Serie A, trentaduesima giornata: il punto di Paolo Soave

 

Decide Del Piero. Alla faccia di chi l'ha giubilato anzitempo e non lo vorrebbe più fra le scatole, ci vuole il vecchio Pinturicchio per sbloccare una sfida che ammutolisce, per il momento, le speranze rossonere. Pazzo, bellissimo campionato: incerto dalla testa ai piedi fino alla fine. Nonostante l'olezzo che sale da certi sottoboschi e le improbabili verità di certi disperati lasciate rotolare la palla e ci divertiremo comunque. La trentaduesima regala ventitre reti per cinque successi interni, due pareggi e tre vittorie in trasferta.

La maledizione nerazzurra continua. Anche in una serata apparentemente propizia, contro un avversario appena volenteroso (certi telecronisti si entusiasmano per contratto…). La svirgolata indecente di Pesoli e l'assurdo duello col moscerino nipponico in cui si infila Mannini, che a Romeo, già dal facile cartellino con i nostri non par vero di poter sanzionare, ribaltano una partita che poteva finalmente essere della Robur. Peccato. Evapora l'illusione che alla salvezza manchi un sol punto,  ma resta il grande vantaggio di poter contare solo su noi stessi, anche per finire degnamente una buona stagione. L'Inter del giovane mister Bean dovrà scalare le montagne russe per agganciare il terzo posto.

Successo pesante per la Juventus, che con fatica ma chiaro merito piega la Lazio. Vantaggio da cineteca firmato da un acrobatico Pepe, cui risponde con altra perla un ispirato Mauri. Nel finale gli juventini vanno in sollucchero col ritorno di Pinturicchio, che con una delle sue proverbiali pennellate ribadisce il primato bianconero. Rimandato a fine stagione l'imbarazzo della società, ora c'è da pensare allo scudetto. E alla Coppa Italia. La Lazio resta appollaiata sul terzo gradino, solo Roma e Inter recuperano.

I resti del Milan si aggrappano al più improbabile dei salvatori, Muntari, che al Bentegodi trova dalla distanza il pertugio giusto per regalare tre sofferti punti che tengono in corsa gli incerottati rossoneri. Sempre meno abili e arruolati per Allegri, costretto ad inseguire in non brillanti condizioni. Servirà il miglior Ibra. La sconfitta non turba più di tanto Di Carlo, che col suo Chievo continua a galleggiare a metà graduatoria.

C'è la firma di un altro monumento del pallone nazionale, Totti, nel successo raddrizza stagione della Roma. All'Olimpico va in scena contro l'Udinese un altro spareggio Champions, che arride al criticatissimo Luis Enrique. Sblocca in apertura Osvaldo con il suo undicesimo centro personale, e dopo la consueta fiera dei goal mancati Fernandes, ben imbeccato da Di Natale, beffa per la quarantaduesima volta in stagione la retroguardia che dovrebbe proteggere Stekelenburg. Romanisti di nuovo all'assalto trascinati dal Capitano e da Marquinho, che firmano il 3-1 finale. Servirà più continuità per agganciare il gradino Champions. Non ha più il passo del girone d'andata l'Udinese di Guidolin, altrimenti avrebbe messo tutti d'accordo.

La terza sconfitta consecutiva certifica l'inspiegabile crisi del Napoli. Per una squadra che vive ancora di entusiasmi, afflosciatisi dopo l'eliminazione europea, la grandezza resta remota. Anche Mazzarri, che sa sempre come spiegare i suoi insuccessi, non sa più che pensare. Al San Paolo risorge invece un'orgogliosa Atalanta. Sblocca pregevole Bonaventura, cui replica presto col nono sigillo Lavezzi, ma nella ripresa prima Bellini e poi Carmona ammutoliscono i tifosi di casa. Napoli agganciato in classifica dall'Inter, mentre gli orobici annullano subito gli effetti della precedente sconfitta risorpassando la Robur.

Il Bologna ringrazia Diamanti e le sue parabole, una delle quali fa secco Agazzi nella ripresa della sfida col Cagliari. Sono punti d'oro per i felsinei, lo dimostra il nervosismo finale di Pioli, che si fa cacciare. I rossoblu toccano la fatidica quota quaranta, ma nel frattempo Eupalla perfido ha allontanato il traguardo salvezza tirando a tutti il collo. Cagliari incluso. Larrivey non si smentisce e fallisce a più riprese il possibile pareggio.

Dopo l'impresa di San Siro i tifosi viola riconoscono la Fiorentina. Contro il Palermo, non proprio insuperabile in trasferta, i ragazzi del signor Rossi si fanno vedere solo in apertura con qualche fiammata, poi il nulla più desolante. Non sfugge alla precarietà la Fiorentina, che si aggrappa al + 3 dal Lecce, va un po' meglio ai rosanero di Mutti, comunque anonimi.

Si è esaurita la spinta prodigiosa del Catania, nuovamente bastonato, questa volta in casa. Si era messa bene per i siculi con l'iniziale vantaggio di Bergessio, ma sette vite Cosmi ha riservato il veleno per il finale, quando Corvia e Di Michele (undicesima rete, ma prima fallisce un rigore che poteva costar caro) ribaltano in tre minuti il risultato. Sono tre punti che potrebbero valere un'intera stagione: i salentini, precari quanto tignosi, alzano ulteriormente l'asticella della salvezza.

A tremare ora è soprattutto il Genoa, fermato a Marassi dal dignitoso Cesena di Mario. Sperava in qualcosa di più Malesani dopo il vantaggio siglato in chiusura di frazione da capitan Rossi, sempre il più positivo dei suoi, ma nella ripresa Mutu ha avuto un sussulto decisivo. Non ha tratto vantaggi dall'acquisto di Gilardino e resta indecifrabile, dopo trentadue giornate, un grifone costruito senza capo né coda.

Depone definitivamente le armi il Novara al Tardini. Donadoni si puntella con Giovinco (undicesimo centro) e Jonathan. La formica atomica, nel bene e nel male, è stata decisiva nella stagione degli emiliani, che forse si attendevano di più da Galloppa. La via che conduce il Parma alla salvezza è ancora lunga, mentre a Novara speravano di far meglio al ritorno in A dopo oltre mezzo secolo.

La trentatreesima si apre con gli anticipi di sabato, il testa-coda Milan-Genoa (alle 18,00) e la sfida per il terzo posto Udinese-Inter (20,45). Domenica alle 12,30 Novara-Lazio, poi in orario canonico Atalanta-Chievo, Cesena-Juventus, Lecce-Napoli, Palermo-Parma, Roma-Fiorentina (20,45), e lunedì Cagliari-Catania (20,45). Nuovamente agguerrita la Robur attende il Bologna, memore della beffa dell'andata e con la consapevolezza di dover correre ancora. (paolo soave)

Fonte: Fedelissimo Online