Serie A, ventesima giornata: il punto di Paolo Soave

 

E' un calcio malato, dicevano quelli della Gialappa's qualche anno fa, ma ora c'è poco da scherzare. Non ha più pace l'oppiaceo più amato dagli italiani. La nuova normalità è punteggiata dai debiti e dai filoni d'inchiesta, striscianti e ricorrenti un po' come il doping nel ciclismo. L'ultima parte sana dello sport è rappresentata da chi non lo fa a certi livelli ma lo guarda e lo ama visceralmente, e a volte viene da chiedersi perchè. Per la cronaca la seconda di ritorno regala ventisei goal per otto successi interni, due pareggi e qualche interrogativo in più sui campioni.

A Torino l'orgoglio della Robur sfiora l'impresa e prova a ribellarsi alla logica contabile della liquidazione. Col senno di poi, che è vana saggezza, quel rigore era un po' troppo pesante per Rosina, che deve ancora riaversi da geli della Russia. Peccato sia sfumato il primo punto di Iachini, uno che sembra crederci davvero. La sensazione è che così malridotti, perfino Paolucci, unico attaccante a disposizione, dovrebbe trovare sempre spazio. Per gli eventuali rinforzi non bisogna avere fretta: c'è ancora da vendere e come dice Antonelli ora è vietato sbagliare. In fondo ha ragione: di cappellate ne sono state fatte abbastanza già in estate. Il Siena è un moribondo al cui capezzale siamo rimasti solo noi tifosi.  

Qualche scoria per la Juve. Neanche i campioni d'Italia riescono ad espugnare il Tardini. Buon Parma, Belfodil in costante crescita punzecchia. Alla distanza vengono fuori i bianconeri che passano con Pirlo sulla solita punizione dalla solita mattonella del vertice sinistro dell'area avversaria, complice la spalla di Biabiany. Il pareggio emiliano giunge nel finale quando gli ospiti sbagliano il disimpegno e Paletta serve una palla d'oro all'ottimo Sansone, che brucia Caceres e fa centro. Udite udite, si fa sentire l'assenza di Chiellini nella difesa juventina. Che dire allora dell'infortunio di Marchisio e dell'attacco, che ora si pensa di corroborare con il ritorno di Immobile? Conte si prende le proprie colpe dichiarando di aver  chiesto ai suoi l'avventata giocata costata il successo. Qualcuno comincia a rilevare che il vincente leccese non sempre azzeccherebbe il turnover dopo gli impegni infrasettimanali. Sempre tosto il Parma di Donadoni, per il quale si ipotizza un ritorno prodigo a Milano. Alla fine vergognoso assalto al noto bar antistante lo stadio, meta di tante ritempranti merende post partita. Ma fatevi un panino…

La Lazio non brilla ma accorcia. All'Olimpico contro l'Atalanta va in scena un mediocre primo tempo e tutto è rimandato alla ripresa, quando interviene la mano sapiente di Petkovic, santone balcanico dall'accento vagamente tedesco. Dopo un salvataggio sulla linea del nuovo arrivato in casa orobica, Giorgi, Floccari risolve una mischia in maniera poco ortodossa (mano non vista) e in seguito Brivio devia di testa nella propria porta una conclusione di Mauri. Sono sei i successi consecutivi in casa per Petkovic, sempre male la Dea in trasferta.

Il Napoli, che abbiamo scoperto stare sugli zebedei a Marchisio, si rifà sotto. Soffre inizialmente il Palermo. Armero va in panca mentre pare che sotto o' Vesuvio non tutti si siano entusiasmati per il ritorno prodigo di Calaiò, che ha lasciato un buon ricordo soprattutto come uomo. Questioni di aspettative: c'è chi si accontenta di stare all'ombra del matador, con tanti onori e poche responsabilità, e chi vorrebbe rinforzi da scudetto. Mazzarri aspetta soprattutto l'annullamento della penalizzazione. Il Napoli passa con Maggio, di testa (terza rete consecutiva), raddoppia con la consueta prodezza balistica di Inler, forse il più devastante bombardiere del campionato (quarta rete). Bene anche il più talentuoso dei fratellini Insigne che chiude il conto (quarto centro personale). Deprecabile astenia di  Cavani, che alla ricerca del centesimo goal sbaglia non poco. Ai rosanero non bastano Aronica e Dossena, rinforzi giunti proprio da Napoli. Gasperini, sempre penultimo, ne attende con ansia altri ma non è certo di avere il tempo di vederli.

