Siena, l’errore è tuo. Ma il destino è sempre nelle nostre mani

Alla fine ad esultare una squadra c’è, ma è quella sbagliata. O meglio, quella inaspettata. Dalla conca del Franchi sorride il Gavorrano del funambolo Tarantino (un passato in B alle spalle e il numero di Zizzari SULLE spalle), che blinda la salvezza con una signora prestazione e manda in fumo i preparativi di una città intera.

Clima da A – E pensare che il clima lasciava immaginare il lieto fine da tutti sperato. L’invasione di motorini in piazza Gramsci prima, le coreografie e i cori della curva Robur poi. Istantanee che non si vedevano dai bei tempi di serie A. Il gol di Portanova nei primi minuti pareva la ciliegina su una fiaba da ricordare: una bandiera del passato glorioso a decidere la gara più importante della stagione. E invece la storia si è staccata presto dalla trama sognata. Dall’entusiasmo del riscaldamento al silenzioso sfollamento dello stadio, dall’esultanza al 2-1 di Rascaroli alla triste conferenza stampa di Morgia. Ma stavolta non ha senso il solito ‘gli avverari hanno fatto la partita della vita’. Quella la dovevamo fare noi.

Mea culpa – Inammissibili poi i tafferugli del postgara. Insultare gli avversari perchè hanno svolto il loro lavoro, bloccare il pullman degli ospiti lanciando bottigliette di plastica (e non sassi come maliziosamente gridato da media più o meno autorevoli), è il frutto di una delusione comprensibile ma non giustificabile. Se ci siamo bruciati il primo match-point la colpa non è di Rubechini che pareggia sotto lo sguardo impotente di Cason, e nemmeno del trentaseienne Tarantino che ridicolizza Portanova e Varutti. Il gol divorato da Crocetti, il palo dal dischetto di Minincleri, sono il simbolo di uno sperpero offensivo che si prolunga dall’inizio del campionato. Siamo sempre alle solite. Sul 2-1 si poteva chiudere, si poteva dilagare, eccetera eccetera. E invece è già tanto se abbiamo strappato il pari in extemis..

Bicchere mezzo pieno – Se il tifoso fatalista si abbandona a rabbia e sconforto, l’ottimista può intravedere il bicchiere mezzo pieno. Il punticino strappato all’ultimo, e il conseguente +2 sul Poggibonsi, vuol dire disporre di una scialuppa di salvataggio – lo spareggio con i Leoni – che a pensarci fa rabbrividire ma fino al 90’ non era contemplata. Non è quindi il momento di farsi prendere dallo sconforto. Il destino è ancora nelle nostre mani, la grande stagione finora disputata non è per niente compromessa. Domenica prossima, e non è una novità, ci sarà da soffrire. La Massese è tra le squadre più in forma, è stata l’unica che ci ha battuti al Franchi e un mese fa in casa ha fermato il Poggibonsi, ma difficilmente si smuoverà dalla 5° posizione. Per questo ora più che mai bisogna stringerci intorno alla squadra e mantenere quella fede ‘virale’ che non ci ha mai abbandonato. Dal #tuttialrastrello al #tuttiagliOliveti. L’altro hashtag, invece, rimane lo stesso. Io, anzi noi, stiamo con la Robur. Sempre e comunque.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: Fedelissimo Online