Sorpasso Dea, Robur al tappeto – di Tommaso Refini

 

 

Le settimane senza campionato – non ce ne voglia la Nazionale azzurra, storicamente amata in occasione dei grandi eventi e snobbata lontano dagli appuntamenti clou – addormentano la passione calcistica dei “malati” di calcio, quelli che mangiano pane e pallone organizzando l’agenda secondo gli anticipi e i posticipi televisivi : la serie A nel week end, l’aperitivo e la chiosa di B, le partite di cartello della Lega Pro, i tornei esteri e ancora la Champions League, l’Europa League e compagnia bella.

La sosta è una doccia gelata, che aumenta esponenzialmente i visitatori, ma anche i musi lunghi, nelle sale cinematografiche e nelle gallerie commerciali: signore felici per il pit stop calcistico; mariti orfani delle telecronache e degli infiniti Bar Sport, che si scoprono amanti delle due ruote, della Formula Uno o del bricolage, pur di dare un senso ai pomeriggi domenicali. Pause di riflessione, si diceva un tempo. Obbligate, il più delle volte: di solito, infatti, erano l’anticamera dei saluti e baci; nel migliore dei casi occorrevano comunque giorni e giorni per rimettere in moto la macchina ferma ai box. 

Al calciofilo però basta una scintilla, per ripartire come se nulla fosse. E al Siena, più che ad altri, sarebbe servita, per dimenticare la sconfitta di Roma e quella con la Juventus al Franchi. Il pomeriggio dell’Atleti Azzurri d’Italia, invece, si è concluso con un’altra secchiata d’acqua gelida in pieno volto: non fossero bastati i due ko consecutivi e il turno di riposo, ecco la frenata in terra lombarda per riportare al minimo stagionale l’applausometro bianconero. La Robur ha perso – peraltro in uno scontro diretto -, ha esaurito la dote maturata vincendo per due volte di fila e, quel che è peggio, guarda tutti dal basso, staccata dal resto del gruppo. Non le hanno sorriso, infatti, neppure i risultati dagli altri campi, che hanno scavato il solco con cattiveria. Infine, ciliegina sulla torta, si è avuta conferma del vento che tira dal punto di vista arbitrale: il Siena, per gli addetti ai lavori della serie A, è vittima sacrificale, retrocessa designata in virtù della penalizzazione. Ecco allora che, nel dubbio, si può mancarle di rispetto tirando calci agli zoppi, che semmai avrebbero bisogno di maggiore tutela e non di essere accompagnati nel burrone con solerzia.

Detto questo, al triplice fischio il bicchiere è vuoto. E la sconfitta di Bergamo, seppure immeritata, rischia di lasciare il segno più di altri passi falsi. Nessun dramma e la classifica non deve esistere, ma è netta la sensazione che qualcosa vada rivisto: troppi i gol subiti in maniera simile; evanescente l’attacco, quando mancano la fantasia di Rosina e i movimenti di Zé Eduardo. Vanno registrate la difesa in alcune situazioni di gioco e la fase offensiva, perché la squadra ha sempre dimostrato carattere, impegno – tranne alcune eccezioni, che ancora non hanno ben chiaro il campionato che attende la Robur – e una discreta solidità, ma per tagliare il traguardo dei quaranta punti occorre anche un gioco migliore. Di pancia si può vincere una battaglia, ma per vincere la guerra serve ben altro. Altrimenti si rischia di vivere in schiavitù degli episodi, che incidono sulle gare quanto più le squadre delegano agli stessi il proprio destino. Né l’Atalanta né il Siena, a dire il vero, hanno saputo prendere in mano la partita, dunque hanno finito per ridere o piangere di situazioni isolate: la Robur ha la grave colpa di non aver saputo sfruttare l’1-0 di Reginaldo, che aveva consegnato agli uomini di Cosmi la gara ideale; l’Atalanta, invece, ha saputo capitalizzare l’immediato pareggio di Cigarini, che ha aperto la strada al 2-1 di Bonaventura. Poteva anche andare diversamente – vedi la rete di Paci annullata – e forse il pareggio sarebbe stato più giusto, ma per firmare l’impresa di una salvezza da meno sei occorre comunque di più.
Fonte: Sienafree