Serie A, trentesima giornata: il punto di Paolo Soave

Perchè ci vuole orecchio, avrebbe detto il grande Jannacci che ci ha lasciato. Ci vuole orecchio per capire come andrà a finire l'infinita rincorsa della Robur, e non solo. Ventisette reti nella trentesima prepasquale e la diffusa sensazione che ne vedremo delle belle nel volatone finale, dalla zona Champions alla salvezza. Quattro successi interni, tre pareggi e altrettante vittorie esterne.

Finchè c'è vita c'è speranza. La Robur accarezza l'illusione del successo a Marassi che avrebbe cambiato davvero la storia del suo campionato più difficile.Il Genoa è però oggettivamente arrembante e i nostri non fanno poco, soprattutto per lo svantaggio iniziale (a proposito: una volta chi stava in barriera non si muoveva neanche con le cannonate). Coraggiosa ripresa dei nostri, ma avanza il sospetto che la sostituzione di Rosina sia stata un po' troppo anticipata. Chissà. Vivi fino alla fine, e senza rimpianti sperando in Eupalla, perchè la Robur la salvezza se la meriterebbe di più.

Perfida Juve. Nonostante incomba marziale il Bayern, a San Siro vuol vendicare lo schiaffo patito all'andata. Un girone esatto dopo i bianconeri sono padri padroni del campionato mentre i nerazzurri hanno ballato una sola serata. Dopo appena tre minuti Quagliarella (ottava rete) trova una di quelle parabole fatate che danno l'illusione sporadica del gran giocatore. Comunque di classe. Nella ripresa Palacio (decimo centro) si imbuca lanciato da Cassano nelle maglie un po' larghe della difesa ospite. Il pari è un fuoco di paglia. C'è tutta la caparbietà juventina nel recupero sulla linea di fondo di Quagliarella che mette al centro una palla alla quale crede Matri (settimo centro) ma non Ranocchia. Fallaccio da frustrazione di Cambiasso che si fa espellere nel finale e poi chiede scusa, capito da Conte. E ora sotto con i tedeschi più talentuosi, poco fortunati in Champions e solitamente perdenti contro le italiane. Sempre più lontano il terzo posto per l'Inter, finalmente con un Kovacic ispirato.

Che goduria il posticipo di Torino… Granata e partenopei giocano all'inglese: una rete a testa e palla al centro. Protagonisti dello show Dzemaili e Cavani. L'ex centrocampista del Toro ha il piede caldo ed è in serata di grazia. Mette a segno ben tre traccianti sui quali nulla può l'esterrefatto Gillet. Il matador, tornato tardi e con qualche tormento, entra a venti minuti dalla fine. I padroni di casa costruiscono l'impresa grazie a Barreto, che non segnava da una vita, Jonathas (su rigore) e Meggiorini. Il Matador però graffia la partita da par suo con una punizione siderale, poi fa stramazzare il Toro con un'incornata (ventidue centri per il capocannoniere). Per la cronaca c'è anche un rigore di Hamsik parato da Gillet. Se Cavani ha voglia il secondo posto può essere del Napoli. Piegata l'ottima verve del Torino, battutosi con onore.

Vuole il secondo posto a tutti i costi il Milan che si impone anche al Bentegodi. Il Chievo fa la propria parte, imbottito com'è di difensori e centrocampisti, ma d'altra parte è questa la formula di successo che ha dato ragione a Corini, con Paloschi che si atteggia a nuovo Inzaghi dopo aver relegato alla panca Pellissier e Thereau che spazia da guastatore. La gara è una sorta di disfida dalla distanza fra Balotelli e Puggioni, bombardato da Supermario in tutti i modi e da ogni distanza. In un caso l'estremo clivense viene beffato da Montolivo che raccoglie la respinta corta. Sempre più generoso e sempre meno incisivo come punta El Shaarawy. I veneti finiscono in dieci per l’espulsione di Dainelli.

Dispiega nuovamente le ali l'aquila laziale, dopo lungo torpore. E dire che non si era messa facile con ilCatania, approdato a inopinato vantaggio con Izco grazie a rimpallo. Furibonda reazione dei padroni di casa, sospinti anche dai cambi di Petkovic, che getta nella mischia Klose dopo oltre cinquanta giorni di forzata assenza. Chi di gollonzo ferisce di gollonzo perisce: Legrottaglie regala il pari alla Lazio che poi passa su rigore di Candreva per atterramento di Ederson. Che si sia svegliata in tempo per la volata finale? Scavalcata la Roma, e non è poco visto che c'è il derby, che nella capitale vale tre-quarti della stagione. Ha conosciuto giorni migliori il Catania.

