Siena, Bellandi sullo stadio: “Capienza da 18 200 o 25 mila posti”

Andrea Bellandi, vicepresidente del Siena, nel suo lungo intervento a Radio Epicentro ha parlato anche della questione stadio: “Al momento dell’assegnazione del titolo sportivo uno degli impegni dirimenti erano lo stadio e l’area della Fortezza. Abbiamo un impegno per lavori sulla staticità della tribuna coperta, ma, invece di spendere un milione e mezzo a fondo perduto, la società ha deciso per la riqualificazione complessiva della stessa e un’eventuale estensione da bandierina a bandierina”.

MODELLO UDINESE – “Abbiamo sottoscritto un accordo con l’Udinese e, a tal proposito, saranno presto a Siena. Sulla base della loro esperienza hanno elaborato una metodologia unica in Italia che, l’1 febbraio, porteremo alle istituzioni. Sarà occasione per un confronto diretto su quest’iter burocratico. Vogliamo che durante il periodo dei lavori il nostro stadio rimanga aperto, è impensabile giocare lontano da Siena e dal suo pubblico dopo due anni segnati dalle limitazioni del Covid-19. Non parliamo di stadio uguale a quello di Udine, semplicemente di seguire lo stesso iter. Ci interessa il modo in cui hanno superato gli ostacoli. Dobbiamo seguire un percorso tale da evitare di essere bloccati, deve essere svolto in maniera inappellabile”.

CAPIENZA – “Ci sono due possibilità: 18 200 o 25 000 posti. La prima è quella che serve alla Serie A, 25 mila ti portano invece fino alla semifinale di Champions League. Segue lo scaglione dei 40 mila, irrealizzabile in relazione allo spazio che abbiamo”.

RAPPORTO COL COMUNE – “Il titolo sportivo è stato assegnato a questo gruppo anche per la volontà di realizzare questo progetto. La volontà politica c’è, diverso è il gradimento di iter e progetto: avremo un confronto, ancor prima di presentare il progetto, per stabilire le procedure corrette. In estate ci sono stati validi concorrenti, prima e dopo la mancata iscrizione si sono avvicinati tanti gruppi imprenditoriali, almeno otto. L’intenzione della Durio era diversa da chi voleva comprare, voleva mantenere una quota e il figlio, Federico Trani, in società”.

Fonte: FOL