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Interviste

Vari: “Indossare questa maglia un grande orgoglio. Bellazzini il mister che mi ha capito di più”

In una lunga chiacchierata rilasciata ai canali ufficiali del Siena FC, Federico Vari – 19 presenze stagionali impreziosite da tre gol e tre assist – ha ripercorso le tappe della sua crescita calcistica, soffermandosi sull’approdo ai piedi della Torre del Mangia, sul rapporto con mister Bellazzini e sulle ambizioni personali per il futuro.

Il calcio sin da bambino: Ho una foto di me dentro la culla con un pallone vicino. Papà è un tifoso romanista e soprattutto è stato un allenatore. Quando io avevo quattro anni lui allenava i Pulcini ma ero troppo piccolo quindimi aggregavo un po’ alla buona. Fino ai dieci anni mi ha allenato mio padre, poi mi sono trasferito a Spinaceto e ho cominciato a giocare a Tor De Cenci, ex squadra fra gli altri anche di Candreva”.

Il settore giovanile la primavera e il rapporto con Menghi: “A Tor De Cenci ho giocato fino a quindici anni, poi sono passato all Urbetevere, una delle squadre più importanti a Roma a livello dilettantistico. Anche qui sono rimasto per due anni dopo i quali mi sono spostato alla Viterbese, dove ho conosciuto Matteo Menghi (ormai ex compagno al Siena). Lì abbiamo giocato insieme in Primavera ed esordito in prima squadra. Ho giocato in anni diversi sia con Matteo che con suo fratello gemello. Scegliere tra i due è come farlo tra mamma e papà, voglio bene a entrambi. Posso solo dire che in campo forse mi trovo meglio con Matteo perché giochiamo tutti e due davanti: gli ho fatto fare tanti goal e lui a me. Invece Lele, il fratello, gioca più dietro.

Il calcio come unica passione, nel bene e nel male: “Non c’è mai stato niente oltre il calcio. Per esempio, io non ho mia giocato alla PlayStation. Giocavo per strada, sotto casa, anche dopo gli allenamenti, anche a dicembre. Questacosa non la vedo più nei bambini. Detto ciò, devo confessare che la mia foga calcistica non mi ha permesso di concludere gli studi che adesso ho ricominciato. Come si sa, la carriera dei giocatori è breve, per questo vorrei costruirmi anche altro. In futuro mi piacerebbe rimanere nell’ambitodello sport, essere una sorta di preparatore, lavorare nel recupero infortuni. Però assolutamente non voglio fare l’allenatore. Hoavuto a che fare con mister che inconsapevolmente mi hanno fatto stare male enon vorrei mai fare lo stesso errore: a volte alcuni allenatori non si accorgono di quanto possono danneggiare i ragazzi

Il legame con Bellazzini e l’approdo a Siena: “Quando mi ha chiamato gli ho detto che lo avrei seguito anche sulla luna. Per me il mister è speciale, è stato quello che mi ha capito di più. Io credo in quello in cui crede lui. Poi quando mi ha detto ‘vieni a Siena’… che potevo dire. Qui ho fatto un campo scuola quando ero piccolo, da giorni sto cercando di ritrovare le foto. L’anno scorso, quando dovevo venire a giocare contro il Siena, scrissi dei messaggi alla mia ragazza dicendole quanto mi sarebbe piaciuto giocare quie lei mi rispose con delle battute dicendomi ‘dai, preparati, cerca casa che l’anno prossimo stai lì’. E così è stato. Anche se quando è finita la scorsa stagione ero abbastanza spaventato, perché non sapevo se il mister mi avrebbe chiamato e separarmi da lui e dal suo gioco mi preoccupava non poco

Il primo gol in bianconero: Me lo sono dovuto prendere. È stato un mix di emozioni incredibili, anche perché è stata la prima vittoria in casa. Ma poi quel goal lo dovevo fare: la sera prima mi aveva chiamato mio nonno e mi aveva detto ‘Io non ti ho chiesto mai niente, ma se domani fai goal dedicalo alla bisnonna’. Lei era venuta a mancare poco prima e quindi dovevo segnare”.

Il gruppo e il gesto verso Noccioli: “Siamo un gruppo davvero sensazionale e con alcuni ragazzi (Conti, Menghi, Noccioli) avevo già giocato. Ilgesto di rialzare Francesco (Noccioli, ndr) dopo il gol sbagliato contro il Prato mi è venuto spontaneo, perché so cosa può passare per la testain quel momento. Sotto la nostra curva, in una partita del genere, è una cosa chetra virgolette – ti ammazza. Poi gli voglio troppo bene e lo dovevo tirare su. Lo avrebbe fatto anche lui conme.

Il significato della maglia bianconera: “Per me indossare quella maglia in quello stadio è un grande motivo di orgoglio. L’ho desiderata tanto l’anno scorso quando ho giocato contro il Siena eora sono fiero di essere qui. Non sono parole acaso, lo penso veramente”.

Lo sguardo al futuro: “Dal futuro mi aspetto di divertirmi il più possibile, perché davvero ci sono stati momenti nel calcio in cui sono stato molto male e ho dovuto trovare da solo le forze per rialzarmi. Vivevo fuori casa, non avevo ancora la mia ragazza ed ero solo, in più tendevo a chiudermi tanto. È stato difficile. Ora sento di essermi un po’ sbloccato, di vivermi meglio le cose, anche grazie a questa realtà, al mister e ai ragazzi. Abbiamo finito il ritiro quest’estate e sembrava che ci conoscessimo già da una vita”. (Niccoló Boscagli) 

Fonte: Fol