Un annus horribilis, ma guardiamo al futuro con fiducia

Affermare che quello che sta per terminare sia stato un annus horribilis, dodici mesi da dimenticare in fretta e furia è cosa scontata e normale. Troppe brutte cose si sono sommate per non annoverare il 2020 tra i periodi più brutti degli ultimi 50 anni. E tra questi fatti brutti poteva mancare la nostra cara Robur? No di certo, ed ecco anche la tragedia, ovviamente sportivamente parlando, si è consumata nelle vicende della nostra squadra di calcio. L’ennesimo fallimento nel giro di pochi anni ha fatto cadere le braccia a tanti tifosi. Dopo il crac di Mezzaroma, e il quasi crac di Ponte, siamo ricaduti nel baratro  questa volta in maniera davvero insolita. La presidenza Durio aveva investito, nel corso degli ultimi quattro anni, soldi veri, magari sbagliando molte scelte tecniche, ma la tanto agognata promozione in B era quasi arrivata se non  si fossero messi di mezzo i soliti artifici all’italiana. Nel corso dell’ultimo anno qualche spiffero era tirato, ma la situazione si era sempre ricomposta e nulla faceva credere quello che poi è scaturito drammaticamente nell’ultima estate. Come al solito la trasparenza è l’ultima cosa che esiste quando si parla di Robur e quindi siamo passati da “Confermo infine che l’iscrizione al campionato sarà regolarmente eseguita entro il termine previsto (A. Durio)”  di fine luglio al fallimento vero e proprio di inizio agosto. Cosa sia successo veramente per arrivare a questo, oltre all’insolvenza della Durio, non è dato sapere. Di certo c’è che il Siena calcio in D ha fatto gola a diversi imprenditori ed ecco, allora, arrivare a Siena con le migliori intenzioni gli armeni che in poche battute mettono su una squadra competitiva guidata da un allenatore lanciatissimo come Gilardino e un diesse esperto come Grammatica. Quello che accadrà da qui alla fine del campionato non è ipotizzabile, ma solo augurabile, intanto il pensiero dei tifosi, va ancora alle ultime vicende, troppo tristi per essere dimenticate in fretta. E’ evidente che due cadute così fragorose in nemmeno 10 anni, abbiamo smorzato l’entusiasmo di qualche appassionato. Tornare a giocare con squadre di città e paesi che difficilmente si trovano anche con Google maps, dopo aver calcato i campi di San Siro o l’Olimpico, inutile far finta di niente: non è facile da accettare.

C’è solo una lezione da trarre da tutte queste vicende è cioè che il calcio non vive per simpatie o antipatie, non si vince perchè un giocatore o un presidente è più bello o simpatico di un altro, ma si vince solo ed esclusivamente mettendo la palla in rete più volte dell’avversario, sul campo di gioco. La delusione creata dalla Durio Family è stata tanta e tale che dovrebbe far riflettere tutti, sia i detrattori della prima ora che chi ci aveva creduto. “Solo per la maglia” è uno slogan bello ed affascinante che abbiamo sentito spesso negli ultimi anni ma che altrettanto spesso è stato disatteso da molti, per esempio quelli che pur di non vedere più la Durio e figlio hanno esultato per il fallimento estivo (ci sono, credetemi).

Va bene, siamo alla fine dell’anno, ora basta, cerchiamo di mettere da parte ogni incazzatura, perchè il pensiero ora deve essere rivolto in avanti, a quello che sarà. Speriamo che l’impegno dei nuovi e appassionati proprietari sia ripagato sul campo. Speriamo di tornare ad esultare sulle gradinate vetuste del Rastrello. Speriamo, insomma che a questo 2020, annus horribilis, segua un 2021 annus mirabilis.

Tanti auguri a tutti! (Antonio Gigli)

Fonte: FOL