Dopo le trionfali celebrazioni  (e autocelebrazioni…) tottiane, come volevasi dimostrare la Roma di Andreazzoli stecca per la prima volta, al Barbera. Sannino sa di avere un piede in B ma vuol far vedere che Zamparini ha fatto male a cacciarlo ad inizio stagione. In effetti i rosanero paiono più pimpanti ed incisivi. Si riscatta l'asse Ilicic-Miccoli (entrambi giunti a sei centri). Il folletto pesca il lungagnone solissimo in area. Nonostante la sua proverbiale lentezza ha tutto il tempo di aggiustarsi la palla e di infilare perfido sul suo palo Stekelenburg. E' poi Miccoli a raccogliere l'assist del compagno di reparto in occasione del raddoppio, ancora una volta agevolato dalla svaga di Bursisso e compagni. Ci sarebbero anche le traverse ad arrotondare la supremazia dei rosanero. Si fa dura per i giallorossi centrare la zona Champions, mentre i siciliani tengono accesa la fiammella della speranza.

Che abbia ragione, in qualche modo, Galliani? La desolazione dell'Is Arenas sembra giovare al Cagliari anziché alle squadre ospiti che raccolgono poco o nulla. Questa volta l'effetto straniamento colpisce la Fiorentina. I sardi fanno loro la contesa già nella prima frazione grazie a Pinilla (cinque reti), inizialmente preferito a Ibarbo. All'inizio risolve una mischia con una girata, poi realizza un rigore dopo atterramento di Sau da parte di Cuadrado. I viola soffrono l'assenza del talentuoso Borja Valero in mezzo al campo e accusano l'infortunio di Jovetic. A nulla vale la rete di Cuadrado nella ripresa. E' un brutto colpo nella corsa alla Champions, che prevede ora lo scontro con il Milan. I sardi beneficiano del rientro di Conti e Rossettini, ma d'altra parte hanno valori tecnici non trascurabili.

Sigilla classifica e stagione il Parma al Tardini contro il Pescara. Partita senza storia, come dimostra il fatto che le prime due reti vengano realizzate da due difensori di casa in libera uscita come Benaoulane e Paletta. L'ultima è un capolavoro di Amauri (decimo centro), che dal limite dell'aerea controlla e insacca con sontuosa rovesciata. “Sono tornato”, dirà negli spogliatoi l'italo-brasiliano che alcuni anni fa, sembra un secolo, faceva furori ed era reclamato in Nazionale. Si adagia definitivamente sul fondo della classifica il Pescara, che solo sporadicamente ha dato l'impressione di essere attrezzato; più spesso quella di un'armata Brancaleone in perenne aggiustamento. Sempre sconfitto Bucchi.

Pareggio bagnato a Bergamo fra Atalanta e Sampdoria. Un tempo per uno: parte bene la Dea, che ritrova Moralez ma esclude Livaja che ha battibeccato con Colantuono; nella ripresa si vedono gli ospiti, ringalluzziti dall'espulsione finale di Lucchini. Poche occasioni e inevitabile 0-0 che avvicina entrambe le contendenti al traguardo della salvezza.

Al Friulo lo 0-0 è soprattutto conseguenza dei demeriti dell'Udinese, che molto spreca contro il Bologna. A partire da Di Natale, ultimamente piuttosto dimesso, che calcia malamente un penalty facendo fare bella figura perfino a Curci. I padroni di casa colpiscono più volte i legni, ma accusano l'assenza di Muriel, che entrea solo nel finale. Gli ospiti, senza Diamanti, ringraziano e portano a casa il punticino.

La trentunesima inizia sabato alle 18,00 con il testa-coda Juve-Pescara, seguito alle 20,45 da Bologna-Torino. Domenica alle 12,30 Fiorentina-Milan, poi alle 15,00 Catania-Cagliari, Sampdoria-Palermo, Siena-Parma, Udinese-Chievo, e ben tre posticipi alle 20,45: Inter-Atalanta, Napoli-Genoa e Roma-Lazio. Arrivano al Rastrello gli emiliani con la salvezza in tasca (+12 su noi). Amauri è uscito da un torpore pluriennale e andrà tenuto d'occhio, ma solo Chievo e Pescara hanno perso in trasferta più dei gialloblu. Subdola ma da vincere, in attesa che Cavani si scateni nella notte del San Paolo. Vai Robur, la caccia continua (paolo soave).

Fonte: Fedelissimo Online