UN PENSIERO PER LA ROBUR di Pier Luigi Fabrizi

Quando ho avuto l’onore di fare il Presidente della Robur ho interpretato il ruolo come competeva ad un “presidente non proprietario”, lavorando per quanto possibile “dietro le quinte” e scrivendo tante volte, così tante da scontentare tutti quelli che avrebbero voluto un’interpretazione diversa, ma evidentemente impossibile nella suddetta veste. Esaurita la mia interpretazione, ho ritenuto opportuno, come a tutti è noto, dare le dimissioni.

Da allora è trascorso molto tempo durante il quale, non ostante alcune sollecitazioni a parlare, ho mantenuto il silenzio, senza mai cessare, peraltro, di seguire il Siena-squadra. Oggi sento il bisogno di scrivere ancora, da semplice tifoso naturalmente,   per condividere uno stato d’animo che faccio fatica a tenermi dentro.

L’amarezza è tanta per un risultato sportivo che ci condanna e che tutti noi  tifosi avremmo voluto non arrivasse mai. Manca la certezza matematica della retrocessione, ma è inutile farsi illusioni, così  come è inutile piangere sul latte versato.

Che fare allora? Certamente sono tante e urgenti le decisioni da prendere e c’è un campionato prossimo venturo da programmare. A tutto questo dovrà pensare la Società e sono sicuro che cercherà di farlo al meglio. A noi tifosi penso che spetti il compito di non abbattersi,  di tirare fuori l’orgoglio e, soprattutto, di essere convinti che un sogno che sette anni fa divenne realtà vuol dire che non è un più un sogno, ma è un qualcosa che si può realizzare di nuovo.

La cosa peggiore che potrebbe accadere è quella di rassegnarsi, aprendo la strada in questo modo ad un declino lento, ma irreversibile. I risultati che abbiamo raggiunto in passato sono il frutto di tante cose, ma, soprattutto, di un ambiente effervescente e pieno di entusiasmo. La mia personale esperienza, prima come rappresentante dello sponsor e poi come rappresentante istituzionale della Robur, è quella di un clima dove le difficoltà e i problemi erano all’ordine del giorno, ma la voglia di affrontarli e, se possibile,  di risolverli non mancava, anzi era tanta.

Non sta certamente a me  giudicare ciò che è stato fatto nel passato  fin tanto che ho avuto modo di seguire le cose nell’una o nell’altra veste, ma credo  che sia un mio dovere esprimere a voce alta, in maniera che tutta la Città  possa sentire, questo mio pensiero: “facciamo almeno altrettanto perché questa amara e triste retrocessione sia cancellata al più presto da una promozione rapida e brillante”. Non ci dobbiamo dimenticare, infatti, che nel 2002-2003 la Robur non solo fu promossa, ma vinse il campionato di Serie B.

Personalmente ho ancora negli occhi il centro storico di Siena inondato di bandiere bianconere nella notte del 24 maggio 2003 ed il Rastrello aperto ed illuminato quando già era iniziato il giorno successivo per festeggiare il sogno diventato realtà.

Quelle immagini e quelle sensazioni appartengono alla storia e a tutti quelli che, come me, hanno avuto la fortuna di viverle. Niente impedisce, però, che possano ritornare e che la seconda volta  possa essere addirittura  più bella della prima. L’importante è volerlo. Auguri, vecchia e gloriosa Robur.

Pier Luigi Fabrizi  

Fonte: Fedelissimo Online