SONO TANTE LE SITUAZIONI CHE NON CONDIVIDIAMO

Ci sono molte situazioni che, in questo inizio di campionato, non ci sono piaciute o che, quanto meno, non abbiamo capito.

Crediamo che sia uno dei compiti della tifoseria esprimere le proprie perplessità, soprattutto quando non ci sono i risultati a suffragare certe scelte.

In poche parole siamo convinti che se ad oggi siamo penultimi in classifica ciò è dovuto ad una serie di scelte effettuate sia dalla società che dal tecnico. Noi ne abbiamo individuate qualcuna, ma sicuramente ce ne saranno altre.

Non abbiamo la pretesa di avere individuato il male che affligge la Robur, magari fosse così, ma che sia giunto il momento di capire se e dove si è sbagliato ( è difficile essere convinti del contrario se si è dotati di buon senso) e di trovare i rimedi. A qualsiasi prezzo.

Cominciamo in ordine sparso

1-      Se le cessioni di Zuniga, Kharja e Galloppa possono essere giustificate dalle esigenze di bilancio, quella di Portanova si sta dimostrando una bischerata colossale, un vero e proprio suicidio. Si dice che sia stata voluta sia dalla società che dal tecnico, se così fosse la responsabilità è da condividere, ma il danno fatto è grosso.

2-      Nonostante le dichiarazioni ufficiali – in parte smentite dal fatto che pochissimi dei nuovi arrivati hanno finora trovato spazio – la campagna acquisti è stata portata avanti senza il coinvolgimento dell’allenatore. Si ha la netta impressione che siano stati scelti giocatori con caratteristiche più adatte al gioco che Giampaolo voleva applicare nella scorsa stagione, quando arrivò al Siena e prima che optasse per il modulo che prevedeva Kharja nel ruolo di trequartista.

3-      Di contro, Giampaolo ripropone lo stesso assetto nonostante abbia provato – con scarsi risultati – Jarolim, Ghezzal, Jajalo e Genevier nel ruolo che fu di Kharja. Ormai dovrebbe essere chiaro che le strade da percorrere sono altre.

4-      Il centrocampo bianconero, così come è stato schierato fino ad oggi, a nostro modesto parere, manca di fisicità e di freschezza. Insostituibile è l’apporto e l’esperienza di Vergassola, ma, visto che le soluzioni ci sono, potrebbe migliorare con l’impiego in pianta stabile di giocatori come Ekdal e Jajalo o altri che sono, comunque, nella rosa, magari rinunciando al trequartista ruolo che, ormai è evidente, non ha nessun interprete valido nella rosa a disposizione.

5-      L’unico nuovo acquisto, finora sempre utilizzato, è Michele Fini, giocatore di sicure qualità e di grande serietà, che, al momento, non ha ancora giustificato il suo ingaggio. Non è un’accusa al giocatore, ma una constatazione in base alle prestazioni fin qui offerte. Forse un impiego più centellinato sarebbe più utile alla causa bianconera e allo stesso giocatore, questo anche in considerazione della carta di identità.

6-      Ripetere in continuazione che la rosa è competitiva non è un buon modo per cercare di risolvere i problemi. La rosa sarà anche valida, ma questa certezza non può non vacillare davanti a quanto abbiamo visto finora e, soprattutto, da quanto recita la classifica.  Sarebbe più utile un esame attento e l’individuazione, fin da subito, degli obbiettivi della prossima campagna acquisti.

7-      Maccarone, Ghezzal, Calaiò, Reginaldo, Paolucci e Larrondo, sei giocatori per due ruoli, un po’ troppi per una squadra che deve confrontarsi solo in campionato. L’affollamento di questo reparto è di difficile gestione ed è normale che si creino tensioni e malumori. E’ ormai evidente che l’allenatore, ad oggi, non “veda” l’acquisto più costoso della stagione, Michele Paolucci o quanto meno, non lo ritenga ancora pronto. Prevedere che prima o poi la società sarà chiamata a gestire questa situazione non è certo un azzardo. Nel frattempo anche un giocatore giovane e su cui la società punta molto come Larrondo, intristisce in tribuna e, se le cose non cambieranno, alla fine della stagione avrà perso un anno.

8-      Che tra proprietà e allenatore ci sia un feeling totale, ormai ci credono in pochi. Magari ci sbagliamo, sicuramente vorremmo sbagliarci, ma le cose non stanno così. Chiariamo subito che non vogliamo dire che tra Giampaolo e Stronati sia in atto una guerra, lo rifiutiamo con fermezza, ma che l’allenatore non abbia condiviso le scelte societarie non sono le parole a dimostrarlo, ma i fatti. Ricorrendo ad un esempio potremmo dire che la situazione può essere paragonata ad una coppia che di fatto si è separata, ma per motivi economici ha deciso di continuare a vivere sotto lo stesso tetto. Situazione non rarissima, ma sicuramente difficile da gestire e che richiede un’abbondante dose di disponibilità.

9-      Dopo otto giornate, il penultimo posto in classifica con soli 5 punti, alle parole devono seguire i fatti. Lasciare la squadra in questo stato di difficoltà senza fare niente è equivalente all’ accettare di andare incontro ad un inevitabile flop, con tutte le conseguenze, e le responsabilità, del caso.  Sarebbe un vero e proprio suicidio che noi ci rifiutiamo di condividere ed appoggiare. (nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online