TESSERA DEL TIFOSO, IL CATANIA GUIDA IL FRONTE DEI CONTRARI

L’Inter di Massimo Moratti è, finora, l’unico esempio virtuoso tra le società di calcio di serie A e B: 15 mila «tessere del tifoso» già rilasciate a chi ne ha fatto richiesta sottoscrivendo un’autocertificazione, con tanto di fotografia sulla card e doppia chiave di lettura (codice a barre e frequenze Rfid) che consentono l’identificazione certa ai tornelli degli stadi.

Il Milan di Silvio Berlusconi, invece, si è dimenticato di inserire la foto (e il codice barre) sulle 158.320 carte «cuore rossonero» inviate a casa e sottoscritte dai supporter rossoneri.

La Juventus del presidente Giovanni Cobolli Gigli «si sta mettendo in regola con il progetto». Infine, le 90 società della Lega Pro, ex serie C, hanno firmato un accordo con Telecom Italia per la fornitura del tesserino e dei lettori mobili (Rfid, quelli degli ski pass) per i varchi degli impianti.

Tutto qui. Il progetto «tessera del tifoso» lanciato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni — contestato dagli ultrà, che il 5 settembre scenderanno in piazza a Roma, e mal digerito dalla maggioranza delle società — ha subito uno stop. Tant’è che lo stesso Maroni ha dovuto diramare una circolare in cui si comunica implicitamente ai prefetti che il battesimo della card del tifoso è rinviato: dall’inizio del campionato, 22 agosto, si va al 1° gennaio del 2010, data oltre la quale, stando al testo firmato da Maroni il 14 agosto, tutti gli stadi con capienza superiore a 7.500 posti dovranno prevedere «corsie dedicate per i possessori della ‘tessera del tifoso’». Così, a partire dal prossimo anno, le società ospitanti potranno vendere i biglietti ai soli tifosi in trasferta che posseggono la carta.

Dunque, scrive Maroni ai prefetti, «solo poche società hanno varato il progetto o si accingono farlo a causa, da un lato, dei rilevanti oneri organizzativi necessari per sostenerlo e, dall’altro, della nota avversione del mondo ultrà». Il fronte del no è guidato dal Catania — mentre altre grandi società come Napoli, Roma, Lazio e Udinese rimangono nell’ombra e non si adeguano — che ha lanciato una vera sfida all’articolo 9 del provvedimento: quello che nega la tessera del tifoso a chiunque sia stato diffidato negli ultimi 5 anni. Secondo Pietro Lo Monaco, amministratore delegato della società etnea, la norma è incostituzionale perché nega l’ingresso allo stadio anche a chi, colpito nel quinquennio dal Daspo, ha già pagato il suo debito con la giustizia sportiva e penale. E la data limite del 1° gennaio per le trasferte? «È un provvedimento da regime totalitario», replica l’ad del Catania: «E poi chi la paga questa carta? Il Catania ha già speso 2 milioni per adeguarsi alle nuove direttive sulla sicurezza».

Cosa succederà, dunque, all’ inizio del campionato? Niente, se si esclude il virtuosismo dell’Inter. E Paolo Cento, esponente di Sinistra e libertà interprete di molte proteste degli ultrà, auspica che il termine del 1° gennaio sia prorogato: «Con la tessera del tifoso si vuole definitivamente normalizzare la passione per le squadre». Contro la registrazione elettronica dei supporter è già partita la mobilitazione degli ultrà che — nel corso di una riunione organizzata a Latina dalle tifoserie di Roma, Lazio, Juventus, Udinese, Milan, Fiorentina, Siena e Reggina — hanno lanciato la mobilitazione per settembre, minacciando anche lo sciopero delle curve: «La tessera del tifoso è un reale incombente pericolo, ci batteremo per i nostri diritti, per la nostra libertà, per la nostra passione». La Digos sta monitorando il tam-tam che viaggia sui siti e attraverso le radio. Appuntamento sabato 5 settembre a Roma, dalle parti dello stadio Olimpico. (Dino Martirano)

Fonte: Corriere della Sera