UN ARTICOLO CHE FA RIFLETTERE

Proponiamo ai nostri lettori,  un articolo scritto da Sergio Neri per il Corriere dello Sport.

 

Due brutte notizie ci aiutano a scoprire la radice del teppismo
L
ungo il muro d’un sottovia del­la tangenziale romana, cam­peggia una frase che occupa una cinquantina di metri, tanto è scritta a caratteri cubitali e pa­recchio ordinata. E’ una frase che fa gelare il sangue e che ci pone di fronte ad un grande mistero.

Dice testualmente così: ‘Se ci cacciate dagli stadi ci ritrovate sulle strade’.

Chi sono gli autori? E a che titolo si propongono con questo messaggio? Non sono tifo­si, ancorché violenti del calcio, giacché praticamente si defini­scono ugualmente impegnati nel­l’esercizio del loro turpe mestie­re, sia sulle gradinate d’uno sta­dio che sui marciapiedi d’una pubblica via. Probabilmente so­no sventurati vandali, o bande in­quiete e violente a spasso per la città, pronte ad agire dovunque, in qualsiasi momento. E perchè lo fanno? Cosa chiedono alla so­cietà contro la quale, cercando sempre lo scontro, si scagliano?
Basta il racconto d’un negozian­te di borgata, il titolare d’un emporio di articoli sportivi, abbi­gliamento e oggetti, per capire quali sono le fonti d’una violenza che non combatteremo mai a fon­do solo con provvedimenti re­pressivi: va rifondata la famiglia e assieme alla famiglia va rifon­data la scuola (con molto sport nei programmi).

Va recuperato un codice etico che ormai non ap­partiene più a nessuno. Ed è que­sta assenza d’un codice etico di comportamento, accompagnato da un esempio di vita corretta e civile da parte degli adulti, la ve­ra causa del fenomeno teppisti­co.

Con la semplice repressione, annunciata ogni volta che negli stadi succede qualcosa di brutto, non riusciremo mai a capire qua­li sono le radici della violenza che si ramifica e si disperde in tanti rivoli della nostra società, uno dei quali è quello del calcio. Quello che dicono con quell’orrenda fra­se purtroppo è vero: loro non so­no una malattia del calcio. Loro sono una malattia nostra e basta.

Tanto è vero che con la massima e terrificante chiarezza di idee scrivono sui muri che se li cac­ciamo dagli stadi li ritroveremo sulle strade. A dire il vero sulle strade ci sono già.

Racconta il di­sperato negoziante dell’emporio sportivo che il suo impegno più grande durante la giornata è quello di fronteggiare bande di ragazzini molto aggressivi, sfron­tati, in cerca di scontro, i quali con la scusa di guardare, di pro­vare, di saggiare scarpe costose, felpe di moda o indumenti che si richiamano alle grandi squadre, rubano senza pietà. Non sono la­druncoli: sono esemplari d’una categoria che si diffonde a vista d’occhio e che rappresenta, data l’età dei più piccoli, un autentico cancro della nostra società che non possiamo sottovalutare.
l calcio, in fondo, ha il merito di segnalarci il male.

Il calcio lo subisce ma è ingiusto e se per­mettete è anche idiota e ipocrita prendersela col calcio commen­tando il fenomeno. Il calcio ha il torto (o il merito) di esporsi di più e di offrirsi ai colpi che lo ferisco­no. Dobbiamo tutti capire che il calcio è soltanto un bene della co­munità lasciato in balìa di un at­tacco che nella sua spietatezza si manifesta dovunque e non appar­tiene ai tifosi violenti o ai più scal­manati.

Appartiene a una o due generazioni che stanno crescen­do, purtroppo per loro (infatti i ragazzi, poveri loro, non hanno colpe dirette) nella violenza del­l’ignoranza e dell’inciviltà nella quale siamo caduti tutti quanti. Si sono frantumate tutte le regole. E noi siamo nel mezzo. (Sergio Neri / Corriere dello Sport)

Fonte Fedelissimi