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Verso la festa del 27 maggio – Mandelli: “Ricordo tutto di quel trionfo”

“A essere sincero mi ricordo tutto di quella stagione trionfale. È stata la forza del gruppo che ha permesso di centrare un obiettivo all’inizio inaspettato. La squadra già compattata l’anno precedente, chiuso con quella salvezza miracolosa, è stata rafforzata con giocatori di esperienza, come Brambilla, e di qualità. Con la fame che avevamo in campo, diventava difficile per chiunque batterci. Non c’era solo l’aspetto caratteriale, perché esprimevamo un buon calcio, ma quello ci ha aiutato”. Davide Mandelli, difensore di quel Siena che vent’anni fa compì un miracolo sportivo, racconta al Fedelissimo Online le emozioni di quella stagione, in vista della festa del 27 maggio organizzata dai Fedelissimi.

Ardito, su queste pagine, ha sottolineato i metodi duri di Papadopulo, mentre Tiribocchi ha ricordato l’aneddoto delle maglie. Hai qualche altro particolare che ti viene in mente?

Ricordo che oltre all’essere un ottimo gruppo all’interno dello spogliatoio, lo eravamo anche fuori. Ci trovavamo spesso in città per cena o per bere qualcosa. Quando ai metodi del mister… sono stato tartassato parecchio perché aveva un occhio di riguardo per me. Mi ha fatto lavorare tantissimo a livello individuale, direi quasi fino allo sfinimento (ride, ndr). Parlo di insegnamenti a livello caratteriale, di non mollare mai. Tutte cose di cui ho fatto tesoro quell’anno e negli anni successivi.

Quanto ti ha dato quella stagione per la tua carriera?

Moltissimo. È vero che non son rimasto perché ero di proprietà del Torino, ma quando tornai in granata avevo un bagaglio molto diverso rispetto a quando ero arrivato due anni prima dalla C (a Varese, ndr).

Avresti voluto rimanere al Siena?

Non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto. Ma il Torino quell’anno retrocesse dalla A e avendo quattro giocatori di proprietà che avevano vinto a Siena, ci stava di riportarli alla base per rivincere il campionato. Però, non avendo ancora assaporato la A, ed essendo importante per il Siena, sarebbe stato bello rimanere.

Vent’anni fa c’era più spirito di servizio verso i club rispetto al calcio di oggi?

Non so se c’era più spirito di servizio. Di sicuro c’era più riconoscenza verso chi ti aveva dato le possibilità di esprimerti al meglio. Normale, tutti fanno i propri interessi e lo si faceva anche allora. Ma adesso con le cifre che girano sono più difficili da gestire le situazioni in cui ti cambia la vita.

Cosa fa attualmente Mandelli?

Sono assistant coach di Marcolini nella Nazionale di Malta. Il nostro obiettivo è fare bene nelle finestre internazionali, giocheremo presto le qualificazioni europee con Inghilterra e Ucraina, e ottenere una promozione in Nations League.

Dopo il calciatore, finora hai sempre fatto il vice.

Mi piace lavorare nel mondo del calcio e sul campo. Se un domani, tra un anno o dieci anni, ci sarà la possibilità di allenare in prima persona sarei contento. Però anche questo ruolo mi piace. Sembra più semplice, ma in realtà è complicato perché devi gestire una sorta di passaggio tra i calciatori e il mister.

Ci sarai alla festa del 27 maggio?

Purtroppo no. Con Malta abbiamo le partite a giugno e dall’8 maggio iniziamo ad allenarci. Sarò quindi nel pieno del lavoro e dovrò declinare a malincuore. Ho scritto anche in chat ai ragazzi che non ci sarò, veramente un peccato. Mi sarebbe piaciuto rivedere i protagonisti di quella stagione dal vivo, a distanza di 20 anni, con qualche capello bianco in testa (ride, ndr).

Sei mai tornato a Siena nel corso di questi vent’anni?

Ultimamente no, però qualche volta in passato ci sono tornato. Ho sempre trovato la città particolare, molto bella, mi ricordo tutto di quei due anni straordinari. Nel primo ci davano tutti per spacciati e ci salvammo all’ultima giornata. L’anno successivo partimmo con l’idea di salvarci il prima possibile e con una grande voglia di rivalsa. Ricordo perfettamente la vittoria nove contro undici con la Samp, fu memorabile. Ci vuole anche un pizzico di fortuna, perché noi eravamo arroccati non in area piccola ma proprio in porta. Ma fu la dimostrazione di quanto riuscivamo ad alzare l’asticella, nei momenti di difficoltà.

Un saluto ai tifosi, che non stanno vivendo certamente le ore migliori?

Dopo il campionato 2002/03 ci sono state tante difficoltà, ma anche delle soddisfazioni. Speriamo si possa ripercorrere quella strada, ripartire per fare grandi cose come in passato. Sono molto affezionato ai tifosi, ci si vedeva spesso viste le dimensioni della città. Li ringrazio per l’affetto che mi hanno dimostrato e faccio un in bocca al lupo a loro e alla Robur, sperando in un futuro roseo.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol