Un Siena ‘infinito’ nelle terre di Leopardi. Ma è adesso che scatta l’Anno Zero

Il destino, a volte, è veramente bizzarro. Era il 30 maggio 2014 quando il Siena diede addio ai ricchi palcoscenici calcistici, fermandosi al palo (in tutti i sensi) in quel di Varese. Poi arrivò la mancata iscrizione, con la fine indecorosa di 110 anni di storia, e l’inizio della nuova era targata Robur Siena. Chi l’avrebbe immaginato, ad un anno esatto di distanza, di vincere il doblete (girone + scudetto), bissare il successo del 1956 e rilanciarsi subito tra i professionisti?

Infinito – Basta questa parola, questo splendido aggettivo, a dipingere il capolavoro messo in atto dai ragazzi di Massimo Morgia. Un Siena infinito come la poesia del Leopardi, cresciuto fisicamente e culturalmente in questi territori a lungo dimenticati. E proprio a Recanati, così lontano dalla letteratura nordica dell’Ottocento e così distante dal calcio nobile oggi, la Robur ha superato il Castiglione e ogni timore reverenziale verso un trofeo a cui tanti, seppur celatamente, ambivano (anche se pochi lo confessavano).

Che squadra – La Poule scudetto, aldilà di coppa e prestigio, ci ha consegnato due preziose informazioni. Primo: avevamo ragione, il nostro girone era tra i più allenanti e competitivi. Il Rimini degli 86 punti in campionato, per dire, nel mini torneo di chiusura è rimasto a secco. Secondo: una buona parte della rosa è già pronta per il grande salto. In nessuna delle gare affrontate gli avversari hanno fatto meglio della Robur. La Maceratese degli imbattuti non ha mai tirato in porta, mentre l’Akragas con Feola in panca non aveva mai perso una partita. Ad Agrigento mugugnavano per alcune assenze importanti, su tutti Savanarola, entrato solo alla fine per battere uno dei cinque penalty. Ma il gol del pari è arrivato per una svista di Fontanelli, che giocava a causa dell’infortunio di Jacopo Viola. Gli altri ai box si chiamavano Vergassola e Minincleri, premiato dal nostro club come miglior bianconero dell’anno. Insomma, nomi pesanti. Stando agli assenti, a lamentarsi non può certo essere l’Akragas.

Mal di rigore – Prendete l’ultimo rigore, quello che ha consentito alla Robur di sollevare la coppa e sfilare per le strade col tricolore. A Siena dici “undici metri” e la gente rabbrividisce, perchè nella storia moderna chiunque, campione o meno, si è permesso il lusso di sbagliare dal dischetto. Menegazzo, Maccarone, Calaiò, Corvia, Immobile, i tre sperperi di Rosina – Torino, Varese, Varese – e tanti altri. E quest’anno avevano padellato pure Minincleri, rischiando di compromettere il campionato, e Supermario Titone. Fatta questa premessa, è logico pensare che il pallone del ’93 Giovanelli dovesse pesare tantissimo. E invece no, stavolta nessuna malasorte. La rete si gonfia, il bianconero si innalza al cielo, la festa può cominciare.

Giovani e vecchi – Lorenzo Giovanelli è il magnifico simbolo di questa immensa squadra. Simbolo di un connubio tra giovani e vecchi, simbolo di un’unione tra titolari e riserve. Nel calcio, sport di squadra, si vince con la testa, le idee e la programmazione. Ma soprattutto si vince facendo gruppo. E Siena, bene o male, ha sempre fatto dell’unità la propria forza (vedi la squadra dell’anno scorso, che senza stipendi e servizi, al netto della penalizzazione, avrebbe giocato tranquillamente in serie A).

Futuro – La palla ora passa dal campo ai tavoli societari. L’impegno dei tifosi non è mai mancato e continuerà a sostenere la Robur, ma il futuro dipenderà dalle scelte di Antonio Ponte. Nuovi soci, allenatore, ds, squadra, giovanili, campi d’allenamento: in un certo senso, l’Anno Zero del Siena incomincia prorio adesso. Le parole magiche sono calma, chiarezza e programmazione. Un quadrifoglio, per non farlo appassire, va accudito con cura, attenzione e meticolosità. Solo allora potrà dare i suoi benefici: fortuna e benessere.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Fedelissimo Online