Un epilogo amaro, ma era nell’aria da tempo

Un addio preannunciato, non un colpo di fulmine, ma una rottura che molti si aspettavano e altrettanti chiedevano. Ieri l’epilogo: Gilardino non è più l’allenatore del Siena. Il rapporto del tecnico ex campione del mondo e la Robur è stato molto travagliato, fin dal suo arrivo a Siena. Chiamato per costruire una squadra dal niente, fu sollevato dall’incarico per lasciare spazio al duo Pahars-Gazzaev che sono passati alla storia per i risultati disastrosi, le umiliazioni cocenti raccolte e per certe scelte ancora oggi incomprensibili. Alla fine, con la rivoluzione societaria, ritornò al suo posto senza però convincere fino in fondo. Ad inizio stagione, in serie D, in tanti esprimevano dubbi sulla sua conferma, ma il rinnovo del rapporto arrivò pochi giorni prima dell’ingaggio di Giorgio Perinetti. Arriva il ripescaggio, si cambia gran parte della rosa e la stagione parte con il piede giusto in termini di risultati, meno per quanto riguarda il gioco, ma per quest’ultimo, si sa, ci vuole tempo. Dopo undici giornate la squadra, penalizzata anche dai tanti infortuni muscolari, non ha ancora la sua identità e la società decide di interrompere il rapporto, non solo per un’alternanza di risultati simile alla scorsa stagione, quanto per un gioco convincente che al momento è ancora lontano. Non è ipocrisia affermare che l’impegno profuso sul campo da Gilardino e dal suo staff avrebbe meritato un altro epilogo, ma il calcio è anche questo. Evidentemente la società che ufficialmente parla di un campionato di assestamento, in cuor suo spera in qualcosa di meglio. Salutiamo Alberto Gilardino augurandogli grandi fortune professionali e apriamo le porte a Massimiliano Maddaloni, che al netto di clamorose sorprese, diverrà l’ottantacinquesimo allenatore della storia bianconera. (NN)

Fonte: FOL