Sono passati ventuno anni da quel 31 agosto in cui il Curi di Perugia si colorò di bianconero. Era l’esordio della Robur in serie A, un traguardo inaspettato che mai nessuno aveva osato sognare, nemmeno tra i tifosi più incalliti. Anzi no, una persona ci aveva creduto fin dal suo arrivo, l’aveva dichiarato dopo una salvezza sofferta passando anche da “matto” e l’aveva realizzato: Paolo De Luca. Quel 31 agosto era la festa del Siena e dei suoi tifosi, ma soprattutto era la sua festa, quella di un sognatore che aveva alzato l’asticella proprio quando la tanto agognata serie B stava per sfumare.
Quel giorno Paolo De Luca sembrava un furetto, uno gnomo benefico ed entusiasta che dispensava parole di incitamento a tutti i giocatori che incrociava: “Siamo il Siena, sono loro che devono avere paura di noi”! Beppe Papadopulo invece stava zitto, fissava la gente di Siena, una marea di tifosi che aveva accompagnato la sua squadra in quel primo storico appuntamento, ma nella sua testa regnava il turbinio delle emozioni di chi, dopo 30 anni, ce l’aveva fatta a ritornare in serie A. Da Siena si era mosso un fiume interminabile di pullman e auto, una marea di tifosi che intimidì il pur caloroso pubblico locale spingendo la squadra, senza mai fermarsi, verso quel 2-2 che aveva il significato di una vittoria. Fu Andrea Ardito a scrivere il suo nome come primo marcatore del Siena nella massima serie, a chiudere i giochi e fissare il risultato definitivo toccò a Rodrigo Taddei, reduce dal gravissimo incidente automobilistico in cui perse la vita il fratello. A fine partita tutta la squadra sotto la curva a ricevere l’abbraccio da quel muro impenetrabile di braccia e volti sorridenti, momenti indimenticabili ancor vivi nel cuore di chi era presente. Dietro a tutti, come per godersi lo spettacolo, l’artefice principale della grande cavalcata, Paolo De Luca, il presidente dei sogni che da solo e in mezzo al campo, cantava a squarciagola “nella Piazza del Campo”. (Nicnat)
Fonte: FOL
