Serie A, trentaquattresima giornata: il punto di Paolo Soave

Affanni in alta quota. Il campionato si avvicina all'ora dei verdetti e in molte annaspano per ansie da tricolore o da Europa. Si sciolgono invece molti nodi in coda, dove il duello salvezza sembra ormai ristretto a Genoa e Lecce. Il recupero della trentatreesima snocciola ventitre reti per quattro successi interni, un solo pareggio (proprio al Rastrello) e ben cinque vittorie esterne.

Accontentarsi di un punto, il quarantatreesimo in trentaquattro partite, è un lusso che dimostra tutta la grandezza del campionato che la Robur sta disputando. Contro il Bologna gemellato (ma all'andata il tortellino risultò fin troppo indigesto) vanno in scena 90' di noia pura, intervallati da due reti del tutto estemporanee, il decimo di Destro, ormai puntuale e concreto come un bomber di razza, e l'altrettanto consueto tracciante di Diamanti, mal battezzato da Brkic. Anche questo è soccer, alla faccia, brutta, del famigerato clan degli zingari. Godiamo al pensiero che il record di punti disti una sola lunghezza. Quanto ai temuti sviluppi (deferimenti) della Santa Inquisizione calcistica vedremo se l'atteggiamento olimpico fin qui assunto dalla società con un silenzio che vuol dar prova di serenità pagherà o meno. In passato è stato così. Sgradevole rovescio della medaglia è che per il momento tocca sopportare le boiate di un infimo giornalismo nazionale. Complimenti ad Andrea Rossi: sempre pronto, sempre serio, sempre bravo.

Serve il primo centro di Borriello per piegare al Manuzzi l'ultima della classe. Bello e pesante il diagonale al volo del girovago attaccante, che rimedia al penalty fallito da Pirlo, già non impeccabile dal dischetto nella precedente occasione. La Juve di Conte avanza più che mai a suon di tigna verso l'obiettivo radioso ormai non lontano. Con dignità il Cesena di Mario conosce l'amarezza della matematica retrocessione, conseguenza largamente scontata delle infelici scelte del mercato estivo che hanno delineato un organico velleitario, poco adatto alla bisogna. Un plauso lo merita invece il compostissimo pubblico romagnolo, sportivo e sereno anche nella cattiva sorte.

Il Milan annaspa ancora contro un Genoa ricompattato almeno nei ranghi da Gigi De Canio, che a parte il delirio ancora incompreso della difesa a tre con Paolo Negro che ci propinò anni fa in una stagione comunque felice, sa sempre il fatto suo in tema di salvezze sofferte. Cede solo nel finale il grifone, ridotto in dieci per l'espulsione di Jankovic, piegandosi al diagonale ravvicinato di Boateng. La speranza tricolore resta accesa ma tre punti da recuperare sono tanti a questo punto. Per fortuna dei rossoblu il Lecce non ha rosicchiato il punticino che per il momento fa la differenza fra vivere e morire, in senso rigorosamente sportivo. Ci sarà da soffrire, grazie anche a chi ha causato la squalifica di Marassi (altro che daspo…).

E' ancora una volta una Lazietta quella che ne busca al Silvio Piola, indolente, che non sa né difendersi né ripartire al cospetto dei volenterosi di Tesser. Sblocca un'autorete di Diakité propiziata dalla pressione di Caracciolo. Candreva trovo subito dopo il pareggio, ma nella ripresa sarà Mascara a regalare il sesto successo stagionale al Novara. Dignità salvata. L'aquila un po' spennata di Reja, che pure spende parole a difesa della prestazione dei suoi, resta appollaiata sul terzo gradino, ma il Napoli è ormai a una lunghezza. Discorso più che mai aperto.

Batte un discreto colpo Stramaccioni in Friuli. Giocate di qualità da parte di entrambe le compagini. Passa in vantaggio l'Udinese con Danilo che finalizza da brasiliano una rabona di Di Natale. A quel punto il redivivo Snejider si prende l'Inter sulle spalle: pareggia con conclusione non irresistibile che trova Handanovic sorprendentemente impreparato, poi raddoppia di deliziosa palombella. Chiude i conti Alvarez, che esce dall'anonimato con una giocata notevolmente fina. L'Inter vede riaprirsi uno spiraglio per il terzo posto, quello che probabilmente si chiude del tutto per l'Udinese, bella e incompiuta, tradizionalmente grande solo per un girone, quello di andata o di ritorno a seconda delle stagioni. Bella personalità il giovane tecnico interista: dopo aver messo in disparte Pazzini, fa fuori anche l'irritante Forlan.

