Serie A trentaquattresima giornata: il punto di Paolo Soave

 

Una settimana a piangere Piermario Morosini, ragazzo sfortunato tutta la vita, ricordato nella splendida lettera di Rossettini (grazie Luca), poi la vergogna di Marassi. Il capitano del Genoa Marco Rossi che brancola per il campo con le maglie dei compagni in mano, testa rigorosamente bassa, è la definitiva sconfitta morale del nostro già screditato pallone. Almeno Sculli, Frey e Mesto dimostrano di avere dignità di fronte a quel manipolo di vili che prende in ostaggio il sottopassaggio per gli spogliatoi e con esso il buon nome di una vecchia e gloriosa società. La parte sana del grifone applaude il Siena, che per quarantacinque minuti, finchè si gioca a football, ridicolizza i rossoblu. La Robur, dopo una settimana di passione e sotto un cielo che tutti vogliono scuro, ribadisce la sua dignità. Questa squadra, guidata dal piccolo grande Sannino, merita rispetto, non processi mediatici grossolani. Chi ci infanga provi a dimostrare i propri argomenti, ma intanto nel Siena nessuno si sfila la maglia. Sannino ha ormai conseguito cum laude la laurea tanto ambita di allenatore da A e sa che conviene, per più motivi, far altri punti. Del resto i nostri hanno ancora la gamba e la serenità necessarie per continuare a far bene, oltre a Destro (nono centro) e Brienza (quarta rete) così lucenti. Preziosi è sceso in campo per mandare i suoi a negoziare con i teppisti, poi ha invocato la squalifica di Marassi e liquidato Malesani. Più che nell'esempio di certi presidenti confidiamo in un inasprimento di sanzioni e pene. E' auspicabile anche che lo Stato torni ad essere sovrano all'interno dei nostri stadi, dove da anni tutto è possibile. La trentaquattresima, rivoluzionaria e forse decisiva per la lotta scudetto, regala ventiquattro reti per quattro successi interni, cinque pareggi e una sola luminosa vittoria esterna, quella del Roburrone, che firma l'impresa di giornata e passa alle cronache, alla faccia di tutti, come esempio positivo.

Vola via la Juventus, ormai sospinta anche dal fato. Annichilisce la presuntuosaRoma del sempre più velleitario Luis Enrique. Conte dimostra che per costruire una squadra vincente serve la fame, oltre la qualità. Doppietta lampo di Vidal, poi Pirlo ribadisce in rete il penalty respinto da Curci, subentrato a Stekelenburg ingiustamente espulso da Bergonzi. Marchisio chiude conti mai aperti. Scudetto possibilissimo anzi probabile per i bianconeri, meritevoli per essere andati ben oltre i loro originari limiti, con pochi fuoriclasse e diversi comprimari. Sugli scudi anche Paolino De Ceglie: ci fa piacere. La Juve è sbocciata quando altri sono avvizziti. Del progetto giallorosso resterà qualcosa al termine di quest'annata? Gli uomini ci sarebbero ma manca un'anima.

Il Milan abdica al titolo e alla sua grandezza in un insospettabile pomeriggio di fine aprile a San Siro, contro il Bologna, sempre insidioso, soprattutto in trasferta. Spira ormai da qualche settimana un vento di svolta nel campionato, i guerrieri rossoneri sono stanchi e poco ispirati, hanno forse sacrificato al Barça (vanamente) le ultime stille di energia. Più che Achille, Ibra ora par Ettore sotto le mura di Troia: in ginocchio anche lui. Ramirez finalizza al meglio una ripartenza felsinea innescata dall'ottimo Diamanti, che brucia l'immobile Van Bommel; poi la fatica è tanta per riacciuffare un pareggio amarognolo. Tanti errori di misura, tanto nervosismo (espulso Bonera), fino alla rete di Ibrahimovic (ventiquattresima). Nella giornataccia ci sta bene anche l'errato offside che vanifica una rete di Ibra. Anche Allegri si è incupito, col pensiero dei malumori del suo esigente datore di lavoro. L'incubo degli zeru tituli è sempre più incombente. Al Bologna fa bene l'aria di San Siro: quattro punti! Non male la squadra di Pioli, con gente rapida e dai piedi buoni, meritevole della salvezza.

L'Udinese a marce ridotte di questo finale di stagione evita la sconfitta al Bentegodi, per lo più per merito del suo portierone Handanovic, ormai annoverato fra i migliori interpreti del suo ruolo, che sventa il penalty di Thereau. Bravi i clivensi, sospinti dal capone lucido di Bradley, che coglie pure un palo. Da incorniciare il campionato del Chievo di Di Carlo, oltre le aspettative con una salvezza comoda comoda. Guidolin ha finito la benzina e fatica a inseguire quel terzo posto che ha a lungo meritato. Calato non poco Di Natale.

