Serie A, trentasettesima giornata: il punto di Paolo Soave

Perfido Eupalla: è proprio l'Inter a consegnare alla Juventus l'attesissimo scudetto che pone fine all'era dell'espiazione bianconera. Speriamo serva ad attenuare gli atavici odi fra i due club. Mastica amaro il Milan, l'Udinese si avvicina alla conquista del terzo posto, il Lecce alla B. La penultima regala trentadue reti per quattro successi casalinghi, due pareggi e quattro vittorie in trasferta.

La festa della Robur diventa quella del Parma. La stagione bianconera resta maiuscola, ci mancherebbe. Bravi tutti, grazie a tutti e ora sotto con le celebrazioni, ma… Il Parma cala al Rastrello motivato e concentrato nonostante i suoi 50 punti. Noi no. Certo decide la quindicesima splendida parabola di Giovinco, ma prima e dopo il Siena non c'è. Questione di gamba e di testa, ovvero di mentalità, che è la solita, riassumibile nella retorica della A miracolosa (dopo due promozioni e sette salvezze…) e che elude la vera secolare sfida della Robur: la precarietà. A 90 minuti dalla fine della stagione, fra chi annuncia inquietanti fughe sbattendo la porta, chi si mette in discussione, delineando un futuro incerto per il bel giocattolo bianconero (la palla passa ora al Presidente, che sui contratti ha una sua idea, divenuta “singolare per il nostro calcio) e chi resta a casa per il pranzo domenicale, è un fatto triste che il record di punti non interessi praticamente a nessuno. Col braccino corto non si cresce.

La Juventus si aggiudica con assoluto merito il suo ventottesimo tricolore, anche se per i suoi ultras, dirigenza inclusa, sarebbero trenta. Godono quelli che invadono il Nereo Rocco e Cellino, che per l'occasione ritocca i prezzi. La sfida contro il Cagliari non ha storia: sblocca subito Vucinic, nel finale arriva anche l'autorete di Canini. Il primo scudetto postmoggiano è frutto del ritrovato furore bianconero, merito di un tecnico vincente e viscerale come Antonio Conte (complimenti mister, e poi dice che l'allenatore conta poco. Conte conta!), e dell'acquisto di Andrea Pirlo, l'ultimo dei registi, capace da solo di dare geometrie e tempi a una squadra per il resto non trascendentale e che avrà ora bisogno di qualche fuoriclasse per tornare competitiva anche in Europa. Forse quel triennale era meglio concederglielo a Pirlo, che ne pensa Galliani?

Serataccia per il Milan. Questo derby non se lo scorderà facilmente. In un'annata squallida l'Inter di Stramaccioni, fuori da tutto, trova sussulti proprio nelle stracittadine. La sfida è vibrante fra due squadre orgogliose e stanche, che sferrano gli ultimi colpi in canna. E' la serata di Milito, che ne fa tre (due dal dischetto). Trascinati nuovamente da Ibra i rossoneri si illudono di tornare in corsa ribaltando l'iniziale svantaggio fra la fine del primo tempo e l'inizio della ripresa. Proprio lo svedese fa scintille con Julio Cesar dal dischetto e tutta San Siro sembra incendiarsi. Non gioverà ai rossoneri tanto nervosismo. Nel finale l'Inter chiude con Maicon. Anche il Milan, che termina la stagione a zeru tituli (ci sarebbe la Supercoppa…), è a suo modo da rifondare. Per la prima volta Ibra non basta per lo scudetto, e non pare il caso di appellarsi ancora al famoso goal di Muntari. Segno dei tempi, che passano, per tutti.

E' senza dubbio l'Udinese, di nuovo bella, la più meritevole del terzo posto. Al Friuli De Canio, col vantaggio di conoscere il risultato del Lecce, cerca il punticino salvezza per il suo Genoa. Gara di sofferenza per i rossoblu, ridotti in dieci alla mezzora per l'espulsione di Kucka. Sblocca su punizione la parabola tagliata sul primo palo di Di Natale (ventiduesima rete), poi è notte per gli ospiti, ridotti in nove dall'espulsione di Palacio per doppia ammonizione. Tagliavento, che fu a Marassi in occasione della vergognosa resa delle maglie, non porta bene al grifone. La ripresa è pura accademia per l'Udinese, che con Frey fa il tiro a bersaglio. E' Floro Flores a siglare lo scontato raddoppio. A Guidolin, che non ci sperava più, manca un punticino per strappare il terzo posto, lo stesso che cercherà il Genoa per la sua risicatissima salvezza.

