Un’amara riflessione

Nel mondo calcistico di oggi, internet ha acquisito sicuramente una grande importanza e, per qualche tifoso (specialmente fra i più giovani), non è infrequente che la rete, da “mezzo” sia diventata un “fine”.

Per quanto mi riguarda, ho continuato a vederla come un “mezzo”, un tramite per scambiarsi (anche animatamente) delle opinioni in merito alla propria squadra del cuore ed è con questo spirito che ho deciso di condividere con altri tifosi una riflessione amara (e, forse, un po’ banale) che ho maturato in questi giorni.

Personalmente sono rimasto piuttosto colpito dalla vicenda della vendita degli abbonamenti in occasione dell’ultima giornata di campionato, una pratica che trovo incomprensibile e dannosa.

La trovo incomprensibile, perché è del tutto estranea al modo passionale di vivere il tifo che contraddistingue i tifosi della Robur; e dico ciò senza sottintendere alcun distinguo geografico legato a città o provincia, poiché tifare per il Siena deve necessariamente essere qualcosa che viene dal cuore, vista la massiccia dose di delusioni a cui si espone il tifoso di una squadra medio-piccola.

E trovo questa pratica ancora meno comprensibile se mi soffermo ad analizzarla per ciò che è: la commercializzazione di una passione, di qualcosa che viene dal cuore.

E’ un po’ come se, di punto in bianco, decidessimo di imbottigliare i nostri sentimenti, le nostre passioni e di venderle per qualche centinaio di euro a chi, queste passioni, magari non le condivide nemmeno, ma vuole solo un’occasione per poter dire “io c’ero!”.

Ho detto anche che trovo questa pratica dannosa: forse mi si accuserà di essere eccessivo, ma è proprio questo l’aggettivo che mi viene in mente.

La trovo dannosa perché vedere dei tifosi vendere il proprio abbonamento significa vedere degli individui rinunciare alla propria passione e questo non può che generare un senso di scoramento in chi osserva. Credo, inoltre, che l’esempio dei tifosi più esperti sia fondamentale e gesti di questo tipo non contribuiscono, a mio avviso, a stimolare nei più giovani attaccamento ai colori.

Ecco, il “danno” che mi pare di intravedere è essenzialmente questo.

Qualcuno, nel leggere questa mia riflessione forse si farà una risata, qualcun altro penserà che ho una concezione molto “naif” del mondo del pallone, qualcuno penserà addirittura che il mio intento sia quello di fare la morale: posso garantirvi che non è così.

Il mio scopo è,  piuttosto, quello di condividere ciò che ho provato in relazione a questa situazione, nella speranza che la condivisione possa stimolare una maggiore coscienza di sé stessi come tifosi, con tutto l’attaccamento e l’orgoglio di appartenere ad una piccola, battagliera, meravigliosa realtà. (Francesco Pacciani)

Fonte: Fedelissimo Online