Steffè: “Voglio dimostrare il mio valore per restare a Siena”

Di Demetrio Steffè colpiscono l’umiltà, la semplicità e la modestia. A soli vent’anni ha vinto un campionato Primavera (a Verona, col suo amico Simone Moschin), viene dal pianeta Inter (dove ha conquistato un Viareggio ed è stato soprannominato il nuovo Zanetti) e in Nazionale è stato vicecampione dell’Europeo Under 17 in Slovacchia. Insomma, avrebbe tutte le carte in regola per sventolare un curriculum giovanile di tutto rispetto ed atteggiarsi con tono irriverente. E invece nel corso dell’intervista la sua parola più usata è ‘fortuna’. Fortuna ai tempi della Triestina, all’età di 11 anni. Fortuna ad allenarsi con Mazzarri e i big della prima squadra nerazzurra. Fortuna a girare il mondo con la maglia azzurra addosso. E la fortuna, Steffè, la cerca anche in quel numero che si è scelto una volta arrivato a Siena. “C’era anche il 24. Il 9 aveva più senso darlo a Lamin Jawo e non ha mai avuto un significato nella mia vita ma ho detto: proviamolo, può portare bene”. E allora buona fortuna, Demetrio. A te e alla Robur.

Cominciamo da Pistoia, dove aldilà degli episodi abbiamo visto un brutto Siena.

Sì, ci possono essere stati episodi negativi però resta il fatto che ognuno di noi debba qualcosa in più rispetto a quella partita. Dobbiamo rifarci già a partire dal prossimo avversario.

Riesci a darti una spiegazione delle difficoltà che la squadra continua ad avere dopo ventisei giornate?

Faccio fatica a risponderti, prima di gennaio non so di preciso cosa può essere successo. C’è stato un cambio di mister, un altro sistema di gioco, però è vero che in tre partite ho già visto un andamento altalenante. Posso solo dire che vedo i compagni motivati al massimo per dare il meglio per la squadra.

Il tuo è stato un impatto velocissimo, visto che sei stato subito impiegato in campo.

L’ambientamento è stato veloce e in questo ringrazio la società e il mister che mi hanno accolto a braccia aperte. Ne conoscevo pochi ma sembrava che li conoscessi tutti da qualche anno.

Hai esordito col Como l’ultima mezz’ora, poi due di fila da titolare. Sei soddisfatto di quanto fatto finora?

Col Como sono entrato in una situazione di partita a sé stante. Col Prato era difficile sotto punto di vista mentale, dopo quattro sconfitte la testa poteva trarci in inganno. Sono abbastanza contento di quello che ho fatto, ma posso fare molto di più.

Sei arrivato il 30 gennaio, e probabilmente la mattina non sapevi nemmeno dell’interesse del Siena.

No, non l’ho saputo fino alle 9 di sera. Il mio procuratore mi ha poi detto che c’era un interesse precedente ma non ne ero a conoscenza. C’erano altre trattative in B (Salernitana su tutte) ma non si sono concretizzate, più alcune di Lega Pro di cui non ero convinto. Alla fine è giunta la proposta ufficiale del Siena e ho detto subito sì. Sono arrivato con entusiasmo in una società con tanta storia e darò tutto me stesso

Cosa non ha funzionato a Teramo?

Anche lì c’era una situazione strana. Sulla carta la squadra non valeva quella posizione, ma doveva entrare nettamente nei playoff. Il B è un girone con tante squadre attrezzate, siamo entrati in un vortice e faticavamo a fare risultati. Si sono aggiunte tante situazioni, come la contestazione dei tifosi e anche il terremoto, che ha reso inagibile la casa in cui stavo.

In estate dovevi firmare col Vicenza, con cui ti stavi allenando.

Ho passato un’estate difficile. Dall’Inter non ho sentito più nessuno, ho cambiato procuratore per via di alcuni problemi e ho passato un mese a Vicenza. Dopo pochi giorni dal mio arrivo c’era già un contratto pronto, poi non ho capito cosa sia successo e all’ultimo, per fortuna, si è presentato il Teramo.

Il Siena lo avevi già affrontato lo scorso anno col Savona, all’andata.

L’anno scorso fu determinante la penalizzazione. Senza quella ci mancava un punto per la salvezza diretta, sul campo i punti li avevamo fatti. Il problema stava nelle vicende passate.

Facciamo un bel salto indietro. Quando inizi a giocare a pallone?

A sei anni, nel San Giovanni, una società di Trieste che non accettava bambini di età inferiore. Per quello ho provato prima altri sport, come il minibasket, ma il calcio è sempre stato l’obiettivo.

