Siena, fine di una lucida follia? Solo sei giorni per salvare la Robur

Il sito web ufficiale è fermo dal 21 giugno, comunicato di cordoglio per la morte di Borgonovo a parte. Nessuna traccia di date e luoghi per il ritiro estivo, nessuna notizia sul nuovo staff tecnico o sulla campagna abbonamenti. Persino lo stadio, che quando non si giocano partite diventa uno dei principali parcheggi per chi ha bisogno di accedere al centro, appare malandato e quasi abbandonato al suo destino.

D'altra parte a Siena hanno qualcosa di molto più importante a cui pensare. Ci sono sei giorni per salvare la Robur, la seconda azienda del territorio con alle spalle quasi 110 anni di storia. Che dà lavoro a 100 dipendenti, ovvero 100 famiglie. Un numero non così irrisorio per una cittadina che conta poco più di 50mila abitanti.

È una corsa contro il tempo che dura (almeno) da maggio, fatta di stipendi e contributi da pagare, di scadenze disattese e, adesso, anche di un pessimismo (o realismo?) che regna sovrano. Come confermano le parole del neo-sindaco Valentini, eletto a giugno con il Pd. Che ha definito l'iscrizione alla prossima Serie B una "cosa molto difficile, e comunque in questo momento le prospettive sono di breve durata. Tra un anno ci ritroveremmo nella stessa situazione, ma con meno giocatori da vendere. La colpa è del sistema che ha consentito di arrivare fino a questo punto. Mettendo da parte le ragioni del nostro cuore di tifosi e cittadini, dobbiamo obiettivamente dire che la società oggi non può stare in piedi".

SOGNO SIENA – Parole pesanti, forti che qualcuno ha già inteso come dichiarazione ufficiosa di morte del calcio senese. O, meglio, del sogno Siena, come il nome dello store ufficiale bianconero nel cuore della città. Perché, infatti, tutto era cominciato come un sogno, quasi un'utopia. Quella dell'indimenticato presidente De Luca, che una notte di inizio giugno di 11 anni fa, nel festeggiare una rocambolesca salvezza in una serie B da poco riconquistata dopo 53 anni di assenza, proclamava: "Festeggeremo il centenario del club in Serie A". Ai più quella frase clamorosa sembrò una semplice battuta. O peggio un delirio dovuto forse a qualche brindisi di troppo. Un'estate più tardi, però, quella "lucida follia" (come fu ribattezzata in città l'ascesa in Serie A) era già divenuta realtà. E il Siena che stava per nascere era quello dei fedelissimi Mignani e Ardito (suo il primo storico gol della Robur in A), dei Cufré e dei Guigou, dei Taddei e dei Lazetic. Ma, soprattutto, era il Siena di Enrico Chiesa e Tore Andre Flo, probabilmente i due giocatori più prestigiosi che abbiano mai indossato la maglia bianconera.

SCUDETTI – E mentre la Siena del basket si preparava ad aprire il ciclo dei 7 titoli di fila (l'ultimo dei quali conquistato meno di un mese fa), quella del calcio non era da meno con i suoi 6 scudetti consecutivi, come la Curva Robur si era abituata a definire le salvezze che si susseguivano stagione dopo stagione. Non senza togliersi qualche soddisfazione, come il 2-3 in casa della Roma o le vittorie su Milan e Juventus. Senza parlare di quella volta in cui i bianconeri dell’allora mister Beretta riaprirono il campionato fermando l'Inter a San Siro in quello che doveva essere il giorno del 16° scudetto.

RUBINETTI CHIUSI – Una piccola città, insomma, con molti vanti e parecchi soldi. Quelli che uscivano dalle casse del "babbo Monte" per andare a rimpinzare i portafogli delle tante attività presenti sul territorio senese. Adesso, però, la banca più antica del mondo ha chiuso i rubinetti. E c'è un'azienda che, in particolare, sta soffrendo più di altre la scia di crisi e scandali che ha travolto Mps. Si tratta del Siena calcio, appunto. Una società con un debito sul groppone che oscilla tra i 60 e i 70 milioni. Un indebitamento che, come ha sottolineato due giorni fa anche il sindaco Valentini, è tanto alto da impedire ogni tipo di programmazione, così come l'arrivo di nuovi soci. In questo momento il Siena, per iscriversi alla B, dovrebbe saldare il prima possibile gli stipendi del primo quadrimestre del 2013, oltre al pagamento dei vari adempimenti necessari per poter rimanere nel calcio che conta. Le scadenze di maggio e giugno sono già state disattese (per questo il Siena subirebbe in ogni caso una penalizzazione di 3-4 punti, ma è il male minore) e adesso la prossima e ultima data utile è quella del 16 luglio alle ore 13.

GLI SCENARI – Domani, infatti, la Lega di Serie B dovrebbe esprimere il proprio giudizio sulle domande di iscrizione presentate dai 22 club che hanno diritto a disputare il prossimo campionato di cadetteria. Quella del Siena verrà respinta. E da quel momento ci saranno 5 giorni di tempo per presentare ricorso. Ovviamente, al ricorso dovranno essere affiancati i fatidici 10 milioni di euro necessari a saldare le attuali pendenze della Robur. 10 milioni che Mezzaroma chiede al Monte dei Paschi come apertura di credito e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero essere restituiti una volta ricevuto il famoso paracadute per le retrocesse istituito dalla Lega di A (per il quale la condizione necessaria è l’iscrizione alla B). Ma Mps chiede maggiori garanzie al presidente del Siena, pretendendo un piano di riassetto economico-finanziario serio e futuribile. Perché, se il Siena dovesse continuare ad avere problemi finanziari anche dopo l'eventuale iscrizione alla B, sarebbe difficile finalizzare la restituzione dei già citati 10 milioni. ?Nelle ultime ore c'è chi, come il Siena Club Fedelissimi (il principale sito del tifo bianconero), ha paventato l'ipotesi di un Mezzaroma dimissionario a causa della poca fiducia che la banca ripone in lui. Niente di tutto ciò, in realtà, è ancora avvenuto e il costruttore romano è atteso a breve nel capoluogo toscano per tentare l'ultimo disperato tentativo di salvataggio del Siena.

AMARA FOLLIA – Sarà quella appena cominciata, dunque, la settimana forse più calda di tutta la storia della Robur. Sette giorni per far "vivere la Robur", come un mese fa chiedeva a gran voce il corteo di protesta che ha sfilato per le vie della città. Sembrano lontani anni luce i giorni di un'altra estate caldissima, quella di 10 anni fa. Quella della lucida follia che si era appena avverata, con quello slogan coniato dal presidente De Luca che riecheggiava sui manifesti di una città intera. Sembrava l'inizio di un cammino nuovo ed esaltante, e così è effettivamente stato per almeno 5-6 anni. Poi, però, la sabbia che faceva da fondamenta al castello senese ha cominciato a dissolversi. E adesso un'altra lucida follia, stavolta con tutto un altro sapore, rischia di abbattersi sulla città del Palio.

Fonte: Fantagazzetta.com