VERGASSOLA: “Mi sento responsabile di quello che è successo”

 

Capitano mio capitano anche questo viaggio è finito. Male, terribilmente male. Sei affondato con la tua nave, dopo averla condotta tante volte a un porto sicuro.
Simone, e ora?
“Bisogna finire questo campionato cercando di fare più punti possibile. Con dignità e impegno, quelli stessi che abbiamo sempre cercato di mettere in campo”.
Perché il Siena è retrocesso?
“Potrei stare qui a parlarne ore, come riassumere tutto in due parole: perché ha fatto pochi punti, perché ha palesato dei limiti, e gli errori individuali rientrano in essi, perché d’estate ha perso tanti giocatori importanti. Senza togliere le colpe a chi scende in campo e a chi allena”.
Questa estate ti saresti mai immaginato un finale così?
“Ero preoccupato per i tanti cambiamenti, per la partenza di titolari, riserve e ottime alternative come Coppola e Frick. Ma non sono partito nella certezza che a maggio saremmo retrocessi, convinto che squadre come il Chievo e il Bologna avrebbero faticato di più. E come me gli altri che hanno lavorato fin da subito dando tutto. Mi sono posto delle domande, sì, ma credevo che il Siena se la sarebbe giocata di più fino alla fine”.
C’è stato un momento particolare in cui hai sentito, a pelle, che le cose si sarebbero messe molto male?
“Dopo la sconfitta a Parma, anche se ora è facile parlare”.
C’è invece una partita della quale, se potessi tornare indietro, cambieresti il risultato?
“La terza di campionato, contro la Roma. Vincevamo fino a pochi minuti dalla fine. Se avessimo conquistato i tre punti lì, avremmo visto un altro campionato. Aggiungo anche la trasferta in casa dell’Inter, dopo la brutta sconfitta nel derby con la Fiorentina: stessa cosa”.
Disegnando un tracciato di questa stagione, quindi, quali gli alti e i bassi?
“Partendo in basso dalle sconfitte con Roma e Inter, il picco in alto c’è stato in casa del Chievo: a Verona abbiamo ripreso un po’ di fiducia. Dopo sei risultati utili consecutivi, però, basta un passo falso che riaffondi: mentalmente una sconfitta, quando sei da sempre lì a rincorrere, è più dura da superare”.
Come ti senti?
“Sono incavolato, per non dire altro, sono triste e sono dispiaciuto perché il Siena dovrà lasciare la serie A in questo modo. Noi potevamo fare di più, la società all’inizio poteva fare di più”.
Si fa preso a parlare ma… cosa significa per un calciatore professionista retrocedere?
“Io Vergassola la vivo come una sconfitta personale, poi come sconfitta di squadra. Mi sento responsabile di quello che è successo. Chiedo scusa a tutti a nome anche dei miei compagni. Quello che però assicuro e che magari dal fuori non è apparso, è che noi l’impegno non l’abbiamo mai lesinato. Quella voglia di lottare che dall’occhio altrui, del tifoso, della stampa, non sempre è stata vista, noi ce l’abbiamo sempre messa”.
C’è qualcosa da salvare in questo campionato disastroso?
“Proprio l’impegno che ci abbiamo messo ogni giorno”.
Da dove deve ripartire il Siena?
“Da una solida organizzazione societaria. Dobbiamo rimetterci tutti in gioco, per ricostruire qualcosa di importante. Dopo un’annata finita così male c’è da dare tante risposte. La serie B è un campionato difficilissimo, Reggina e Torino stanno trovando grosse difficoltà a risalire. Il Siena non è la Juve che in un batter d’occhio ce la fa. Ci vuole forza, sarà una battaglia. Tutti dovranno fare in modo che la squadra possa disputare un campionato di alto livello”.
Hai detto ‘noi’, significa che non abbandonerai la nave?
“Ho sempre detto che a Siena sto bene. Ho un contratto che mi lega alla società alla quale, se ha un progetto serio alle spalle, ho dato la mia disponibilità. Da parte mia non ci sono problemi, ho voglia di riportare il Siena in serie A. Bisogna vedere se la società è d’accordo, tenendo conto di diversi fattori. Nei piani del nuovo diesse o dell’allenatore che ci sarà, Vergassola potrebbe anche non rientrare. In tal caso, mi guarderei intorno”.
Tira fuori un’immagine dall’album dei ricordi della tua serie A in bianconero: qual è?
“Il gol di Flo alla Fiorentina e la gioia che provammo nel festeggiare quella rete”.
C’è qualcosa, Simone, che vuoi dire a qualcuno, ai tifosi, ai tuoi compagni, alla stampa, al presidente, a Vergassola?
“No. Le parole sono finite, contavano i fatti e con i fatti non siamo stati capaci di parlare. Ora dobbiamo solo stare zitti, pedalare e rimetterci in gioco”. (Angela Gorellini)

Fonte: Il Fedelissimo