Tra il fascino gastronomico della trasferta e la vergognosa offesa degli arabi a Gigi Riva…di Daniele Magrini

Fra il Ponte all’Indiano, la Trattoria Da Burde e Quaracchi. In quella prospettiva che degrada verso via Pistoiese, si estende il territorio originario del Firenze Ovest, a cui la Robur ha concesso la ribalta di due pareggi. L’ultimo, quello alle Badesse, decisamente condizionato, come ormai di abitudine, dal fango. La sottolineatura geografica era dovuta per contestualizzare meglio il ricordo di un confronto che, facendo i dovuti scongiuri, rimarrà un atto unico. Sui punti persi e le occasioni sfumate, come quella clamorosa di Granado nel finale o la traversa di Biancon, non è proprio il caso di sottilizzare, soprattutto a poche ore dal mercoledì che attende i ragazzi di Magrini a Sinalunga.

Che è trasferta ad alto tasso gastronomico. L’orario delle 14,30, ideale per i tanti pensionati amanti della Robur, consiglia prenotazioni in loco presso ristoranti e locande capaci di servire pasti in tempi rapidi. Un tempo avremmo affollato il locale di Lorenzo Totò, cuoco di buona fama che univa la gentilezza alla raffinatezza di certe ricette, che negli anni Ottanta gli valsero anche la ribalta di cuoco ufficiale di Rai Uno mattina.

Il calcio delle trasferte, d’altronde, linka spesso la passione del pallone a quella gastronomica nelle abitudini dei tifosi “normali” delle serie inferiori. Mentre in serie A molte tifoserie preferiscono sfilare verso gli stadi, schierati in insulse parate con abbigliamento paramilitare e volto nascosto. Arcigna rappresentazione di un mondo del calcio che non riesce a depurarsi degli imbecilli spesso intrisi di razzismo, come evidenziato dalle offese a Maignan a Udine. Peccato. Perché la trasferta, in quanto tale, è bella. Anche seppure a Sinalunga. È una piccola avventura. Rende in qualche modo il tifoso partecipe di una spedizione ai fini della vittoria, condivisa con tanti amici che hanno in comune la passione per la Robur. Indimenticabili le orgogliose trasferte ai tempi della serie A, con i banchini del pasto disposti nelle aree di sosta degli autogrill. O gli esodi a Grosseto, di cui ne ricordo uno sotto Pasqua finito a botte vere. E perfino, andando un po’ più indietro nel tempo, una carovana di pullman per sostenere la squadra in quel di Agliana.

Tracce di un calcio pulito, così lontano nella sua dimensione semplice, dalla vergognosa passerella della Supercoppa italiana in Arabia Saudita. Uno spettacolo venduto al peggior offerente possibile, con un pubblico scarso, disattento e annoiato per come è stato ripreso dalle immagini televisive. Con una premiazione macchiata dalla presenza delle donne con il burca, segno di sottomissione femminile, che nulla ha a che fare con gli usi del nostro Paese. E visto che si trattava di Supercoppa italiana, quella premiazione in quel modo andava evitata. Ma soprattutto, un pubblico tanto ignorante da non saper neppure leggere sui grandi schermi il motivo del minuto di silenzio in onore di Gigi Riva. E hanno fischiato. Gli arabi sugli spalti hanno fischiato nel momento in cui si rendeva omaggio a un mito vero del calcio vero, morto da pochi minuti! Una ignobile vergogna dentro una ignobile farsa. I padroni del calcio dovrebbero scusarsi con chi continua ad amare il calcio nonostante tutto. E pretendere le scuse degli sceicchi. Eppure, in quello che è accaduto, c’è una sorta di ulteriore lezione che emerge dalla testimonianza di calciatore, e soprattutto di uomo, di Gigi Riva: per i suoi valori, perché amava la Sardegna, perché si era legato con il cuore al Cagliari, rinunciò alla montagna di soldi della Juventus. Una lezione di dignità che la sua morte non cancella di certo. Il contrario di questo calcio italico dei tempi moderni che prende i soldi degli arabi accettandone ogni volgarità.

Di fronte a questa sciatteria, tornare al calcio fangoso della Robur è un privilegio. E rispetto all’imminenza della sfida che attende i bianconeri, consiglio a chi abbia tempo, in queste ultime ore, un approdo sul profilo Facebook della Sinalunghese, davvero ben fatto. Si troverà postata la partita che i rossoblù hanno vinto a Foiano per 3-1. Ecco, chi si soffermi sulle immagini, ben raccontate nell’ottima telecronaca dei commentatori di Radio Epicentro, potrà constatare che quella a Sinalunga sarà una partita molto difficile soprattutto per la presenza nei locali di un trio di giocatori pericolosi quali Viligiardi, Bucaletti e Bencini. Sono gli artefici del successo a Foiano. Contro la Robur vorranno fortemente ripetersi. E quindi, alla vigilia dell’insidiosa sfida, viene di dire al Siena: “adelante cum juicio”, motto manzoniano del Cardinale Ferrer, che di fronte alla folla in tumulto ondeggiante intorno alla sua carrozza, dice, al suo cocchiere, appunto: “Vai avanti, ma con giudizio”. Per evitare sommovimenti. (Daniele Magrini)

Fonte: FOL-foto Eurosport