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Interviste

Vari: “Bellazzini ci ha detto di scavare dentro di noi per tirare fuori le motivazioni”

“Non sarà una partita facile, ma è uno stimolo in più, perché giochiamo contro la prima della classe, la squadra più forte. Sicuramente dovremo tirare fuori quel qualcosa che nelle ultime partite ci è mancato”. Così, al Corriere di Siena, Federico Vari, in vista del derby di Grosseto, domenica alle 14.30.

Col San Donato “non hanno funzionato tante cose, perché sono subentrati fattori psicologici – spiega l’esterno bianconero – venivamo da una sconfitta e avevamo perso quelle sicurezze che avevamo. Non siamo stati noi stessi. Poi giocando in casa abbiamo sentito molta pressione da parte dell’ambiente e non è stato facile. Noi abbiamo un certo tipo di gioco e sentivamo che in quel momento non era apprezzato. Quando le cose devono andare male, poi vanno male, com’è capitato con l’espulsione di Di Vincenzo”.

Vari, dopo il rosso, si è coperto il volto con la maglia. “Mi è dispiaciuto per Di Vincenzo, perché dà tutto. Veniva da una partita in cui aveva fatto degli errori con il Foligno, le cose brutte nel calcio succedono e l’uomo si vede quando cade. Abbiamo cercato di tirarlo su. Sapevo anche che avrebbe esordito un ragazzo di 15 anni, che si era allenato due volte con noi. Per cui mi è crollato il mondo addosso”.

Le critiche fanno “parte del calcio e di una piazza come Siena – prosegue – è normale che quando sei in casa, davanti ai tuoi tifosi, certe cose vuoi o non vuoi si fanno sentire. Poi ci sono i giornali e i social. Un ragazzo deve essere bravo a gestirli e a non leggerle queste cose, se uno non ha un carattere forte rischia di farsi male e di buttarsi giù e non è questo quello che si serve”.

Bellazzini “ci aiuta dal primo giorno, ti entra in testa e sa come parlarti. Sa come tirare fuori il meglio dai suoi giocatori. Ci ha detto che dobbiamo scavare dentro di noi e tirare fuori delle motivazioni che forse erano un po’ calate, ma deve partire da noi stessi”. Vari conclude commentando il suo soprannome, ‘Variskhelia’. “Al campo i ragazzi mi chiamavano Kvari, facendo un gioco di parole e mettendo la K, facendolo diventare come Kvaratskhelia. Vuoi o non vuoi il ruolo è quello, anche il numero di maglia. Mi fa piacere essere associato a un campione”.

Fonte: Fol