«Superprocura» con polemica

«La responsabilità politica della decisione della Giunta me la prendo io. Non me la faccio dettare dalla Federcalcio»: è leggermente in imbarazzo il presidente del Coni Giovanni Malagò davanti alle «perplessità» che calcio, basket e nuoto sollevano sulla riforma della giustizia sportiva. Deve quasi alzare la voce e «avocare» a sé ogni responsabilità. Il nodo è la Procura generale e il ruolo di «vigilanza e controllo» che deve attuare il Coni nei confronti delle federazioni. Può da un lato vigilare sulla giustizia e avere un suo terzo grado di legittimità (il Collegio di garanzia), dall'altro essere lo stesso Coni tra i promotori del procedimento sportivo? Tra i compiti della Procura generale, infatti, c'è la possibilità di sostituirsi alle Procura federali in caso di «omissioni, ritardi e archiviazioni immotivate». Ma cosa accadrà se defriti che si sentono «vessati» chiederanno un intervento per omissione?

COMMISSARIAMENTO– La riforma alla fine passa anche in Consiglio nazionale. Solo tre i voti contrari (Abete, Petrucci e Barelli), ma sul ruolo della Superprocura (come l'hanno già chiamata tutti con buona pace di quella della Federcalcio e del ruolo di Stefano Palazzi che fino a oggi era il Superprocuratore), perplessità sono state espresse anche da Binaghi (tennis), che ha definito la Procura generale «un commissariamento della giustizia sportiva», e da Mario Pescante che – come aveva fatto anche in Giunta l'altra sera – ha voluto rassicurare sulle eventuali ripercussioni «internazionali» di una «lesa autonomia», ma ha dovuto comunque invitare Malagò a «chiarire meglio il ruolo della Procura generale. E tra le perplessità sollevate c'è anche quella del rapporto tra Procure sportive e Procure della Repubblica. A chi devono andare le carte, alle federazioni o al Coni?

VOTO CONTRO– Il presidente della Federbasket (ed ex numero uno del Coni) non era presente in Giunta. L'altra sera aveva preferito il silenzio ma ieri ha esternato i suoi dubbi: «Faccio le mie riserve sul Super Procuratore. Se dicessi che non si deve intervenire sull'autonomia delle federazioni non sarebbe comunque sbagliato, perché è un aspetto privatistico. Faccio le mie riserve e voterò contro, non perché non serviva, ma perché ritengo che, pur dando atto che è il frutto di un lavoro certamente serio, i nostri procuratori diventeranno dei sostituti». E serve a poco l'assicurazione di Malagò su «interventi» mirati e minimi della Procura generale. Ma se il suo intervento è limitato a cosa gli servono i sostituti (massimo 30)?

II NO DEL CALCIO– Ancora più esplicito di mercoledì è stato Abete che, oltre a sottolineare come il documento di riforma sia arrivato solo a poche ore dalla Giunta (alle 21 e con l'incipit di votare l'intero pacchetto) «Dal momento che il calcio rappresenta il 65% dei procedimenti disciplinari, era necessario un confronto di pari dignità e materiale da studiare con 20 giorni di anticipo», polemizza. E sulle perplessità di «legittimità», parla di «violazione del principio di autonomia delle singole federazioni». «Uefa e Fifa ci dicono che le federazioni devono provvedere alla propria amministrazione e senza influenza di terze parti ha spiegato il numero uno di via Allegri che oggi in Consiglio federale relazionerà sulla vicenda -. Noi invece ci presenteremo con un codice di giustizia sportiva frutto di un ente pubblico, un soggetto terzo vigilante rispetto al libero associazionismo che noi rappresentiamo».

Fonte: La Gazzetta dello Sport