Torna a sorridere l'Inter. Palacio e Guarin affondano il molle Pescara. Nulla può stavolta Perin, già ambito da mezza serie A. Sempre risparmiato Milito, nessuno nota le assenze nella difesa di casa. Nonostante l'accettabile classifica gli abruzzesi continuano ad avere i peggiori numeri del campionato. Bergodi ammette il calo di tensione dei suoi. Cassano trova il modo di protestare per la sostituzione finale, mentre Sneijder si fa vedere a San Siro forse per l'ultima volta in veste di spettatore e impazientemente atteso in Turchia, nonostante il noto filmino della signora. Stramaccioni lancia il giovane Benassi, molto considerato dagli addetti ai lavori.

Soffre l'assenza di Pizarro la Fiorentina, improvvisamente attapirata. Al Friuli  come al solito i viola fanno la partita e passano con Rodriguez sugli sviluppi di una punizione di Valero. Poi Migliaccio stende Domizzi in area e Di Natale non perdona Neto dal dischetto. Nella ripresa altra mortifera ripartenza di Di Natale, forse in offside (quattordici centri). Passa un minuto e il giovane Neto si impappina su un tirino di Muriel. Gara incredibilmente compromessa per gli ospiti. Montella dice che si tratta solo di episodi, ma sono tre nelle ultime cinque partite. L'Udinese ha tutto un girone per sognare, trascinata dal suo piccolo grande campione. Forse consapevole dei suoi limiti, Di Natale ha preferito divenire una leggenda nella generosa terra friulana che uno dei tanti nelle metropoli del calcio nazionale. Da anni l'Udinese gioca esclusivamente al suo servizio, e lui ripaga. Altrove non sarebbe stato così. 

Riperde la Roma, fragile quando meno te lo aspetti. Zeman senza Totti e Osvaldo, difficilmente sostituibili; in panca a muso duro De Rossi. A Catania altra comparsata opaca di Mattia Destro che si mangia reti in serie, peraltro ambito da altre piazze. Non da meno Bradley a porta vuota. Mattia sembra tornato quello acerbo dello scorso inizio stagione. Speriamo le critiche romane non lo schiaccino. I giallorossi soffrono le puntate veloci degli etnei, che nella ripresa passano con Gomez lanciato in contropiede, abile nel beffare con un pallonetto Goicochea in uscita. Andujar salva il risultato su Dodo. Riprende la sua bella marcia Maran.

Anche il Milan fa fatica dopo la battaglia di Coppa Italia. A Marassi perfino El Shaarawy si prende una serata di libertà, mentre piuttosto acerbo si conferma Niang, che non poche responsabilità ha nell'eliminazione contro la Juve per aver appoggiato comodamente fra le braccia di Storari la palla decisiva. Meglio la Samp, in discreta salute e con Icardi nuova stellina del campionato. Lo 0-0 risulta più gradito dai blucerchiati, reduci dall'impresa di Torino, mentre rallenta la risalita in classifica dei rossoneri.

Il Cagliari la rattoppa in casa contro il Genoa e non è poco. I liguri passano a sorpresa con il rinforzo Pisano, ma è davvero un fuoco di paglia. I sardi pareggiano con il solito Sau (settima rete), guizzante e preciso nel bruciare l'allegra difesa del grifone che non trae particoalre giovamento dall'inserimento di Manfredini, poi nel finale è Conti di testa a regalare un successo determinante di testa, con la sua prima rete in campionato, che consente il sorpasso proprio sul Genoa. Espulso Seymour. Ora è Del Neri a trovarsi al terzultimo posto.

Il Bologna asfalta il Chievo improvvisamente inconsistente. Doppietta per Gilardino (otto centri), a segno anche Kone e Gabbiadini. Bene Perez, motore del centrocampo felsineo. Solo un palo per Paloschi. Tornano sulla terra i veneti dopo un'incredibile serie di successi. Guai agli ordinati soldatini di Corini se, come in questo caso, perdono d'intensità. Rossoblu a +4 sulla zona retrocessione: non male soprattutto considerando il pessimo inizio. 

La seconda di tirotno si apre sabato alle 18,00 con Palermo-Lazio, a seguire alle 20,45 Juventus-Udinese. Domenica alle 12,30 va in scena Fiorentina-Napoli, alle 15,00 tocca a Atalanta-Cagliari, Chievo-Parma, Genoa-Catania, Milan-Bologna, Pescara-Torino, Siena-Sampdoria e alle 20,45 Roma-Inter. Sei sconfitte consecutive possono anche bastare (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online