Sei anni al San Giovanni e poi c’è la Triestina, nel 2008.

Ci sono rimasto due anni. Sono stato fortunato perché appena arrivato avevo 11 anni, era il mio primo anno in un campo a 11 e dovevo fare gli Esordienti, ma servivano ragazzi per i Giovanissimi e ho fatto tutto l’anno con loro. Giovanissimi Nazionali, perché la Triestina giocava in serie B. La stagione seguente ero capitano nei ’95, poi è arrivata l’Inter.

E siamo nel 2010.

Gioco nei Giovanissimi, poi due anni negli Allievi e vado in ritiro con la Primavera. Ma scelgo di andare in prestito al Chievo per poter giocare di più.

Scelta felice. Vincete il campionato con Moschin in porta.

E’ stato un bell’anno. Con Moschin ci abitavo, eravamo nella stessa stanza. Ma conoscevo anche Ventre, con cui abbiamo passato un anno all’Inter, e Rondanini mio compagno a Savona.

Dopo Verona torni a Milano e vinci il Viareggio, ma soprattutto segni quel gol nel derby in pallonetto che spopola nel web.

Quel gol lo segnai ad inizio stagione. Mi è arrivata questa palla e pensavo di essere in fuorigioco. Ho ritenuto fosse l’unica cosa che potessi fare, ci ho provato e mi è andata bene.

All’Inter ti hanno paragonato a Zanetti. C’entrano forse le doti umane oltre che tecniche?

Ho avuto la fortuna di farmi 4-5 mesi in prima squadra, l’anno ultimo, con Mazzarri mister. L’ho vissuta tanto con loro e Javier è una persona da cui puoi prendere solo cose positive. A dire che gli assomiglio faccio fatica, però per come si atteggia dentro e fuori dal campo è un modello per tutti quei ragazzi che si approcciano al mondo del calcio.

Un tuo identikit?

Come ruolo svolgo tranquillamente la mezz’ala o l’interno nella linea a quattro. Mi piace molto inserirmi e provare il tiro da fuori ma anche andare a recuperare il pallone. Ritengo si saper fare abbastanza bene le due fasi, ho doti di corsa che lo favoriscono.

Se il mister passa al 4-3-3 servirà un play basso davanti alla difesa. Saresti in grado di farlo?

Credo che se arrivi ad un livello professionistico e sei un centrocampista, in qualunque posizione vieni impiegato devi farti trovare pronto. Un centrocampista basso magari fa fatica come mezz’ala perché non abituato alla corsa. Viceversa una mezz’ala messa davanti alla difesa deve fare attenzione a non spostarsi troppo dalla posizione. Ma è più una questione di testa, di immedesimarsi in quel ruolo e capire quali sono i compiti da fare.

Capitolo azzurro. In Nazionale hai esordito nell’Under 16 da capitano.

Sì, anche se quell’anno abbiamo fatto solo amichevoli e piccoli tornei in giro per il mondo. E’ andata ancor meglio con l’Under 17, con cui abbiamo superato la prima fase di qualificazione e soprattutto la seconda, dove ne passava solo una. Poi all’Europeo vero e proprio in Slovacchia siamo arrivati in finale, non erano previsti i supplementari e abbiamo perso ai rigori contro la Russia. Avevamo un gran portiere, Scuffet, che sotto di due rigori ne ha parati due di fila, ma purtroppo un nostro compagno ha sbagliato ad oltranza. Il secondo posto ci ha permesso comunque di qualificarci al Mondiale a Dubai, dove abbiamo perso agli ottavi contro il Messico futuro finalista.

Oltre all’onore di vestire la maglia azzurra, insomma, anche la possibilità di girare il mondo.

Vero, ho avuto la fortuna di girare tanto. Germania, Inghilterra, Israele, Dubai, più tante zone d’Italia. Posti bellissimi, certo non era come se fossi in vacanza ma erano comunque organizzati in modo da poter vedere le cose più importanti.

Demetrio, siamo arrivati alla fine. Che obiettivi ti dai in questi ultimi tre mesi?

Innanzitutto ci sono gli obiettivi di squadra. Pensiamo partita per partita, tutto ciò in più sarà positivo e lo affronteremo col sorriso. Personalmente penso a fare sempre meglio. La società è ottima e punta a obiettivi importanti negli anni futuri, se ho la fortuna di restare sarò felicissimo. Sta a me dimostrare quanto valgo.

Fonte: Il Fedelissimo