Le impressioni di settembre per il Siena all’inizio del campionato di serie D ruotano intorno a due questioni centrali: 1) il primo mese di campionato concluso in testa con tre vittorie e un pareggio); 2) l’avvento della nuova proprietà svedese.
Ora, quest’ultima vicenda assume un significato particolare se solo si ripensa, con un certo tremore, all’ultima parentesi societaria internazionale, con la Robur costretta a diventare armena e i successivi effetti. Ma quelli erano tempi bui e oscure erano anche le espressioni dei padroni di quel vapore. Lombroso ci avrebbe dovuto mettere in guardia.
Invece questi nuovi proprietari appaiono simpatici e sempre sorridenti nel documentario in svedese sottotitolato che circola sul web. Appunto, dai sottotitoli apprendiamo che il Siena è divenuto proprietà di una sorta di collettivo di amici appassionati del pallone: una settantina, si legge, compresa una o più nonne. Poi, invece, i tre amici sempre sorridenti ora proprietari del Siena, appaiono accigliati e compunti, come finanzieri intransigenti, nei momenti caldi della trattativa ripresi in un ufficio di Milano. Non sembrerebbero immagini rubate: parrebbe, dunque, che i tre businessmen ai vertici del collettivo svedese di amici, si fossero portati dietro una troupe televisiva per documentare le fasi della firma del contratto di acquisto del Siena. Cose moderne, all’avanguardia, si direbbe. Ne prendiamo atto.
Ora gli svedesi avranno a che fare con tutto quello che può essere definito: assemblaggio del prodotto. E la circostanza, se si pensa a come l’Ikea – svedese, appunto – ci ha abituato a intendere l’assemblaggio di un mobiletto di cucina, piuttosto che di una seggiolina, ma perfino di un asciugamano, spaventa un po’. Ma loro, gli svedesi del collettivo, sapranno come fare. D’altronde noi senesi ci mettiamo a fare le pulci agli svedesi? Siamo in grado? Ne abbiamo passate di tutti i colori e già il fatto che gli svedesi siano entrati a Palazzo Pubblico con aria scanzonata, come se andassero a giocare a padel, personalmente suscita simpatia. E allora: Tack så mycket, lycka till. Che pare, secondo Deep translate, in svedese voglia dire: Grazie (perché prima di tutto bisogna ringraziare di aver speso soldi) e in bocca al lupo.
Poi c’è il calcio giocato e quel primo posto a fine settembre, in coabitazione con il Livorno. Società tradizionalmente rivale che è a sua volta in mano a un finanziere brasiliano. Ma si sarebbe mai immaginato che in serie D, un ruspante duello tra Robur e livornesi, si disputasse all’insegna dei vessilli brasiliani e svedesi? Che, traslando al femminile, sarebbe tra l’altro uno spettacolo non da poco. Ora, invece, lo spettacolo è auspicabile nel derby che arriverà già a fine ottobre. Loro, favoritissimi e maramaldi domenica con la cinquina rifilata al Grosseto, viaggiano a una media di quasi tre gol a partita. Noi, neopromossa di nobile stirpe, tre gol li abbiamo fatti in tutto il mese. Però siamo ancora immacolati. Con un centrocampo tutto dedito a coprire la difesa e l’attacco affidato soprattutto ai guizzi di San Galligani.
Non è tempo di disquisizioni tecniche, ma una minima considerazione questo mese di settembre la consente soprattutto su un giovane senese, il brucaiolo Gabriele Di Paola. Classe 2005, ci è parso propenso a correre sulla fascia e a dialogare bene in prospettiva di ripartenza. Ma anche avvezzo alle maniere spicce quando ce ne sia stato bisogno. E poi, con tutto questo vento internazionale che soffia sul Siena, vedere un alfiere di Piazza (a agosto è entrato insieme al figliolo più piccino di Mignani che gioca a Poggibonsi) con la maglia della Robur, ci riporta a dimensioni più familiari.
Ora, toccherà agli svedesi accendere noi senesi di rinnovata passione. Per il resto, sia di buon auspicio che la nostra Santa Caterina è “collega” di Santa Brigida di Svezia, perché entrambe nominate Patrone d’Europa nel 1999 da Papa Giovanni Paolo II. E certe protezioni dall’alto possono sempre essere utili. Magari fin da domenica prossima nella sfida col Seravezza, per ora terzo incomodo. (Daniele Magrini)
Fonte: FOL
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