Un mister perbene, i tifosi dell’Olbia celebrano Mignani…..

Sui social il grande dispiacere per l’esonero dell’allenatore: «Grazie per la serie C e il bel gioco: non ti dimenticheremo»

Manca solo il pellegrinaggio a casa sua, per il resto l’allontanamento di Michele Mignani dalla panchina dell’Olbia ha prodotto, nei tifosi bianchi, le stesse reazioni avute da quelli del Leicester dopo l’esonero di Claudio Ranieri: tutti in difesa dell’allenatore, tutti a dire che non è colpa sua se sono arrivate sei sconfitte e che grande è il dispiacere per la cacciata di una persona seria, perbene. «Grazie, mister: e buona fortuna». «Ciao mister, grande uomo: siamo sicuri che farai una grande carriera, te lo meriti». «Mister, paghi tu colpe non tue: grazie per il bel calcio fatto giocare all’Olbia, non ti dimenticheremo». 

Ecco – in sintesi – alcuni dei messaggi scritti dai tifosi olbiesi, galluresi, sardi sui social, Facebook soprattutto, e indirizzati a Mignani. Siccome stiamo parlando di un allenatore mandato via dopo ben sei sconfitte di fila, due sono le cose: o i tifosi sono impazziti o questo è un segnale, anche se di calcio si tratta, civilmente potente. La seconda ipotesi è nettamente più vicina alla realtà della prima. Mignani lascia un ricordo bellissimo nei tifosi dell’Olbia perché ha cercato di piacere facendo parlare i fatti. Non ha mai fatto civetterie: né con gli ultras, né con i giornalisti. Non si è fatto vedere in giro a cercare consensi dopo le belle vittorie, che pure ci sono state. Non ha mai contestato gli arbitri, non ha mai criticato pubblicamente la sua squadra, non ha mai cercato giustificazioni dopo le sconfitte (e a volte avrebbe potuto, eccome, visti gli erroracci dei difensori).

Ha sem­pre detto di essere un allenatore felice, perché aveva dei giocatori che lavoravano con felicità. È sempre stato umile: quan­do faceva le conferenze stampa, era lui a fare più domande di quanto ne ricevesse. Voleva capire, imparare. Soprattutto, accettava le critiche. Se un giornalista gli diceva, “hai sbagliato i cambi”, “non hai letto bene la partita”, lui ascoltava, cercava di spiegare le sue scelte, e alla fine diceva che avrebbe rivisto la partita per capire meglio. E questo lo faceva anche dopo le sconfitte, quando i nervi sono tesissimi. Un altro allenatore, anche dei dilettanti, mai avrebbe accettato un confronto democratico di questo tipo. Mignani diceva: “Io non sono nessuno: ho le mie idee, mi impegno, ma non pretendo di avere mai la verità in mano».

Parlavano i fatti, per lui. Onestamente, l’Olbia – una matricola, con una squadra costruita all’ultimo momento, un età media bassissima – ha giocato un gran bel calcio. Ha vinto partite giocando divinamen­te (vedi Livorno all’andata), ne ha perso altre disputando prove eccezionali (è il caso dell’Alessandria per più di un tempo) e altre giocando in modo penoso (vedi Piacenza al ritorno). Questo, di Mignani, è piaciuto ai tifosi: che l’Ol­bia, in campo, fosse capace di entusiasmare. Non a caso, spesso, sono arrivati i complimenti degli avversari, a cominciare dai mister di Alessandria e Cremonese. «L’Olbia è quella che gioca meglio di tutte».

Non è poco. Non è stato sufficiente. Le sei sconfitte di fila – una serie nera in cui anche Mignani ha commesso degli errori – hanno rotto il giocattolo. Ma non il sogno. L’Olbia può salvarsi. E Mignani per i tifosi resterà sempre quello che ha riportato l’Olbia in serie C, battendo la Torres nella finale decisiva. Certe cose contano. E, proprio come Ranieri, la sua educazione e la sua umiltà – in un periodo in cui urlare e insultare, nella vita reale come in quella virtuale, sembra premiare – aumentano il rammarico per aver allontanato un allenatore – un uomo – perbene che, all’Ol­bia, ha fatto un gran bene. In campo e fuori. (Guido Piga)

Fonte: Nuova Sardegna