Serie A, trentesima giornata: il punto di Paolo Soave

 

Punti alla Juve, polemiche al Milan. Si invertono i ruoli delle ultime settimane, si intriga il più bel duello calcistico degli ultimi anni. Il terzo gradino, utile per la Champions, sembra non far gola a nessuno. In coda rischi residui per Fiorentina e Genoa, aggrappate ai limiti altrui. La trentesima offre ben trentacinque reti, per sei successi interni, due pareggi e due vittorie in trasferta.

Tutta la Robur in novanta (e passa) minuti. I bianconeri ringhiano, giocano, soprattutto nel primo tempo, sprecano e sbrodolano, poi quando viene fuori l'Udinese, dopo una prima frazione balneare, finalmente sbloccano, poi soffrono, risprecano, risbrodolano, soffrono, soffrono. Vincono. Nel bene e nel male i successi della Robur non sono mai banali, frutto di un'inerzia virtuosa che questa squadra, che deve sempre arrancare, non conosce. La nona vittoria però è quella del sollievo. Fa vedere distintamente l'agognato traguardo e consente il lusso di una matematica facile facile: nelle prossime ultime otto fatiche andranno bene quattro-cinque pareggi, oppure un successo e due pareggi. Risultati abbordabili anche per la Robur. Se non ci suicidiamo, la salvezza è a portata di mano.

Fra le fatiche di Champions oltre a Galliani si incavola anche Allegri, unico labronico solitamente dotato di aplomb. Fra palle più o meno entrate e fuorigioco millimetrici, rischiano di passare inosservati i meriti del Catania, che al Massimino ha fatto soffrire le prime due della classe. Par condicio. Per il Milan aveva sbloccato Robinho, ma Spolli ha restituito il punto agli etnei. Gira e rigira chi va avanti in Coppa lascia qualcosa in campionato. Rintuzzare la tinga juventina con il complicato enigma blaugrana nella testa non è facile; vien spontaneo preannunciar dossier e invitar gli altri a tacere, un lusso che solo i grandi possono permettersi. Questo è il nostro calcio, ed è un peccato perchè non sarebbe da buttare.

E' una squadra di belve quella che nel secondo tempo fa a brandelli il Napoli del sempre più malinconico Mazzarri. Bonucci, Vidal e Quagliarella danno sostanza all'ennesima vittoria casalinga di una Juventus che continua a crescere. Straripante la condizione, da grande squadra la convinzione. Vada come vada è una grande annata, e il preludio della finale di Coppa Italia mette in guardia un Napoli che resta sempre lieve. Conte scarica sul Milan ogni responsabilità tricolore, ma intanto è a due punti…

All'Olimpico il Novara ci aveva provato sbloccando dopo pochi minuti con l'Airone, questa volta titolare. E' durata poco perchè sotto la pressione della Roma la difesa di Tesser si è sfaldata indecentemente. Nel diluvio di occasioni giallorosse trovano gloria Marquinho, al primo centro, Osvaldo (decimo goal), poi Simplicio, Bojan (quinta rete); intermezzo piemontese con Morimoto in probabile offside e infine pregevolezza di Lamela. Fra alti e bassi Luis Enrique continua a tenere il cannocchiale puntato sul terzo posto; Tesser ricade pesantemente a terra schiacciato dai limiti strutturali dei suoi, ormai rintronati.

Pura follia a San Siro fraInter e Genoa, due non squadre di questa stagione. Finito anche mastro Ranieri nel deprecabile tritacarne morattiano, sulla panca nerazzurra si accomoda tal Andrea Stramaccioni, giovin tecnico, quinto dell'era postmourinhana, che rischia seriamente le belle speranze che lo accompagnano. L'attacco nerazzurro par rigenerato, grazie anche all'inconsistenza del Genoa. Milito va di tripletta (diciassette centri in tutti), nel tabellino anche Samuel e, udite udite, Zarate, al primo goal, peraltro degno del suo vano talento. Sempre impalpabile belli capelli Forlan, così come la retroguardia nerazzurra, in cui si infilano a turni puntualmente alternati Moretti, e dal dischetto Palacio e Gilardino per due volte. Gara sempre in bilico, assurda, espressione agonistica di una oscura disciplina che poco ha a che fare con il football ortodosso. Stramaccioni prelude a un ringiovanimento complessivo dei ranghi nerazzurri? Chi può dirlo, neppure Moratti, il più amletico dei padri padroni del pallone nazionale. Il Genoa non squadra deve trovare il modo di fare circa sei punti, poi urge una programmazione meno estemporanea da parte di  Preziosi.

