Superteste contro giocatori e dirigenti “In serie A tutti truccano le partite”

CREMONA – La chiamano fonte Alfa: il super testimone dell'indagine Last bet, l'uomo che sa e potrebbe raccontare tutti i segreti del calcio scommesse in Italia. Come si truccano le partite, chi le trucca e quanto ci guadagna.

Un primo verbale, raccolto da un poliziotto che lo ha indicato senza nome come "fonte confidenziale", è allegato alle circa seimila pagine depositate ieri dalla Procura di Cremona all'ufficio gip. "La fonte mi ha prospettato – annota l'ispettore – quanto segue: il fenomeno delle partite "truccate" sarebbe ben più ampio di quello emerso dalle indagini della Procura di Cremona e vedrebbe coinvolti giocatori, società e arbitri sia in serie A, sia in quelle minori. La fonte ha escluso però che esista una sorta di organizzazione criminale strutturata e verticistica, in grado di controllare questo insano fenomeno che, al contrario, sarebbe frutto di singoli accordi presi in maniera autonoma da singoli soggetti".

 Quando vengono taroccate le partite? "Tendenzialmente la fonte ha riferito che più o meno fino a tre quarti dei campionati possono intercorrere accordi tra alcuni giocatori di squadre avversarie per "aggiustare" i risultati delle partite, accordi

che però non offrono garanzie assolute circa l'esito degli incontri, poiché intervengono tutta una serie di altre variabili imponderabili (l'impegno degli altri giocatori estranei alla combine, le decisioni arbitrali eccetera). Con l'approssimarsi della fine dei campionati, quando invece risultano più evidenti gli obiettivi delle squadre, entrano invece in gioco le società, i cui dirigenti a volte concordano gli esiti delle partite. In tal caso, al contrario, l'esito dell'incontro è praticamente sempre quello concordato, fatto questo che induce a ritenere che le società riescano in qualche modo a pilotare il comportamento dei propri giocatori e della tema arbitrale".

Ma come si hanno le informazioni? "La fonte ha precisato che nel mondo degli scommettitori vi sono soggetti che hanno stretti rapporti con le società o con singoli giocatori i quali riescono a sapere con congrua anticipo quando una partita risulta truccata e sono pertanto in grado di effettuare scommesse; anche importanti in termini economici, su tali eventi. Naturalmente di tali vantaggi beneficiano anche tutti coloro che, in qualche modo, sono contigui ai predetti soggetti".

La fonte ha parlato anche dell'"esistenza di un'organizzazione criminale strutturata di slavi a suo dire molto potente in grado di alterare competizioni anche ai più alti livelli compresa l'Europa e la Champions League particolarmente attiva in Francia e Germania".

La fonte Alfa comincia a fare anche nomi e cognomi: uno in particolare: Guido Treves, piazzista professionista di scommesse anche per conto della camorra in possesso di "informazioni particolarmente interessanti. Anche se la piazza dove poter avere le migliori informazioni è quella di Milano". Queste parole rappresentano lo spunto per il lavoro del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia che sta continuando a indagare sulla serie A.

Dagli atti emergono poi una serie di dati interessanti: alcuni "zingari" erano il 10 aprile scorso, per esempio, in tribuna d'onore a San Siro per Inter-Chievo 2-0. Parlavano di quote ("a fine primo tempo 1,9 a meno di 0,5") e commentavano l'entrata in campo di Sneijder nel secondo tempo (quando l'Inter segnò i due gol) al posto del loro connazionale Stankovic.

Negli atti ci sono poi riferimenti ad ex dirigenti del Pescara, che avrebbero direttamente parlato di partite, a un viaggio a Palermo dello "zingaro" Lazar ("pensava fosse anche truccata una partita dei siciliani", ha raccontato un pentito), ai parenti di Gattuso (questa volta non il finto zio, ma un fantomatico zio ristoratore, anch'esso inesistente) e ombre sul campionato del Siena e quello del Novara, in B.

In attesa dell'esito dell'indagine, intanto, ieri è sfilato davanti al gip Guido Salvini l'ex preparatore dei portieri del Ravenna e amico di Cristiano Doni, Nicola Santoni. Ha ammesso le responsabilità, non citando mai né il capitano né i dirigenti dell'Atalanta, ma di fatto mettendoli nei guai: ha infatti detto che gli uomini vicini al bagno di Cervia (dove Doni è socio) gli avevano passato i soldi per corrompere i giocatori del Piacenza nel marzo scorso. 

Fonte: Repubblica.it