News

Spedaletti, il tifoso anomalo: “Mai vissuto a Siena ma la Robur è la mia passione. E il prossimo anno porto i miei tre figli in curva”

Non si perde un attimo una news sul Siena, Maurizio Spedaletti. Poco dopo l’uscita dell’intervista a Biagiotti, lui ne è già a conoscenza. “Emotivamente mi dispiace. Tommaso è senese, legatissimo ai colori bianconeri, poteva restare o magari essere ceduto in prestito”. Spedaletti è un tifoso atipico: nato a Roma, vive e lavora a Perugia e non ha mai vissuto a Siena. Eppure la Robur è la sua squadra del cuore. Una passione sbocciata quasi trent’anni fa e trasmessa ai suoi tre figli. “Ma io non ho imposto niente, non ho dovuto fare nessuno sforzo. Anzi sono loro a dirmi: ‘quando andiamo allo stadio a vedere il Siena?’”.

Maurizio, cominciamo dalla scelta di Mignani e Vergassola.

Sono molto contento per tre motivi: intanto perché sono sicuro che sono persone che vogliono bene al Siena, mi fido di loro, faranno del loro meglio non solo per la loro carriera. Poi la loro presenza è una garanzia sul fatto che verrà allestita una squadra per fare una buona figura. Spero che Mignani lo abbia specificato alla Durio. Terza cosa, ha ricompattato i tifosi e l’ambiente.

Ecco, partiamo dall’ultimo motivo. Trani ha detto che non si sono fatti influenzare minimamente, ma di sicuro dopo due anni deprimenti serviva una scintilla per far tornare il fervore nel tifo.

Credo che questo sia il maggior fallimento di questa annata sportivo-societaria. Non sono mancati tanto i risultati quanto il gioco. Non ho mai visto un minimo di attaccamento, qualche maglia sudata. Era proprio difficile andare allo stadio, anche per tifosi storici. La grossa sfortuna di quest’anno è stato il comportamento di Castiglia. Con un suo campionato decente il Siena ne avrebbe guadagnato in gioco e posizioni.

Nella tua lunga esperienza, ti ricordi momenti così bassi di rapporto coi tifosi?

Ricordo contestazioni nei confronti della società, ma così no. In questi due anni c’è stato un disamore per la squadra, che non ci ha rappresentato. Ai tempi della C sono passate tante squadre di basso gioco, ma l’impegno non mancava. Poteva arrivare la critica ad un singolo, forse due, però qui non ce n’è uno che sudava per la maglia, a parte Marotta. 

Ecco, Marotta. Lui e altri 14 hanno ancora un contratto in essere con il Siena. Chi riconfermeresti?

Ho dato una lettura veloce alla lista. Marotta era quello che correva sempre, ci metteva grinta, sono le cose che noi tifosi vogliamo vedere. La squadra era davvero abulica, le cose andavano quasi per inerzia, vedevamo gli stessi errori ad inizio anno come alla fine. Iapichino ha fatto davvero bene, con una difesa decente lui un po’ più avanti non sarebbe male. Moschin è in prestito ma il suo l’ha fatto, ripartirei da loro. Terigi è un bel giocatore ma è sempre infortunato!

Degli altri non se ne salva nessuno?

Sono giocatori come tanti altri. Gli unici sono Marotta, perché difficile da rimpiazzare, e Iapichino, degli altri qualcuno ha fatto bene ma il sostituto lo trovi.

Rientrano dal prestito Doninelli e De Feo, che sembra si sia compromesso la permanenza col suo atteggiamento al Porta Elisa.

Secondo me lavora meglio coi piedi che con la testa. Poi è vero che contro di noi ha fatto il fenomeno, anche se con la difesa del Siena non ci volevano i marziani. L’umore dei tifosi è così, al terzo gol che fa per noi è perdonato. Però non mi sembra che dal punto di vista caratteriale ci si possa fare affidamento.  

Torniamo a Marotta. Eri presente alla sua premiazione con i tuoi figli.

