Serie A, ventinovesima giornata: il punto di Paolo Soave

 

All'ultima curva. Il campionato rallenta a suon di pareggi in vista del volatone finale, solo le due magnifiche s'involano avviluppate nel duello scudetto che come un filmone hollywoodiano riserverà effetti speciali sino al termine. Tutte le altre fan quel che possono, spesso poco. Ventisei reti nel ventinovesimo turno della serie A, per quattro vittorie interne, nessun successo esterno e sei pareggi.

Contro il Chievo, che con linee geometriche e dinamismo sa permettersi tre attaccanti di ruolo, ci salva in buona sostanza la pelata, solitamente lucida, di Bradley. Per il resto nella terza partita settimanale, finito a testa alta ma anche con qualche rimpianto il grande sogno della Coppa, la Robur ci mette quel che può, la prestazione da squadra, con l'idea fissa, comprensibile, di non perdere. Pazienza se sui calci piazzati continuiamo a soffrire e in attacco l'assenza dell'Arciere si fa avvertire sempre più. Ormai quel che conta è far legna, che sia un intero albero o un ramoscello. Con una giornata in meno al termine e Novara e Lecce che si ammazzano fra di loro può andar bene anche la politica dei piccoli passi, adatta anche al calendario che ci attende.

La metà del cielo juventino confidava nell'impresa della Roma a San Siro. I giallorossi ci hanno provato fino alla fine, con la loro qualità, con la capacità di giocare sempre la palla, mettiamoci pure con l'irritante e sbilenco cucchiaio di Totti, che davanti a Abbiati ha sciattato tutto (e Luis Enrique l'ha giustamente sostituito). Il Milan con i centoventi minuti di furibonda battaglia di Coppa Italia nei garretti, aveva pur sempre il suo totem a cui aggrapparsi. Improprio l'accostamento proposto da taluni a Gulliver: ha la mole e la forza, d'accordo, ma non il bon ton del personaggio di Swift. Lo svedesone, riproposto alla bisogna nelle vesti di prima punta par più verosimile al Thor celebrato anche sugli schermi: impugna il mitico martellone e spacca tutto, dal dischetto (il suo ottavo rigorino…) e di rimessa (ventidue centri complessivi), scrollandosi di dosso come due comuni mortali Kjaer e Stekelenburg, non proprio due fuscelli. Vittoria pesante e ora sotto col Barça, senza l'altra semidivinità rossonera, Thiago Silva, il cui incauto impiego contro la Roma sa di bischerata (livornese). Sempre incompiuto il progetto di Luis Enrique, che non si consola col nono centro di Osvaldo.

Allo Juventus Stadium si incrociano le parabole opposte di due squadre: una che sta lavorando per diventare grande, l'altra che non lo è più da tempo. Tutto sommato si spargono pochi veleni in una partita così simbolica. Un sussulto d'orgoglio tiene l'Inter in partita per un'oretta, poi col debito d'ossigeno viene fuori laJuventus, con Caceres e la linguaccia di Del Piero, in cerca delle ultime soddisfazioni. Mentre tifosi e dirigenti bianconeri continuano a rivendicar scudetti moggiani “vinti sul campo”, Conte insegue tignoso il Milan; Moratti si consola con i giovani virgulti ma la strada per tornare a vincere pare assai lunga.

Ci vuole l'inatteso Diakité, che a fine partita raccoglie di testa l'invito di Ledesma, per consentire alla Lazio di venire a capo del rinunciatario Cagliari. Torna alla vittoria Reja che consolida il terzo posto, anche se l'assenza di Klose pesa sull'attacco, eccome se pesa. Non sono fuori dalla mischia i sardi di Ficcadenti, che hanno il rammarico di aver sparato in curva con Pinilla la palla di un miracoloso pareggio.

