Vergassola: “Dobbiamo giocare ogni partita come se fosse l’ultima di campionato, senza fare tabelle”

Il capitano bianconero ha parlato al Corriere dello Sport – Stadio in un’intervista che ha toccato diversi argomenti. Dalla lotta per la salvezza, con le armi a disposizione del Siena e un calendario difficilissimo, fino al suo rapporto con Siena, che non nega esser diventata la sua città, e tale resterà anche quando appenderà le scarpe al chiodo. Di seguito l’intervista apparsa oggi sul quotidiano:

Tre giorni a Siena-Chievo, partita da vincere a tutti costi: Cosa dice un capitano alla su squadra in una settimana come questa?
«Io non dïco niente di rivoluzionario, ma solo cose semplici: lavoriamo bene perché poi in campo ritroveremo il lavoro di questi giorni, cerchiamo di vivere serenamente fuori dal campo senza eccessiva tensione e arriviamo belli carichi alla partita».

Come sta il Siena adesso?
«Fisicamente bene, psicologicamente anche. La vittoria di Pescara è stata fondamentale per credere alla salvezza. Ma sappiamo di non aver fatto ancora niente, ci aspetta un finale infuocato che noi dobbiamo vivere e giocare da Siena».

Cosa ha portato Iachini?
«Un grande lavoro tattico, l'applicazione, la grinta che aveva già in campo. Io l'ho incontrato da giocatore quando era a Venezia. Era uno tosto, non tirava mai indietro la gamba, e sul piano morale era un punto di riferimento per i compagni».

Su quale aspetto deve puntare il Siena per conquistare la nona salvezza in 10 anni?
«Deve giocare ogni partita come se fosse l'ultima di campionato. Noi non facciamo tabelle».

Può essere Emeghara l'uomo della salvezza?
«Ci sta aiutando moltissimo. Del resto 7ol in 11 partite sono una cifra impressionar te. Ma il Siena, in questi anni si è salvato quasi sempre grazie al sui gruppo. È questo l'aspetto fondamentale per raggiungere l'obiettivo finale. 19 nostro gruppo è formato da una trentina di giocatori e tutti sono importanti allo stesso modo per la salvezza. Di Messi ce n'è solo uno ed Emeghara, se on avesse l'aiuto della squadra, non potrebbe segnare tutti quei gol».

Il Siena ha un calendario complicatissimo. Dopo il Chievo chiuderà con 4 partite terribili e una difficile: all'Olimpico con la Roma, a Catania, in casa con la Fiorentina, a Napoli e in casa col Milan.
«Non è un cammino facile, però vorrei ricordare un passaggio fondamentale della nostra stagione: in casa abbiamo giocato di seguito contro l'Inter e la Lazio, due squadre decisamente più forti del Siena, e abbiamo fata 6 punti. In mezzo c'è stata la trasferta di Bologna e abbiamo pareggiato. Sette punti in 3 partite difficilissime. II calendario conta fino a un certo punto».

Qual è la squadra che teme di più nella corsa alla salvezza?
«Non ce n'è una particolare, più o meno amo tutte alla pari. Il Genoa ha un po' più qualità delle altre, ma anche loro hanno dei problemi: conta poco avere tecnica se non ei abituato a lottare per la salvezza».

Lei si fermerà ancora a Siena?
«Sì, ho il contratto anche per l'anno prossimo. Siena è diventata la mia città».

A parte le sue bellezze infinite, c’è qualcos'altro che l'ha conquistata?
«La qualità della vita e l'affetto della gente. Siena è una città ideale per vivere e giocare a calcio. Io arrivavo da Torino, dove i tifosi mi avevano contestato, cercavo tranquillità e qui l'ho trovata. La gente mi ha subito adottato, per questo quando con mia moglie programmiamo il nostro futuro e a quello dei nostri figli pensiamo solo a Siena. Vogliamo restare qui per tutta la vita».

È diventato un contradoiolo?
«No. Però ho capito che le contrade sono la fortuna di questa città, la mantengono viva e sicura. Qui la delinquenza è ai livelli minimi».

Ha mai visto un Palio?
«Se l'ho visto? Lo vivo il Palio. La città si trasforma, diventa ancora più bella. Io vengo da Castelnuovo Magra, un paesino sopra a Spezia, non ho bisogno di grandi metropoli, anzi, il contrario, ho bisogno di Siena, per questo, me ne sono subito innamorato e per questo non voglio andarmene più».

Fonte: Fedelissimo Online