“Sono stato il primo a essere chiamato, prima ancora che Guerri avesse firmasse come ds. Ma ormai avevo fatto una scelta di vita: volevo stare vicino alla famiglia e portare avanti una seconda strada lavorativa, l’agente di commercio”. Leonardo Terigi ha partecipato ad Al Club con la Robur, in collegamento da casa, raccontando di come la scorsa estate Simone Guerri abbia provato a cominciare da lui, nel costruire la squadra che avrebbe affrontato l’Eccellenza. Ma Terigi ormai aveva sposato la causa della Massese, “una società ambiziosa, c’è tifo e pressione, cosa che mi piace. Però lo ammetto, Simone mi ha messo in grossa difficoltà…”. “Un ritorno a Siena? – prosegue – Penso sia impossibile, a meno che non impazzisco. Ma è giusto esser coerente con me stesso e con la famiglia. Però resto il primo tifoso. Con Siena ho un legame particolare, non mi chiedete perché. Ho passato gli anni più difficili, ma provo un affetto veramente grande per la piazza”, spiega l’ex difensore bianconero, mentre in studio, come ospite, c’è Ricciardo, suo compagno per un mese, prima del ripescaggio del Siena di Gilardino in C.
“Siamo partiti con una squadra fatta per vincere la D. Dopo il ripescaggio iniziarono a mandare via diversi giocatori. Ricciardo sarebbe dovuto restare, io e i più esperti, come Guberti, eravamo contenti perché oltre al valore tecnico è uno di peso, la sua esperienza ci avrebbe dato una mano. Ci siamo rimasti male anche noi, rimanemmo a parlarne prima di salutarci. La ruota gira, sono contento che abbia avuto l’opportunità di vivere Siena che è micidiale. E poi il nome di Ricciardo a Guerri l’ho fatto io, mi prendo questo piccolo merito”, sorride Terigi. E Ricciardo: “Grazie Leo, ti devo offrire una cena”.