Questa volta perfino Mazzarri, particolarmente abbacchiato, deve ammettere che i suoi hanno i loro limiti. Ha finito l'estenuante repertorio delle lamentele. Dopo le chiassate partenopee della semifinale di Coppa Italia ennesima delusione al San Paolo per un Napoli che ha ancora molti comprimari, soprattutto in difesa. Non basta la sassata di Dzemaili che nella ripresa apre le danze, né la diciannovesima stoccata di Cavani, se si lasciano certi spazi, ben sfruttati da Spolli e Lanzafame. Grande il campionato del Catania. Montella ha studiato presto e bene da allenatore e fa volare, sull'aeroplanino perfino l'elefantino etneo, ma i meriti sono anche del presidente triste Pulvirenti e del suo fido direttore sportivo Lo Monaco, quelli che scorrazzano nella pampa argentina alla ricerca dei Maxi Lopez, che poi finiscono al Milan…

Se la cava al Barbera l'Udinese claudicante degli ultimi tempi. Miccoli infila chirurgico col suo notevole sinistro Handanovic sul palo lungo, ma nel finale trova il guizzo salva partita Torje. Non si lamentano i due tecnici per un risultato in linea col momento non esaltante delle proprie squadre, che nel caso dei rosanero è assai lungo. Il terzo posto scivola a tre lunghezze per i friulani, mentre al Palermo serve più o meno un successo.

Ha probabilmente staccato con notevole anticipo il tagliando salvezza l'ottima Atalanta di Colantuono. Dopo un primo tempo equilibrato gli orobici schiantano il Bologna con il primo sigillo del promettente Gabbiadini, imbeccato da Raimondi, e di rimessa con bel destro del vecchio Tir. Complimenti. Diamanti (clamorosa traversa) e Di Vaio ci hanno provato, ma non era giornata per i felsinei di Pioli, ora scavalcato in classifica proprio dai bergamaschi.

Le grandi deluse non si fanno male, loro malgrado. Il Genoa trova il bel vantaggio con Belluschi che di testa su cross di Mesto fa secco Boruc, poco dopo però Montolivo mette il piedone sulla conclusione di Vargas e fa centro. La Fiorentina nella ripresa si trova in insperato vantaggio grazie all'inzuccata pulita di Natali su corner, ma sarà Palacio, portando a spasso l'intera retroguardia viola, a dare il punto ai suoi con il quindicesimo centro personale. Grifone sotto contestazione, Preziosi già pensa  al nuovo direttore sportivo (il nome più gettonato non è al momento quello di Perinetti ma non si può mai dire). Invece la Fiorentina si è già portata avanti nell'opera di demolizione, e del doman non v'è certezza.

Passava dal Silvio Piola, con grave ritardo, l'ultimo treno salvezza per Novara e Lecce. I piemontesi si mangiano i gomiti per la traversa di Morimoto in chiusura di partita. Da capire perchè Tesser centellini l'impiego di Caracciolo. Cosmi si affida ai rari ma velenosi colpi di Di Michele, e alle folate del giovin Muriel, che fa spesso il vuoto ma raramente trova compagni ai quali appoggiar palla. Lo 0-0 finale è una mezza sentenza soprattutto per il Novara, mentre il Lecce confida nel prossimo turno, col Cesena in Salento, per ritrovar slancio.

Che lavoraccio ha accettato il buon Mario a Cesena, dove ormai la contestazione è continua e rancorosa. Al vantaggio di Floccari replica Santana, a Del Nero il difensore Paletta. La spreca grossa il Parma per levarsi dalle peste: sconcertante la facilità con la quale gli uomini di Donadoni entrano nell'area romagnola. Finiscono in rimpianti una mezza dozzina di occasioni. Non fa meglio fra i padroni di casa lo sciagurato Malonga. Come non bastasse, Beretta viene anche espulso da Celi nel finale. Tutto sommato Donadoni non sta facendo meglio del suo giubilato predecessore Colomba.

La trentesima si apre sabato con i due anticipi Catania-Milan (alle 18,00) e Parma-Lazio (alle 20,45). Domenica aperitivo decisamente alcolico con Roma-Novara (12,30), poi in orario canonico Bologna-Palermo, Cagliari-Atalanta, Fiorentina-Chievo, Inter-Genoa, Lecce-Cesena, il posticipo Juventus-Napoli e soprattutto Siena-Udinese. All'andata fu una delle Robur più convincenti anche se senza fortuna viste lontano dal Rastrello. I friulani portano da anni in giro per la penisola la loro lieta novella. C'è una settimana per smaltire tossine e tirarsi a lucido per continuare a marciare verso la meta (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online