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Una società ridotta all’osso

Sono passati quasi sottotraccia gli addii nelle scorse settimane di Jenny Daamgard, annunciata lo scorso gennaio per la gestione della squadra femminile, e di Anton Rasegård, arrivato in estate per occuparsi della parte commerciale. Due figure vicine alla proprietà svedese, viste le loro origini, che però hanno preferito lasciare il progetto Robur per intraprendere altre strade. La loro separazione dal club bianconero ha reso il Siena più scarno che mai. Oggi, infatti, l’operatività quotidiana poggia quasi interamente sulle spalle del direttore sportivo Simone Guerri, del segretario e team manager Luigi Conte e dell’addetta stampa Giulia Milanesi, col supporto di Aurora Codogno, che sul sito ufficiale è inquadrata come coordinatrice dei progetti della società. Poche persone per tenere in piedi una struttura che, per ambizioni e storia, avrebbe bisogno di un organico più ampio.

La situazione, pur non essendo drammatica, è comunque un segnale inequivocabile: una società così essenziale rischia di vivere alla giornata, con poca capacità di programmazione e limitata possibilità di crescita. Il lavoro di chi è rimasto al servizio della Robur merita rispetto, perché garantisce professionalità in un momento delicato. Ma senza un rafforzamento dell’organico diventa difficile immaginare una società in grado di fare dei passi in avanti ed essere pronta, un domani, anche a sedimentarsi in una categoria professionistica, ambizione che dovrebbe essere legittima per una piazza come Siena.

Nel frattempo, anche se ufficialmente continua a figurare nell’organigramma, appare sempre più marginale la presenza di Patrick Englund, che da un po’ di tempo a questa parte sembra essersi allontanato dal progetto tecnico del Siena FC. Non è casuale che, da inizio campionato, uno dei tre soci principali non si sia fatto sostanzialmente mai vedere a Siena. Sarà il tempo a dire se questa freddezza sia solo temporanea o se anche lui deciderà di farsi da parte.

Fonte: Fol