Una squadra, una città: la Robur chiama i suoi tifosi

La campagna abbonamenti della Robur, realizzata da Paolo Bartalucci, Claudio Prati e il grafico Marco Cheli, sotto la regia di Vincenzo Federico, è piaciuta fin da subito e non poteva essere diversamente perché già ad una prima sommaria analisi emerge subito il messaggio forte e chiaro che la società ha voluto mandare alla città e che, chi ama la Robur, non può fare cadere nel nulla.

Un’immagine e uno slogan che meglio non potevano rappresentare il momento storico che la società bianconera sta attraversando, un grande lavoro che solo professionisti “con Siena nel cuore” potevano realizzare. La Città di Siena è racchiusa sul terreno del Rastrello, circondata dalle tribune a protezione. Quelle tribune, vuote nell’immagine, devono essere riempite da noi tifosi, dobbiamo essere in tanti a spingere la squadra che ci rappresenterà in ogni appuntamento a riprendersi sul campo ciò che giochi di potere ci hanno tolto.  

Alla città e alla Robur è stato negato un sacrosanto diritto, se abbiamo guadagnato il diritto al ripescaggio, non è stato perché ci hanno regalato qualcosa. La nostra storia passata è importante ed ha pesato tanto, ma lo scatto in avanti in graduatoria ce l’ha permesso l’ultima stagione. Il merito è di una proprietà che ha operato sempre con serietà e responsabilità, di dirigenti che hanno costruito una squadra che si è giocata la promozione fino all’ultimo minuto, di un gruppo di calciatori che hanno date sempre tutto per la nostra maglia.

C’è poi un valore aggiunto, anzi due, Mignani e Vergassola. I due capitani hanno dimostrato di essere l’elemento in più, grazie ad una grande preparazione, professionalità e carisma. Nel calcio attuale, dove è sempre più difficile trovare giocatori che riescono a guidare la squadra in campo, – i cosiddetti leader – il ruolo dell’ allenatore  è sempre più importante e Mignani, insieme a Vergassola, oltre a lavorare giornalmente con i calciatori, hanno assunto il ruolo di leader dello spogliatoio. Per meriti e storia.

Ora sta a noi tifosi dare un segnale a tutto l’ambiente, la nostra rabbia e il nostro amore, dovranno rappresentare quell’elemento in più che, alla lunga fpuò fare la differenza. Il Rastrello è sempre stato temuto da tutti, dalle piccole alle grandi squadre. Riprendiamo quel cammino e torniamo a ruggire tutti insieme. “Quando una squadra diventa una città è più difficile batterla” (NN)

Fonte: FOL