Siena e Udinese, brodino caldo – di Tommaso Refini

Brodino caldo, ordinava la nonna quando le cose non andavano tanto bene. Il punto guadagnato contro l’Udinese permette al Siena di non saltare il pasto per la seconda volta consecutiva, ma non ha il profumo e il sapore di un bel piatto di pasta asciutta fumante. Quella sì che avrebbe fatto comodo, quindici giorni dopo la serata no di Marassi. E invece brodino caldo e a letto presto, riflettendo su novanta minuti che hanno raccontato ben tre partite. 

La numero uno: cortometraggio da festival, con l’Udinese premio Oscar per un doppio gancio da ko tecnico; la numero due, con i friulani in controllo e i padroni di casi assenti ingiustificati; la numero tre, con l’espulsione di Lazzari che finalmente ha svegliato la Robur, interprete di una mezzora finale positiva e incoraggiante.

Fa piacere e dà speranze, la reazione dei bianconeri. Ma non inganni, perché in parità numerica la prestazione era stata imbarazzante. “NCS. Non ci siamo”, diceva il grande Guido Nicheli nei panni del Commendator Zampetti, ricco industriale nel ramo degli insaccati. Erano gli anni ’80, quelli dei Ragazzi della 3a C. Tempi di vacche magre per la Robur, pendolare fra terza e quarta serie. Per non ingranare la retromarcia, è il caso di far suonare immediatamente la sveglia. Perché almeno per quarantacinque minuti il Siena non c’è stato, proprio no: poca concentrazione, fievole ardore agonistico, motore a giri bassi e zero idee, con l’aggravante di una fase difensiva da urlo di Munch. Un’azione avversaria, un gol. Due azioni, raddoppio. E meno male che, a quel punto, Di Natale e compagni hanno colpevolmente abbassato il baricentro, pensando più a gestire che all’affondo. Non esiste la controprova, ma, se avessero premuto sull’acceleratore, molto probabilmente avrebbero lanciato i titoli di coda sul match con una frazione di anticipo. Nonostante ciò, anche nel finale, quando l’inerzia era del tutto favorevole a Vergassola e compagni, due svarioni difensivi hanno offerto all’Udinese la chance di tornare in vantaggio.

Ripartire dalla reazione, dicevamo. E dai giocatori più in forma, come Alessandro Rosina: guastatore, folletto difficilmente marcabile, che ha provato ad accendere la luce anche quando la squadra sembrava con la testa e le gambe negli spogliatoi. L’espulsione di Lazzari, che De Marco ha mandato ingiustamente a farsi la doccia, mettendo il timbro sulla solita serie di errori macroscopici (aveva già allontanato Guidolin con eccessiva severità, poi ha sventolato il giallo a Zé Eduardo, anziché decretare un secondo rigore sacrosanto), ha scosso la Robur. Che però, considerando la partenza a handicap, non può attendere gli eventi esterni per mangiare l’erba e azzannare il campionato. Servono gli occhi della tigre e qualche idea in più, oltre alla velocità – di pensiero e di esecuzione -, che in serie A risulta imprescindibile. 

Fortunatamente la mezzora finale permette di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Perché ha restituito l’immagine di quello che ancora non è, ma che potrebbe essere: un Siena volenteroso, dinamico, pericoloso in zona offensiva grazie alla fantasia di Rosina, ai movimenti di Zé Eduardo e alle reti di Calaiò. Su Zè Love occorre spendere due parole: del tutto fuori partita per una buona mezzora; particolarmente incisivo, addirittura determinante, nell’assalto finale. In definitiva ha chiuso il conto aperto da Basta, Di Natale e Calaiò: per adesso bene così, anche se la contemporanea presenza di tre uomini d’attacco, come era prevedibile, ha comportato l’uscita di D’Agostino. E’ una coperta corta, quella in dotazione a Cosmi, considerando anche le naturali difficoltà di una difesa del tutto nuova. Da una parte il terzetto offensivo farebbe molto comodo alla Robur; dall’altra le idee mancanti di cui sopra, almeno sulla carta, dovrebbero arrivare dal numero dieci. E allora cosa fare? Forzare la coabitazione dei quattro, in ragione di un torneo da affrontare senza calcoli? O proseguire, almeno in partenza, con D’Agostino e due punte? Oppure rinunciare al mago per calare il tridente fin dal primo minuto, protetto da due mastini? Sono i pensieri della notte, che lasciamo volentieri a Cosmi. In settimana gli toglieranno un po’ di sonno, ma l’allenatore umbro ha esperienza di situazioni estreme: chiuderà un occhio e, al tempo stesso, proverà a far quadrare il cerchio.

 Fonte: sienafree.it