All'Olimpico non si scherza: c'è in gioco il terzo posto e la salvezza. La Lazio spinge ma il Lecce non sta a guardare: è la fiera delle occasioni mancate (e dei legni). Succede tutto nel finale: Matuzalem fa centro addirittura di testa su cross di Scaloni. Poi nel recupero Bojnov con il primo centro stagionale risolve un mischione degno della memorabile partita fra scapoli e ammogliati del primo immortale Fantozzi. Irrefrenabile la gioia di Cosmi, che continua ad avvicinarsi, pur fra tante difficoltà, all'obiettivo grosso: il quartultimo posto è a un sol punto. La Lazio è sempre la Lazio: quando potrebbe spiccare il volo non riesce mai a distendere le ali. Resta sul terzo gradino soprattutto per demeriti altrui. 

Ci voleva il Novara per far tornare al successo il Napoli. Dopo l'infortunio dell'arbitro Doveri inizia il facile monologo dei padroni di casa, che passano grazie al maldestro rinvio di Fontana capitalizzato da Cavani (ventesimo goal). Chiude i conti Cannavaro sotto rete, mentre i piemontesi provano a limitare i danni. Alla fine anche Tesser ammaina la bandiera e riconosce i limiti ampiamente emersi sul campo. Il Napoli si rilancia senza Lavezzi e non è poco, ma i malumori per una stagione troppo concentrata sul sogno impossibile della Champions sono forti. Già ci si interroga sul futuro, quello degli assi partenopei (pochi) molto ambiti e di Mazzarri, che non ha saputo far fare ai suoi l'atteso salto di qualità. La palla passa a De Laurentiis.

Scolorisce al Franchi il sogno impossibiledel terzo posto per l'Inter. Si vede più la Fiorentina, che impreca per il rigore di Ljajic respinto da Julio Cesar nella ripresa. Poca roba i nerazzurri, lenti e svogliati, che non traggono particolare beneficio dal recupero di Maicon e Snejder. Stramaccioni, una via di mezzo fra Mister Bean e Forrest Gump, insiste su Forlan e ignora Pazzini. Pare che Moratti sia già sulle tracce di un coach più scafato per la prossima stagione. La parola d'ordine è una sola ma costosa di questi tempi: rifondazione. La viola continua a tremare, la salvezza è ancora lontana.

Giovinco risolve i problemi del Parma: sbaglia ma segna (dodicesima rete), e si rilancia per la nazionale. Contro gli ectoplasmi del Cagliari vanno in rete, entrambi dal dischetto, anche Floccari e Okaka. La salvezza per l'mperturbabile Donadoni è ormai prossima, mentre si complica per il Cagliari. Ci ha pensato l'imprevedibile Cellino a confondere le idee alla sua ottima squadra, con i tre cambi sulla panchina e la diatriba sullo stadio, che penalizza giocatori e tifosi. Ma chi ci va dalla Sardegna al Nereo Rocco?

Non c'è storia al Massimino, dove il Catania dopo un fisiologico intorpidimento torna a volare. Decidono Gomez, che fulmina da distanza siderale Consigli, mentre nella ripresa è Seymour a chiudere la contesa. Tutti si chiedono dove sarà nella prossima stagione l'aeroplanino. Magari proprio a Catania, col suo manipolo di buoni giocatori. L'Atalanta non è più quella del girone d'andata ma di fronte a cotanto campionato (46 punti effettivi), chapeau!

Al Manuzzi il Cesena ormai prossimo alla resa matematica, racimola l'ennesimo punticino dignità contro il Palermo. I rosanero passano con Bertolo ma la partita è alterna e vivace. Acuto di Santana, raro quanto bello, che nell'area siciliana fa quel che vuole. Si esalta anche Rennella, al primo centro, ma proprio in chiusura di tempo è Silvestre a cogliere di testa il pareggio che priva Mario di una platonica soddisfazione. Ripresa più soporifera fra due compagini dalle difese sempre allegre. Bortolo Mutti procede a piccoli passi e non suscita entusiasmi.

Turno infrasettimanale per recuperare la tragica trentatreesima. Si apre domani con i due anticipi delle 18,30 Atalanta-Chievo e Cagliari-Catania (a Trieste appunto…). Mercoledì alle 12,30 Novara-Lazio poi in orario canonico Lecce-Napoli, Palermo-Parma, Roma-Fiorentina, Udinese-Inter e Siena-Bologna. Alle 18,00 tocca a Cesena-Juventus e Milan-Genoa. La Robur trova un Bologna che si presenta con un punto in meno anziché uno in più. Due squadre serene nonostante tutto. Vai avanti Robur (paolo soave)

Fonte: Fedelissimo Online