Serie A, trentacinquesima giornata: il punto di Paolo Soave

La vigilia dei verdetti. Il campionato accelera per far posto agli incombenti europei ucraino-polacchi e si appresta ad assegnare promozioni e bocciature. Vede il tricolore la Juve, mischia a quattro per il terzo posto, in coda trattengono il fiato ormai solo Genoa e Lecce. La trentacinquesima snocciola trenta reti per quattro successi interni, tre pareggi e tre vittorie esterne.

Peccato far da comprimari nell'inutile successo del Milan. Alla fine le pere sono quattro, decisamente troppe per l'ottima Robur di questi tempi. Non siamo avvezzi ad aver la testa sgombra da pensieri, ci serve la pressione, che si esaurisce dopo la prima papera, quella di Brkic. I rossoneri giocano in pantofole, Ibra è irritante e letale come al solito, raramente riusciamo a rubar palla e a rompere il loro ritmo da bradipi con giocate verticali. L'obiettivo salvezza comunque si avvicina per inerzia e anche il record di punti è accessibile, tanto che sarebbe delittuoso non centrarlo. Confidiamo che il Dottor Sannino continui a martellare i suoi fino al termine, ovvero per appena altre due settimane.

Difficile che la Juve inciampi in prossimità del traguardo storico. Anche a Novara, dove giunge l'ottavo sigillo consecutivo, lo spartito è quello scontato. Davanti a Platini e Boniperti, che riassaporano i vecchi successi, va in onda un monologo bianconero. Quel geniaccio balcanico di Vucinic sblocca di perfido controbalzo, poi conferiscono sostanza al dominio ospite Borriello (che proprio ora comincia a giustificare l'ingaggio di gennaio) di testa, e nella ripresa l'ottimo Vidal e nuovamente Vucinic (otto reti). Molto più numerose le occasioni fallite o sventate da Fontana. Quasi a fine corsa il Novara. Indecente la polemica sulla terza stella, per di più è di cattivo gusto reclamare sul passato finito in giudicato quando si sta per tornare a un successo che già sa di rivincita. La dirigenza juventina avrebbe l'occasione di diventar degna della propria squadra facendo il bel gesto. Utopia? Di certo lo scudetto è ormai a portata di mano: Conte dovrebbe perdere una gara e pareggiarne un'altra, questa l'enormità che servirebbe al Milan per ribaltare la situazione. Impensabile.

Rialza la testa l'Udinese che vuole ancora il terzo posto. Nella spareggio del Friuli con la Lazio va in scena un monologo. I padroni di casa sono di nuovo brillanti e bombardano ripetutamente Marchetti. Della Lazio si segnala solo la deviazione aerea di Rocchi che costringe Handanovic al paratone. L'Udinese passa con merito nella ripresa quando Domizzi imbecca Di Natale che si coordina come un gatto per realizzare il suo ventunesimo centro stagionale. Complimenti Totò. Dell'attesa reazione ospite non v'è traccia finchè nel finale non si scatena l'assurda gazzarra. I biancocelesti, pensando che Bergonzi abbia fischiato la fine, si fermano, incluso Marchetti che si è portato in avanti, e Pereyra può insaccare indisturbato dalla distanza. Quando si rendono conto di aver preso un abbaglio degno di “Mai dire gol” si scagliano, panchina e tribuna incluse (Tare), contro l'arbitro. Dias viene cacciato, Scaloni pare invasato, Marchetti mette le mani addosso a Bergonzi, altro capita negli spogliatoi. Potrebbe costar caro (terzo posto) alla Lazio il momento di ordinaria follia. Siamo alle solite.

All'Olimpico il derby delle incompiute, che si neutralizzano a vicenda. Nel primo tempo in campo c'è solo la Roma, che finalizza sin poco con il solo Marquinho, dopo che Gago spedisce incredibilmente fuori a porta vuota. Nella ripresa par di assistere a un'altra partita: tanto Napoli, che pareggia con gran conclusione dalla distanza di Zuniga, nella prima frazione asfaltato da Rosi e spesso ripreso da Mazzarri, poi Cavani (ventiduesimo goal) sigla il meritato vantaggio scherzando con Kjiaer, aspirante difensore. Giallorossi inconsistenti, privi di equilibrio e personalità, ma capaci di trovare nel finale  il pareggio grazie alla mollezza del Napoli, che non amministra. Decide Simplicio, non proprio in peso forma ma sentimentale: corre in tribuna a festeggiare con la famigliola. Gesto che umanizza un calcio bestiale. Da interpretare invece quello di Totti, che apre le consultazioni con la curva sud. Coraggio o irresponsabile complicità? Pessima abitudine dar risalto a quel che avviene a bordo campo. 

