Terigi: “Sogno una stagione senza infortuni e la B con la Robur”

E’ caduto due volte, Leonardo Terigi. La prima, collettiva, in questa assurda stagione, anche se lui ha la scusante di aver giocato solo otto partite. La seconda, individuale, dentro al campo e fuori, in infermeria. Il ‘male’, così lui chiama la pubalgia, è stato sconfitto ad agosto. Poi però sono arrivati i problemi muscolari al retto femorale (due volte) e all’adduttore, sempre della gamba sinistra. Adesso sembra la volta buona, Leonardo sogna un futuro senza altre ricadute. E intanto prova a commentare, lucidamente, il comportamento della Robur.

Nella scorsa edizione de Il Fedelissimo chiesi a Panariello com’era possibile passare dalla vivacità di Livorno all’apatia di Piacenza. Adesso potrei aggiornare la domanda con Alessandria e Carrarese.

E’ vero. Di parole sono state dette tante ma c’è poco da dire, è un limite che ci portiamo avanti da sempre. Un limite grave, che però non deriva dall’atteggiamento. La concentrazione era al massimo anche a Carrara. Però è un dato di fatto questa stabilità e questa incapacità di reagire una volta andati sotto.

Il Siena di Carrara però ha sbandato più volte ben prima del gol di Rosaia.

Però, fossimo riusciti a chiudere il primo tempo sullo 0-0, negli spogliatoi avremmo potuto cercare di risolvere la cosa. Inutile comunque girarci intorno, c’è poco da fare. L’unica cosa a cui dobbiamo pensare è ritrovare le vittorie sul campo.

Vaira dopo la partita ha detto che a questa squadra servirebbe uno psicologo.

Magari è stato un commento a caldo, ma è comprensibile, abbiamo messo anche lui in difficoltà. Ha visto una squadra ottima contro la capolista e una squadra pessima a Carrara.

Verrebbe da dire, ed è paradossale: meno male che c’è la Cremonese.

Sembra che approcciamo meglio le partite con le prime perché viene più facile, ma non è così. Siamo concentrati anche con Racing o Carrarese. Però il risultato non è da squadra normale e noi non lo siamo: non siamo una squadra normale.

Sei rientrato dal 1’ dopo cinquanta giorni. Come stai?

Ho recuperato, sto bene. Non ho accusato nessun problema, ma facciamo gli scongiuri.

Retto femorale sinistro due volte, poi l’adduttore, e sempre la gamba sinistra.

Sempre problemi muscolari nella sinistra, sì.

Tutti questi problemi fisici, secondo te è solo sfortuna o anche un’infelice predisposizione?

Non è una predisposizione fisica, perché nella mia carriera non mi era mai capitato. E’ cominciato tutto con la pubalgia ad Alessandria, sono stato parecchio fermo e col fisico che ho ne ho risentito. Quest’anno all’inizio sono incappato in infortuni che avevo messo in preventivo. Seguo allenamenti personalizzati, ho un’alimentazione particolare, insomma faccio il possibile.

Sabato in campo c’era un giocatore, tra i migliori in campo, che è stato affossato ancor più dagli infortuni.

Ho tanto rispetto per Daniele Galloppa. La sua è una situazione ancora più grave, si è ripreso, capisco quello che ha provato. Vorrei davvero fare un anno intero senza problemi. In tanti mi dicono: “Che ti frega, tanto i soldi li prendi uguale”. Non è così. C’è la voglia, c’è la passione, senza gioco non sto bene mentalmente. Quando mi faccio male mi chiudo, non parlo con nessuno.

Contro la Cremonese la memoria va all’andata: rigore dubbio, partita persa, squalifica, multa devoluta.

Ci capitò un’ingiustizia, per il rigore che non c’era e perché avevamo tenuto il campo ed il pari ci stava. Però da professionista non potevo permettermi una reazione del genere. Ho scelto allora la via della beneficienza. E’ un’iniziativa che faccio spesso. Per esempio, per Natale, cerco sempre di essere presente all’orfanotrofio di Viareggio.

Parlaci un po’ dei tuoi trascorsi calcistici.

Inizio nella Lucchese, fino agli Allievi Nazionali. Poi dopo il fallimento vado nella Primavera del Genoa e ci resto per due anni.

Tuoi compagni di squadra di allora erano Doninelli (oggi alla Viterbese ma ancora di proprietà Siena, ndr) e Miracoli, che hai affrontato sabato. Lo hai salutato?

Prima dell’inizio abbiamo parlato cinque minuti. A fine partita sinceramente non avevo tanta voglia.

Col Genoa sfidi anche il Siena, e ti trovi contro Ivanov.

Davvero? Il Siena sì, ma che c’era Mihail non me lo ricordavo!

Come prima esperienza nei professionisti scegli il Crotone, in B. Come mai?

Assieme al procuratore, pensavo fosse la piazza giusta. Ho avuto poco spazio, in un anno ho fatto tre presenze e ho deciso di passare al Carpi. E’ stato comunque un anno di crescita. Ho iniziato a capire cosa è il calcio, come funziona lo spogliatoio.

A Carpi le cose vanno decisamente meglio.

Sono arrivato a gennaio e abbiamo perso in finale playoff contro la Pro Vercelli, l’anno dopo è andata meglio e abbiamo battuto il Lecce. E in tutto questo giocavo sempre.

C’era qualche sentore, allora, di poter andare in serie A?

No, direi di no. La B era già considerata la A per loro. Quando hanno raggiunto la prima serie sono rimasto contentissimo, sia perché i giocatori erano più o meno gli stessi, sia perché è una piazza in cui sono stato bene.

Da Carpi ad Alessandria. Il passo è relativamente breve, i problemi sono tanti.

Dopo un anno a Grosseto ho firmato con l’Alessandria. Era pure cominciata bene, poi è arrivato “il male”, la chiamo così la pubalgia.

Quando sei guarito definitivamente dal “male”?

Ad agosto, qui a Siena. Già mi curavo a casa mia a Viareggio, poi dottori e massaggiatori hanno trovato la pozione giusta.

Potrebbe tornare?

Beh, un crociato sai che ci vuole sei mesi e sei a posto, la pubalgia non lo sai mai. Però, facendo gli scongiuri, non dovrebbe ritornare, visto che adesso è passato un po’ di tempo.

E’ stato quel problema a far slittare la tua firma, giusto?

Sì. Sono arrivato a luglio ma ho firmato solo in fondo, perché la società, giustamente, si doveva tutelare. Ho svolto il ritiro con la squadra ma a parte, cercando di curare la pubalgia.

Se tu non fossi riuscito a curarla in tempo?

Sarei rimasto ad Alessandria e non penso mi avrebbero aspettato. Avrei perso un anno.

Dolci ha parlato di te come nuovo acquisto di gennaio. Il piano, col biennale, è di averti pronto il prossimo anno.

Alla società devo tanto. Ringrazio Dolci, Vaira, Anna e Federico. E’ una responsabilità grossa, in pochi l’avrebbero fatto. In me hanno visto sia la qualità da calciatore che la qualità umana, che nel calcio è più difficile da trovare.

Leonardo, dimmi la verità. Dove saresti senza i problemi fisici adesso? 

Non te lo so dire. Forse avrei avuto più opportunità e magari una carriera diversa. Ma sono ancora giovane, ho 26 anni. Se trovo la via giusta posso togliermi ancora tante soddisfazioni. E chi lo dice che non posso togliermele con la Robur?

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Il Fedelissimo