Siena, DG Bozza: “Domani vogliamo la festa. Ecco come sarà il nostro futuro.

A un passo dalla Lega Pro. Il Siena, dopo la rinascita (da AC a Robur) potrebbe approdare tra i professionisti. Il testa a testa con il Poggibonsi, a due punti, si risolverà domani. Ai bianconeri servirà vincere contro la Massese per ritornare, dopo un solo anno di purgatorio, tra i professionisti.TuttoLegaPro.com ha intervistato Andrea Bozza, direttore generale del Siena, per capire come è ripartito il calcio nella città del Palio. 

Dopo una lunga stagione non conoscete ancora il vostro destino. E, caso strano, ve lo giocherete con il Poggibonsi, team a pochi chilometri da Siena…

Se noi domani faremo il nostro dovere, con grinta e senza paure, riusciremo a riportare Siena nel professionismo dopo un anno di Serie D. A livello personale sarebbe un traguardo importante, perché mi ritroverei tra la nuova generazione dei direttori del professionismo italiano (con tutta probabilità uno dei più giovani, ndr). Comunque vada bisogna complimentarsi con il Poggibonsi, una squadra che ha speso in misura inferiore ed è stato un cane alle calcagna per tutta la stagione, e che ha come presidente un ex socio del Siena: il calcio è strano, ti consente di essere amico nella vita e nemico nello sport. Noi non siam riusciti a chiudere prima il campionato sia per merito loro che per qualche passo falso nostro, tenendo presente questa sorta di obbligo morale a vincere che ci siamo sentiti sulle spalle da inizio stagione e per tutto il campionato. Ma abbiamo spalle forti, lo sanno il mister, i ragazzi e tutto lo staff. Un obbligo connaturato alla nobile natura di Siena".

Cosa è successo in questo anno, dopo la fondazione della Robur Siena?

"Abbiamo lavorato non solo in ambito sportivo, punto sul quale mi esprimerò solo al termine del campionato. Comunque vada abbiamo ricostruito uno dei brand più bistrattati degli ultimi anni, abbiamo offerto opportunità di lavoro, direttamente o indirettamente, a un buon centinaio di persone, abbiamo creato una società moderna in tutti i comparti nonostante si sia nei dilettanti, stiamo costruendo un settore giovanile degno di questo nome nonostante a Siena convivano una varietà di club territoriali e scuole calcio, ciascuno a difesa della propria identità come se si fosse in uno scenario metropolitano, abbiamo avviato uno studio sulla fattibilità di un nuovo impianto sportivo sempre all’”Artemio Franchi”. Lo stadio, nella stessa meravigliosa location, ce lo immaginiamo come un’opera in continuità con la bellezza di quei luoghi. Stiamo lavorando alacremente per riportare interesse nazionale e internazionale sul Siena calcio: lavoriamo su un progetto di academy.

Troppa carne sul fuoco?

Se uno non progetta ad ampio ventaglio non ha visione. Vorremmo affiancarci a dei partner, per farlo bisognerà promuovere il progetto: nessuno troverà porte chiuse, potremmo valutare anche un ampliamento del management. E’ importante sapere che non abbiamo creato debiti e non abbiamo uno sponsor generoso a coprire il nostro operato. E’ un peccato non avere uno sponsor così forte, ma sappiamo che Siena ha vissuto un doping finanziario per 15 anni. Non erano quelli i presupposti giusti per ripartire e stiamo rispettando questo principio: non siamo “dopati"".

I tifosi si domandano cosa ne sarà del marchio storico…

Il mio background legale mi ha consentito di riflettere sulla questione, estremamente complessa. Il marchio è stato oggetto di cessione da parte di della vecchia proprietà dell’AC Siena, rientrando poi in un’operazione finanziaria. Non ci pare la mossa più azzeccata andare a infilarci in situazioni che ancora devono esaurirsi dal punto di vista legale. Ci muoveremo quando capiremo a chi appartiene il marchio e il valore che ha: al momento, purtroppo, possiamo solo stare alla finestra. Il vecchio Siena non esiste più, il titolo è stato revocato. Rimane solamente il marchio AC Siena, noi al momento siamo Robur Siena".

Cosa vi ha spinto a entrare nel calcio in un momento economicamente difficile come questo in una città che ha sofferto la crisi in maniera pesante?

"La nuova proprietà ha portato un senso di rivalsa. L’attuale presidente Antonio Ponte era stato amministratore delegato e socio di maggioranza relativa a fine millennio, nell'annata che riportò i bianconeri in Serie B dopo 55 anni, dovendo poi lasciare con un tocco d'amarezza. Rivedere Siena così in basso lo ha spinto a ritornare: non nego che ci sia un investimento dietro, una creazione di valore. E’ finito il tempo dei mecenati, se mai ce ne sia stato uno, e oggi si può creare un’industria nel calcio con le competenze e le infrastrutture giuste. A proposito di queste ultime: le pare normale che in tanti anni passati ad alti livelli non sia stato messo in piedi nemmeno un campo di proprietà? Siena è un’opportunità, non un posto dal quale prendere e scappare perché non c’è futuro. Questa società può dimostrare che tale opportunità esiste e può essere sfruttata". 

Avete già programmato la prossima stagione anche se non avete la certezza della categoria in cui giocherete? 

"Purtroppo non si può aspettare la matematica: le riflessioni sulla stagione successiva partono in primavera, quindi mesi prima che finisca un campionato. Noi stiamo lavorando sottotraccia perché la Lega Pro non è ancora realtà. Posso dire che il lavoro è molto pesante dal momento che la terza serie è molto più dura, sotto tutti gli aspetti, rispetto a tanti anni fa. Inoltre, senza far voli pindarici, è giusto ricordare che la collocazione ideale del Siena non è la Lega Pro. E' però difficilissimo vincerla, non basta investire: penso a Lecce e Benevento ma potrei portare tanti altri esempi. Per questo preferiamo parlare a medio-breve termine e non a lungo termine".

Fonte: Tutto Lega Pro