Dirà la sua per il terzo posto sino alla fine anche l'Inter grazie a quel minimo di convinzione apportato dal giovin Stramaccioni alla logora pattuglia nerazzurra. Mica facile la sfida di San Siro col retrocesso Cesena: dopo lungo, sterile assedio dei padroni di casa, sono proprio i romagnoli a passare in vantaggio con Ceccarelli nella ripresa. Dopo un paio di minuti Obi, uno dei pochi interisti dotato di apprezzabile dinamismo, trova il pareggio del tutto fortuito (deviazione decisiva che spiazza Antonioli). Nel finale, Milito subentra a Pazzini, impappinatosi davanti alla porta, ma a regalare i tre punti pesanti è la testa di Zarate, che in tal modo giustifica il suo ingaggio altrimenti incomprensibile. Espulso nel finale Mario.

Non un gran derby siciliano. Palermo e Catania avrebbero potuto offrire uno spettacolo migliore. I padroni di casa si trascinano verso una deludente salvezza in attesa dell'ennesima rifondazione tecnica di Zamparini; gli etnei sono ormai a pancia piena. Legrottaglie sblocca a metà primo tempo, pareggia Miccoli con una delle sue incursioni ben finalizzata in diagonale (tredicesimo centro). Nell'isola si pensa ormai al futuro: sempre imprevedibile quello dei rosanero, mentre al Catania servirà soprattutto non complicarsi la vita e chiarire presto la posizione dell'ottimo Montella.

Cagliari e Chievo non riescono a farsi del male. A entrambe manca qualche qualcosa per la salvezza, ma agli involuti sardi di questa seconda parte di stagione difetta la giocata decisiva. Ai veneti in fondo il punto non dispiace. Le statistiche rilevano appena diciassette falli sanzionati, di cui solo sei da parte dei padroni di casa. Poco più che un'amichevole.

La Fiorentina trascina la propria agonia fino a Bergamo. Nel primo tempo per l'Atalanta sblocca di testa Denis (sedicesimo centro) che sorprende l'intera retroguardia viola, non si sa dove assopita. Nella ripresa Bonaventura finalizza al meglio una lunga mischia nell'area ospite, alla quale i difensori ospiti assistono ancora impotenti. La consueta giornataccia viola è definitiva quando dal dischetto Jovetic si fa ipnotizzare da Consigli. Complimenti all'ottima Atalanta, a Colantuono e alla società orobica per la bella stagione. La salvezza è strameritata e splendida, per nulla disturbata dall'iniziale penalizzazione nè dai noti rumors scandalistici. Manca ancora qualche punto all'angosciosa stagione della Fiorentina.

Gioisce il Bologna, la cui annata era iniziata sotto una cattiva stella. Alla distanza la qualità dei rossoblu ha pagato, grazie anche al lavoro dell'ottimo Pioli, tecnico serio ed emergente sul quale Zamparini ha dovuto ricredersi. Su invito di Diamanti è Portanova a sbloccare di testa, poco dopo raddoppia Ramirez. Più equilibrata la ripresa, con Palacio (diciassettesimo goal) e Jorquera che rianimano il Genoa, ma è la rete di Garics a risultare decisiva, a pari merito con la parata sovrumana di Agliardi sul corner che precede il triplice fischio. Varrà più il punticino che De Canio ha in più rispetto a Cosmi o la squalifica di Marassi e la differenza reti nettamente favorevole ai pugliesi?

Poteva essere il giorno atteso del sorpasso, invece il Lecce resta inchiodato al terzultimo posto. La differenza sta nei dettagli, nei centimetri, o forse in qualche altra cosa… Nel primo tempo la punizione di Di Michele si stampa sul palo, non quella di Giovinco (tredicesimo centro), che nella ripresa pennella da par suo il vantaggio del Parma, che poi di rimessa raddoppia grazie al centrale Paletta. Accorcia inutilmente Tomovic, Esposito si fa cacciare. E dire che i salentini erano scesi in campo sapendo della sconfitta del Genoa. Sarebbe bastato un pareggio, ma quella di Cosmi è squadra, nel bene e nel male, priva di equilibrio, come dimostra la terza sconfitta consecutiva in casa. Salvezza sempre possibile, ma sempre difficile: il Lecce sembra inchiodato dall'inizio a quella posizione che vuol dire serie B. Il Parma nobilita la propria classifica e festeggia la salvezza, di cui ha non poco merito Giovinco.

Il trentaseiesimo turno, ultimo infrasettimanale, si apre domani sera alle 18,00 con Chievo-Roma, seguita alle 20,45 da Napoli-Palermo. Mercoledì alle 15,00 tocca a Genoa-Cagliari (in campo neutro) e alle 20,45 a Catania-Bologna, Cesena-Udinese, Fiorentina-Novara, Juventus-Lecce, Milan-Atalanta, Parma-Inter e soprattutto Lazio-Siena. Sarà bene che i nostri scendano in campo all'Olimpico senza far calcoli (la salvezza matematica potrebbe giungere anche in caso di sconfitta) perchè la Lazio non farà sconti e la mentalità vincente va dimostrata proprio ora, anche per cominciare a ragionare sulla prossima avventura. In serie A (paolo soave)

Fonte: Fedelissimo Online