Un gruppo di amici, non una squadra

Nelso Ricci, avrebbe commentato la partita con il Grosseto con una delle sue famose esternazioni: roba da gatti fradici, dove fradici non sta per bagnati. Per commentare quello che abbiamo visto sabato non ci sono parole adatte, si può dire di tutto e il contrario, ma concluderemmo la nostra analisi senza averci capito molto. Parlare di blocco mentale dopo essere andati in vantaggio contro una squadra che definire scarsa è fin troppo generoso, ha veramente poco senso, ma se lo avesse ci vorrebbe un consulto da uno psicologo, peraltro molto bravo. A Lucca si è assunto le responsabilità Perinetti, ieri il tecnico Maddaloni. Bene onore a loro, ma ora? Dopo aver preso atto dei fatti e assunte ognuno le proprie responsabilità, qualcosa deve essere fatto, non ci si può fermare ma si deve fare una rapida diagnosi e poi un’efficace terapia. L’impressione che abbiamo tratto dall’esterno e lontani dalle reali dinamiche squadra-tecnico-società, è che la squadra ancora non sia tale, c’è indubbiamente un gruppo di giocatori legati tra loro, di amici, ma ancora lontani dal concetto di essere una squadra, nell’accezione più ampia del termine. Se così fosse la soluzione non è vicina, perché se lavorare sulla testa di uno è difficile, farlo su 22-24 giocatori necessita di tanto tempo e di capacità non comuni. Ci sarebbe poi da chiedersi il perché di questa involuzione così repentina. Dov’è finito il Siena della prime partite? Si, Modena, Reggiana, Cesena e Entella sono più forti di noi, ma le altre? Pistoiese, Viterbese e Grosseto, individualmente e classifica alla mano, valgono molto meno del Siena, eppure con le tre citate abbiamo raccolto solo un pareggio. Ci vorrà del tempo per cambiare le cose, forse un filotto di vittorie per incrementare l’autostima, ma credere che il Siena visto con il Grosseto possa ottenere una serie di risultati positivi, al momento, ci sembra quasi un sogno, anche se ce lo auguriamo. (NN)

Fonte: FOL