Manca solo il goal a Marco Di Vaio, atteso in Canada, nel giorno in cui saluta il Dall'Ara. Il Napoli vuole punti ma trova i legni della porta di Agliardi, mentre Diamanti mette a segno il suo settimo centro. Reagisce attaccando a testa bassa la squadra di Mazzarri, ma Cavani spreca assai. Nella ripresa poco incide il subentrato Lavezzi, più concreto Rubin che trova il raddoppio. Rissa finale innescata da Zuniga, ma Bergonzi la fa pagare a Dzemaili e Morleo. Finisce in alta quota il Bologna di Pioli, è ormai dimesso questo Napoli che tanto sembra promettere e che mai mantiene. Quasi sfumato anche il terzo posto, resta la Coppa Italia, ma occorre ritrovare l'ispirazione e la gamba.

Incredibile ma vero: è Totti il miglior sponsor di Luis Enrique, dopo le frizioni di inizio stagione. Una doppietta del capitano giallorosso, che in avvio fallisce anche un rigore, salva laRoma dall'ennesima sconfitta, all'Olimpico contro il Catania, che per l'occasione ritrova stimoli e motivazioni. Alle reti di Lodi (su rigore) e Marchese, l'ex Montella gongola. Tecnici accomunati dall'incertezza sul loro futuro, ma per ragioni ben diverse: cercato da più società quello italiano, trattenuto per la giacca lo spagnolo, già stufo, nonostante la Roma sia fuori dall'Europa.

Anche l'Atalanta ha ormai staccato la spina. Cede in casa al cospetto della Lazio, oltremodo bisognosa di punti. Rocchi nega un rigore di palmare evidenza agli orobici, mentre gli ospiti si fanno notare solo in occasione della bomba di Gonzalez, che fa tremare la traversa di Frezzolini. Sblocca la conclusione di Kozak, deviata da Peluso, dopo errato disimpegno difensivo di Manfredini. Nella ripresa l'espulsione di Stendardo prelude al raddoppio messo a segno in chiusura dal bolide di Cana, diretto proprio al sette. Sperano ancora nel terzo posto gli uomini di Reja.

Una rete in contropiede del vituperato (dai tifosi viola) Cerci regala la salvezza alla Fiorentina e avvia il Lecce alla retrocessione. Appaiono spenti gli uomini di Cosmi, che infatti si lamenta del calendario. I salentini molto hanno spesso nella lunga rincorsa. Erano giunti a un punticino dal Genoa, ma troppe occasioni sono state mancate in casa. Aveva poca voglia di tornare in panca, e non l'ha negato, Vincenzo Guerini, al quale noi tutti roburmatti siamo legati da immeritata riconoscenza: fu dopo la sua effimera gestione che nacque l'età dell'oro della storia della Robur. Delio Rossi ha pagato ma l'uomo merita solidarietà: i moralisti si sono scatenati per una reazione impulsiva. Un tipo più freddo avrebbe atteso l'intervallo.

Gara balneare al Barbera fra Palermo e Chievo. I rosanero passano subito in vantaggio con Miccoli dal dischetto a seguito dell'atterraggio in area di Migliaccio. E' sempre il folletto di casa a raddoppiare dopo pochi minuti, ma il Palermo è costituzionalmente incapace di gestire. La svolta arriva quando Gervasoni assegna un penalty anche ai clivensi, trasformato da Pellissier. Uribe sigla il pareggio in assenza di difesa di casa. Dopo l'intervallo palla al centro e il subentrato Luciano porta il vantaggio i suoi. In contropiede Pellissier sembra chiudere definitivamente il conto. Ci vuole il terzo sigillo di Miccoli (sedici reti), che al volo fa secco Sorrentino, e quello di Silvestre per  fissare il risultato finale di una sfida folle. L'ultimo, decisivo goal nasce da un corner assegnato solo per il fair play del giovane difensore veneto Acerbi, in procinto di sbarcare al Milan. Allegria in entrambe le squadre: involontaria e comica quella della difesa siciliana, più costruttiva quella del Chievo, che raggranella un altro punticino. 

Il triste derby delle retrocesse che va in scena al Silvio Piola arride al Novara, che piega il Cesena grazie ai due rigori procacciati da Jeda e trasformati dall'ottimo Rigoni (undici reti), che in chiusura fa tris ribadendo in rete una clamorosa carambola su tiro di Morganella. Non pervenuti i romagnoli. Non ha retto all'urto con la A il miracolo Novara delle ultime stagioni; ha sbagliato programmazione nella sempre critica seconda stagione il Cesena.

Gli ultimi novanta minuti del campionato di serie A andranno in scena su tutti i campi alle 20,45, ma la concomitanza per serietà e correttezza sarebbe servita prima. Si chiude con Catania-Udinese, Cesena-Roma, Chievo-Lecce, Fiorentina-Cagliari, Genoa-Palermo, Juventus-Atalanta, Lazio-Inter, Milan-Novara, Napoli-Siena, Parma-Bologna. La Robur termina al San Paolo la sua ottava stagione di A contro un avversario deluso. Magari ci scappa il record (paolo soave) 

Fonte: Fedelissimo Online