Siena, i giorni della rabbia

SIENA – Beretta non è tornato, il Siena è rimasto a Baroni. La città è perplessa, la tifoseria è infuriata. Nell’occhio del ci­clone c’è il presidente Lombardi Strona­ti, considerato dalla stragrande maggio­ranza il colpevole del mancato accordo con Beretta. Una situazione intricata sin dal primo momento in cui si è iniziato a parlarne: Stronati non ha mai amato il tecnico milanese, lo ha ‘ digerito’ nel 2007/ 08 fino al termine della stagione, poi se ne è liberato subito per fare posto a Mandorlini nonostante ci fosse ancora un altro anno di contratto. Altrettanto ha fatto l’anno dopo, quando tutta la piazza spingeva per il rinnovo di Beretta men­tre lui aveva già in tasca l’accordo con Giampaolo.
Lo spazio per un terzo mandato dell’ex allenatore di Parma, Chievo e Lecce, per Stronati, non c’era. Ma per un attimo tutti hanno pensato che si potesse tro­vare. Era stato determi­nante il ruolo dello spon­sor, il Monte dei Paschi, che aveva fatto pressioni sul presidente per riporta­re sulla panchina il tecnico delle salvezze 2007 e 2008.
Stronati prima si è ‘inchi­nato’, ascoltando le richie­ste di Beretta, giustamente dubbioso sull’opportunità di rimettersi su una barca da cui era stato disarcionato senza trop­pi problemi già un paio di volte ma co­munque pronto a scendere nuovamente in pista. Una volta preso atto delle ri­chieste (contratto fino al 2011, rinforzi di mercato concordati col tecnico), Strona­ti ha controrilanciato (contratto solo fino al 2010 e gestione societaria delle scelte di mercato), rendendo di fatto impossi­bile l’accordo.
La situazione in casa bianconera si è fatta allora insostenibile: la tifoseria, già infuriata, adesso è pronta a nuovi episo­di di contestazione nei confronti del pre­sidente. La misura è colma: il rapporto con Stronati non è mai stato idilliaco, neppure nei tempi in cui il Siena sul campo raggiungeva comodamente la salvezza, ma da giugno in poi sono stati veramente troppi i motivi di frizione. Il teatrino dell’estate con Giampaolo è sta­to il primo atto: nel giro di un paio di set­timane, nelle quali il ruolo di capo alle­natore restava vacante, si passava dalla minaccia di denuncia alla procura fede­rale alla riconferma del tecnico abruzze­se come nulla fosse successo. Eppure era chiaro che il rapporto tra i due era compromesso. La situazione si placava fino a metà agosto, poi il fattaccio: la ces­sione di Portanova ( scambio alla pari con Terzi) a una diretta concorrente co­me il Bologna inaspriva ulteriormente gli animi. Nel giorno della presentazione un tifoso lanciava pure un pomodoro contro il presi­dente. Quindi l’immobili­smo nei confronti di Giam­paolo, protagonista di un pessimo avvio di campio­nato: la tifoseria ne chie­deva la ‘ testa’ già alla quinta giornata, Stronati ha atteso la settima scon­fitta in dieci partite, quel­la di Bologna, per decidere l’esonero.
Mentre tutti speravano in un allenatore di grido per risalire la china ( Be­retta e Delio Rossi i due nomi più gettonati), Stro­nati affidava all’esordiente Baroni la guida della squadra. Altro ma­teriale per la contestazione, già in atto da tempo. Non passa partita allo stadio in cui Stronati non venga invitato ad an­darsene. Anche giovedì sera durante la partita con il Grosseto. E sicuramente il cliché si ripeterà domenica prossima contro l’Atalanta. In tutto questo Baroni deve trovare la forza per lavorare. Da parte sua giungono rassicurazioni, ma certo non deve essere stato facile scen­dere in campo sapendo che da un mo­mento all’altro il suo scalpo era pronto. E certo non deve essere facile farlo in fu­turo sapendo di essere stato pubblica­mente delegittimato agli occhi di tutti.  (Stefano Salvadori/Infopress)
Fonte: Corriere dello sport