Dopo otto turni da incubo il Parma si scuote. Contro la Lazio molle del dopo derby prevale la ritrovata grinta degli emiliani, che vanno a segno con Mariga e con la doppietta dell'ex dal dente avvelenato, Floccari. Salva la faccia per Reja solo Scaloni, ma è ormai evidente che l'Aquila si è fermata sul più bello per evidentissimi limiti di mentalità. Terzo posto a rischio nella giornata dolorosissima in cui se ne va Giorgione Chinaglia, bandiera della squadra del primo miracoloso scudetto sotto la guida sapiente e umanissima del grande Maestrelli. Si richiede un colpo d'orgoglio per onorare il mito di Long John e rilanciare la stagione.

Vittoria della tranquillità per il Cagliari: Conti e ancora Pinilla regolano un'Atalanta insolitamente anonima, con un Tiribocchi poco efficace sotto porta. Sardi e bergamaschi, appaiati in classifica, sono a tre punti dalla salvezza. A Ficcadenti e Colantuono stanno tornando i conti. Confermata la penalizzazione agli orobici, senza infingimenti la lotta salvezza. Come dovrebbe essere.

Tracollo del Bologna. Al Dall'Ara sfatato anche l'ultimo tabù del campionato: il Palermo si sblocca in trasferta e ora fuori casa ha raggranellato appena un punto in meno del Siena! E dire che i rossoblu erano passati in vantaggio con l'esordiente Sorensen. Poi Di Vaio si impappina come raramente gli capita e i rosanero trovano rocambolesco pareggio con Donati, poi di rimessa infilzano Gillet con Hernandez e inducono all'autorete Morleo. Si fa più sereno l'orizzonte di Mutti; felsinei forse distratti da nuovi rumors societari.

Sprofonda nello psicodramma il popolo viola, che da tempo non ha più una squadra (e una società) a cui aggrapparsi. Il Chievo è invece compagine vera, tatticamente scafata e rapida, ideale per mettere a nudo goffaggini e indolenze dei gigliati. Dopo una ventina di minuti Natali offre un assist al bacio a Pellissier, che ritrova la rete in un'annata non brillantissima. Il signor Rossi, che rimpiange le mancate dimissioni, si aggrappa al virgulto Ljajic, autore del pareggio su splendida punizione. Un fuoco di paglia, viola. In chiusura Paloschi brucia i bolliti difensori di casa e serve a Rigoni la palla vittoria. Gli asini volanti planano sulla salvezza; ribolle di rabbia il Franchi. E se il Lecce avesse vinto…

Si spegne tra sonanti fischi il Lecce contro il Cesena in quello che era, anche per Cosmi, l'ultimo tram salvezza. Non sono mancate le occasioni agli impalpabili attaccanti salentini. La palla migliore è quella iniziale di Muriel che si stampa sul palo. Ed è andata pure bene, perchè Mutu ha fatto ripetutamente vedere le streghe a Benassi. Si leva i proverbiali sassolini il buon Mario, che a fine partita “saluta” i tifosi pugliesi che non lo rimpiangono. Si tengano pure Cosmi. Gira e rigira i giallorossi hanno vinto solo con noi. Al Cesena il punto serve per la dignità.

La trentunesima va in scena alla vigilia di Pasqua: alle 15,00 Cagliari-Inter, Cesena-Bologna, Chievo-Catania, Lecce-Roma, Milan-Fiorentina, Novara-Genoa, Udinese-Parma, alle 18,30 Palermo-Juventus e alle 21,00 Lazio-Napoli. La Robur rende visita alla Dea per fare un altro passettino verso il traguardo. Avversario ostico e poco incline a sbagliare due partite di seguito; possiamo permetterci gara accorta ma senza i consueti appagamenti del dopo vittoria, per far Pasqua con punti. (paolo soave)

Fonte: Fedelissimo Online