Anche il Napoli si rilancia nella corsa al terzo posto espugnando Lecce. Capolavoro di Hamsik (ottavo centro) che gira al volo in rete l'invito di Inler. I salentini creano come al solito molto: Muriel e Di Michele sfiorano a più riprese il pareggio che meriterebbero, prima che Cavani si involi indisturbato verso Benassi per firmare il definitivo 2-0 (ventunesimo goal). Si raffreddano i bollenti spiriti di Cosmi, ma il suo Lecce è sempre vivo. Si impone di qualità e mestiere il Napoli, ovvero con poco sforzo, come dovrebbe fare una grande su un caldo campo di provincia.

Nessun progetto può prescindere dai risultati a lungo termine, nessun allenatore può sopravvivere alle proprie sconfitte se si ripetono come le scoppole che sta raccogliendo la Roma di Luis Enrique, il profeta minore del culto castigliano. Sarà che non va più tanto di moda neppure il maggiore, ovvero quel Guardiola che rischia incredibilmente di chiudere a zeru tituli, ma la brutta copia romanista ormai ha esaurito la sua residua credibilità. Il tecnico spagnolo non prova neppure a spiegare i frequenti rovesci, preferisce prendersela direttamente con la stampa. Nel dubbio, i tifosi assediano. La Fiorentina ringrazia e ne approfitta come già fece a San Siro: a segno subito il rientrante Jovetic. Nella ripresa Totti ci mette una rocambolesca pezza, ma non basta: Lazzari colpisce beffardo proprio nel finale. Il signor Rossi si toglie una soddisfazione proprio all'Olimpico, lui ex laziale, e comincia ad accarezzare la salvezza. In casa giallorossa l'impressione è che il bonus sia ormai esaurito.  

Colpaccio del Parma al Barbera. E dire che si era messa male con il subitaneo vantaggio rosanero siglato da Hernandez. Più squadra la compagine emiliana, che riemerge alla distanza con Okaka e Biabiany. Con questo successo Donadoni può dire di aver compiuto la propria missione. Non è poco, anche se si conferma tecnico che non suscita entusiasmi. Sempre deludente il Palermo, indipendentemente da chi sieda in panca. Intanto l'inquieto Zamparini, mangia tecnici mangia direttori mangia tutto, ha già rotto con Panucci. Avanti il prossimo. Sospettando possa trattarsi del nostro Direttore, lo invitiamo a ripensarci bene. Chi lascia il certo per l'incerto…

L'Atalanta regola i propri conti superando di misura un ottimo Chievo. Solo una prodezza abbagliante di Moralez, folletto che a mala pena arriva alla bandierina del corner, piega gli asini volanti. Salvezza meritata per entrambe le compagini, solide e regolari. Colantuono e Di Carlo hanno lavorato benissimo.

Si tira su anche il Cagliari, che nell'assurda sede di Trieste passeggia su un demotivato Catania. Thiago Ribeiro, Pinilla e Ibarbo scandiscono la netta differenza nell'atteggiamento agonistico delle due compagini. Torna ad impressionare, dopo una lunga pausa, Ibarbo, già definito dagli addetti ai lavori un nuovo Asprilla. Speriamo sia anche meglio, soprattutto nella testa. Continua la polemica a distanza fra Cellino e l'amministrazione di Cagliari: il presidente non le manda a dire. Deluso Montella, che deve strigliare i suoi se vuol chiudere degnamente la bella stagione.

Recuperato nell'anniversario della Liberazione il trentatreesimo turno con la dolce nostalgia di Piermario Morosini, il campionato accelera per il tratto conclusivo. La trentacinquesima si apre sabato con tre anticipi: alle 18,00 Cagliari-Chievo per certificare una o due salvezze, il derby siculo Palermo-Catania e alle 20,45 Roma-Napoli per il terzo posto. Domenica alle 12,30 Bologna-Genoa, poi in orario canonico Atalanta-Fiorentina, Inter-Cesena, Lecce-Parma, Novara-Juventus e Siena-Milan. Chiuderà il turno il posticipo delle 20,45 Udinese-Lazio. Intrigante la sfida del Rastrello, con la possibilità di bissare o addirittura migliorare il record di punti contro i campioni in carica, che caleranno a Siena ancora agguerriti ma anche con l'affanno che li caratterizza di questi tempi. E' una sfida per la storia, Dottor Sannino. (paolo soave)

Fonte: Fedelissimo Online