Sotto una sola bandiera di Paolo Brogi

Con quante ne succedono nel mondo Robur avrei bisogno di scrivere quasi tutti i giorni ma non volendo rompere le scatole più di quanto già faccio mi accontento volentieri di questo spazio settimanale, che mi concedono con generosità gli amici Fedelissimi. Perché negli ultimi giorni ne abbiamo viste di cotte e di crude, un po’ come se un destino beffardo volesse accanirsi contro la nostra Robur. Dopo il pari sofferto di Tavarnelle a San Giovanni Valdarno le cose erano andate decisamente meglio, ossia prestazione senza squilli ma tre punti importanti portati a casa. Ebbene ci si è messo l’arbitro Campobasso di Formia a combinare un clamoroso pasticcio che rischia di farci tornare tra un po’ in terra aretina a combattere nuovamente per un successo che era già in tasca. Per carità massima fiducia nell’opera dell’avvocatissimo Carignani ma la strada mi sembra, purtroppo, abbastanza segnata. Insomma servirà un miracolo perché sia confermato il risultato della partita già giocata e non servano altri novanta minuti di lotta. Tornando da San Giovanni Valdarno, quando il quadro era già deprimente e chiaro, mi venivano in mente un sacco di parolacce con cui sfogare la rabbia, perché dopo tre pareggi riuscire a centrare una vittoria e percepire che tutto potrebbe essere stato inutile è una mazzata di cui avrei fatto volentieri a meno.

E’ un mondo difficile diceva una canzone-tormentone di qualche anno fa e la stagione dei bianconeri è appunto complicata. In campo i risultati non sono per adesso  quelli che tutti speravamo, gli arbitri non hanno sicuramente la famosa mutanda bianconera, Gilardino è ormai, incredibilmente, un capitolo chiuso  in attesa di capire chi davvero lo sostituirà, il mercato è attivo ma ci regala perfetti sconosciuti in arrivo dall’estero da valutare ovviamente sul campo sperando che strada facendo il livello si alzi, visti i primi responsi. E poi c’è il mondo dei cuori bianconeri.   E qui noto una divisione netta in due parti. I filogovernativi e i contestatori. Ossia si passa da «va tutto bene e zitti» a «che schifo, è tutto da rifare». Due gruppi sotto una sola bandiera e che dovrebbero pensare a mio avviso solo al Roburrone nel senso più alto del termine. Un vecchio capitano della mia contrada che purtroppo ci ha lasciato qualche tempo fa,  un giorno mi disse che la cosa più importante era lo stemma e per quello si doveva combattere, indipendentemente da chi ricopriva le cariche e dai vari giochini di ‘partito’. Ebbene l’idea vale anche per il Siena. Non importa chi comanda, la cosa fondamentale è che chi va in campo vinca le partite e riporti la squadra in categorie più accettabili per storia o blasone. La bandiera bianconera deve sventolare sempre più in alto, a prescindere che ad impugnarla siano italiani o stranieri, amici o nemici personali, simpatici o antipatici, belli  o brutti. Stop.

Invece sui maledetti social assistiamo troppo spesso ad un teatrino stucchevole dove ognuno applica in un senso o nell’altro il suo «te lo avevo detto» ad ogni soffio di vento, ad ogni risultato positivo o negativo. La sensazione è che qualcuno abbia più piacere nella giustezza le proprie previsioni, allettanti o nefaste che siano, piuttosto che a veder vincere il Sienone. Dico, ma si scherza? Chi scrive non è certo un maestro di vita, piuttosto un arrogante e presuntuoso che però ragiona a rigor di logica. La proprietà ha detto che l’unico obiettivo è la promozione in Serie C e  che arriveranno giocatori di livello per potenziare la squadra. Credo basti così per pensare solo alle partite dei bianconeri tifando per la vittoria. Poi è chiaro se i risultati non arrivano sono giuste le critiche e se invece arrivano non c’è bisogno di dare addosso a chi ha manifestato scetticismo. L’unica cosa certa è che non sarà una passeggiata questo campionato, come ho detto e ridetto. Tutti ci aspettano cari amici, tutti vogliono farci la classica festa dove si divertono solo loro e anche nelle tribune che fino ad oggi ho frequentato non è mai mancato un pizzico di sana ostilità. Piccate discussioni, osservazioni fuori luogo, fastidio quando magari i nostri in campo fanno ‘male’ ai loro. Tranquilli perché non siamo vittime per niente. Anche noi schieriamo i nostri ‘campioni della discussione’ che spesso vanno anche l’attacco senza paura. Fino a che  resta tutto a livello verbale è accettabile, spesso e volentieri anche risibile, l’importante è non esagerare. Un Robur esagerata vorrei vederla invece nelle prossime tre partite: Trastevere, Badesse e Montevarchi. Avversari di ottimo livello, dove servirà un grande Siena e magari qualche direttore di gara un attimo più attento degli ultimi che abbiamo avuto. In piedi Robur, quando il gioco si fa duro i duri devono cominciare a giocare. (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL