni di sconquassi societari e delusioni sportive piovute a cascata, guardiamo con speranza alla nuova società e cerchiamo di riunirci attorno al cuore pulsante del tifo senese, quello che c’è sempre stato. Ma è un nucleo che può allargarsi tanto, fino a riempire le gradinate del Rastrello come qualche anno fa. Magrini lo ricorda sicuramente, ma alcuni dei ragazzi che giocano forse non hanno memoria della curva gremita di sciarpe, dei cori che si allargano e circondano più della metà del campo. Non è solo la vittoria che dobbiamo cercare, ma anche questo riunirci e camminare in avanti, forti del nostro passato. Le società sono entità fluide che si muovono sopra di noi ed è così che (purtroppo) deve andare, ma il calcio non sta dentro le società, il calcio sta in campo e sulle tribune, tra i nostri canti e le maglie dei ragazzi. Per questo motivo Siena-Livorno non è solo una partita di serie D, è un’occasione per dimostrare che la piazza c’è e che anche il calcio c’è – e non è fatto solo di soldi. (Aurora Codogno)

Fonte: Fol