Serie A, voragine da 2,6 miliardi

Lo spread tra i costi e i ricavi del calcio italiano non conosce freni: nella stagione 2010-'11 l'intero movimento professionistico italiano (i club dalla Serie A alla Seconda divisione) ha aggiunto altri 428 milioni di euro alla già montagna di debiti accumulata negli ultimi anni. Il quadro è critico: i ricavi diminuiscono, i costi aumentano, gli stadi si svuotano (e di conseguenza anche l'introito dal botteghino si sgonfia), solo 19 su tutti i 107 club professionistici hanno chiuso l'ultimo esercizio in utile. Solo i debiti della Serie A hanno toccato quota 2,6 miliardi di euro, il calcio italiano ha svalutato il proprio patrimonio di altri 204 milioni.

profondo rosso— Questa mattina la Figc ha confermato le preoccupazioni della Gazzetta dello Sport emerse con l'inchiesta a cura di Marco Iaria pubblicata il 9 marzo scorso: il calcio italiano è sommerso da una montagna di debiti. Da noi accade, certo, qualcosa di simile a quello che è in corso negli altri campionati europei: dalla Francia all'Inghilterra per finire alla Spagna, il rosso in bilancio è diventato uno stato di ordinaria emergenza. I dati presentati a Roma all'interno del "Report Calcio", elaborato dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative speciali della Figc (con la collaborazione dell'Agenzia di ricerche e legislazione e PricewaterhouseCoopers), sono terrificanti: il debito della Serie A è salito a 2,6 miliardi di euro, crescendo del 14% sull'anno precedente; la perdita netta di tutto il calcio professionistico italiano è di 428 milioni, un buco aumentato di 80 milioni (+23,2%). Il rosso è su tutto il fronte: dalla Serie A alla Seconda divisione, solo 19 su 107 club hanno riportato un utile. I debiti finanziari della Serie A pesano per il 35%, 16% quelli commerciali, 21% verso un settore specifico, mentre il rimanente 28% è riferito ad altri debiti.

 

meno ricavi— Il totale del valore del calcio italiano nell'ultima stagione è diminuito dell'1,2%, attestandosi sulla soglia dei 2,5 miliardi: la Serie A genera l'82% dei ricavi, la B il 14% e la Lega Pro il 4%. I costi della produzioni sono di 2,9 miliardi saliti dell'1,5%, anche se per la prima volta negli ultimi anni il ritmo di crescita è nettamente diminuito, dal momento che negli ultimi si stabilizzava intorno al 6%.

fuga dagli stadi— La grande fuga dagli stadi italiani è certificata dai numeri: in tutti i campionati professionisti ci sono il 4,4% di spettatori in meno (-2,4% in Serie A, -3,2% in Serie B, -11% in Prima divisione, -19,9% in Seconda divisione). Spalti sempre più vuoti significano anche meno introiti, e infatti tutto il calcio italiano non ha incassato 22,4 milioni (-8,2%). Ma la voce dei botteghini è minoritaria tra quelle che formano i capitoli di entrata dei bilanci dei nostri club. Da noi il sistema si regge sui soldi delle televisioni: un equilibrio, faticoso e precario. Ma pur sempre un equilibrio finché reggerà. (Mario Pagliara)

Fonte: Gazzetta dello Sport