A Siena ci sono sempre stato bene, sto cercando di tramandare questa cultura ai miei figli. Grazie a loro è più facile venire, mi chiedono sempre: “Quando si torna allo stadio?”. Non è un caso che io scelga i Fedelissimi. La cosa migliore per me è avere un gruppo di amici. Se io avessi un problema potrei affidarmi senza problemi al club. Questo senso di comunità, questo stare insieme, questo stringerci intorno, mi piace tantissimo.

Sei nato a Roma e vivi a Perugia. Come è entrata Siena nella tua vita?

Ho la mamma di Siena e dei parenti lì, che adesso vivono a San Rocco a Pilli. Mia madre mi ci ha portato da piccolo. Ecco, l’espressione ‘Cor magis tibi Sena pandit’ calza perfettamente, mi sono sempre sentito accolto. Poi sono uno che ama essere coccolato, invitato, sentirsi uno del gruppo.

Ma come mai l’amore per la Robur?

Venivo a Siena tramite la mamma e mi sono innamorato con la promozione del 1980. Saprei ridire l’undici a memoria. Ho cominciato a frequentare lo stadio, ho conosciuto Lorenzo e i Fedelissimi. A Siena ci passavo l’estate, di casa non ci sono mai stato. Però ripongo questo sogno per la vecchiaia.

A Perugia, invece, lavori nella Banca Etica.

Sono uno dei soci fondatori, ho raccolto il capitale sociale per farla nascere 18 anni fa. È una banca che riscopre il valore sociale. Chi ha dei soldi in eccedenza li presta a chi ha necessità per progetti validi dal punto di vista sociale e ambientale. Ci sono tante associazioni senza scopo di lucro. Eroghiamo il denaro dei risparmiatori, che sono contenti perché non c’è speculazione e giochini di borsa.

Una sorta di micro credito?

Anche ma non solo. Ci occupiamo pure, per esempio, di installazione di pannelli fotovoltaici, o di cooperative che danno lavoro a persone svantaggiate.

Una realtà completamente differente dal sistema creditizio ‘convenzionale’, tipo Mps.

In fondo non ci siamo inventati niente. Prima che arrivasse la globalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia, la banca faceva questo. Noi riscopriamo questo modo di fare banca che è bellissimo. Si vede un pezzo di Italia di cui nessuno parla, che lavora senza anteporre i propri interessi. Sono molto contento e orgoglioso. Non si presta solo ai ricchi. E poi pur finanziando gente con poche garanzie, siamo la banca col tasso di sofferenza minore del panorama italiano. I nostri soldi tornano quasi tutti indietro.

Questa intervista uscirà sul sito dei Fedelissimi, aggiornato di recente, ma la prima versione è stata una tua invenzione.

E’ un altro grande onore. Non posso metterlo nel curriculum perché la gente non capirebbe quanto è importante per me. Smanettavo agli albori, quando il computer era uno scatolone. Feci il sito prima, poi chiamai Lorenzo e glielo proposi. Rispetto a oggi era modestissimo, però fu uno dei primi.

Di che anno stiamo parlando?

Sarà stato il 1995 o il 1996. C’erano due frame, inserii un riassunto della storia del Siena tratto dal libro di Nicola Natili. Poi La Nazione mi copiò e Nicola si arrabbiò, ma penso che gli sia passato adesso (ride, ndr). Era un sito statico ma a quell’epoca pochissimi ne avevano uno. C’era anche la pubblicità del materiale che il club vendeva.

Maurizio, siamo in chiusura. Il prossimo anno farai l’abbonamento?

Penso di sì’. Spero che questa mossa di Mignani e Vergassola abbia fatto rientrare queste voci di disertare lo stadio. Quest’anno ero in gradinata, ma i miei figli vogliono andare in curva perché si canta di più!

Mi spieghi come fanno, loro, ad essere così appassionati della Robur?

Sono legati a quel che faccio io. Vengono in contrada, al club. Quando gli chiedono che squadra tifano, anzi, come si dice a Perugia ‘che squadra porti’, loro rispondono ‘Siena’ ed è una cosa che mi riempie di gioia. Non gliel’ho imposto. Un po’ sono stupito anch’io. Le cose forse cambieranno, perché hanno gli amici del Perugia, ma per il momento non devo fare nessuno sforzo! (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol